LORENZO MASI 

Numero Diez abbraccia anche la Bundesliga, ma come suo solito ama entrarci dalla porta laterale. Perché alle solite Monaco di Baviera, Dortmund o Leverkusen, noi abbiamo preferito Colonia, dove un’intera squadra, sospinta da una magica arena, sta sognando con i suoi mezzi di entrare in Europa League. Parliamo dell’Eff-zeh Köln, la prima ed unica squadra ad essere soprannominata così. In Germania sono sì presenti molti “Football Club”, ma quello di Colonia, come amano fieramente affermare i tifosi, è l’unico vero e proprio FC, da qui Eff-zeh in tedesco. Dall’altra parte c’è invece l’Eintracht Francoforte di Seferovic e Rebic, distante solo 250 km da Colonia in quella che è un’accesa rivalità ma che non costituisce un vero e proprio derby. Quest’anno però i due team giocano per le coppe e questa rappresenta una delle partite più sentite, anche per questioni di classifica.

VOZ NUMERO DIEZ

LE EMOZIONI DEL PREPARTITA

L’overdose da birra e broatwurst si sposa perfettamente con quella da magliette numero 21 e 27. Parliamo di Leonardo Bittencourt, fantasista tedesco di origine brasiliana che rappresenta il Diez da queste parti, e di Anthony Modeste, il bomber con la b maiuscola dopo le 22 realizzazioni in Bundesliga, secondo solo ai colossi Aubameyang e Lewandowski. I 15 gradi di Colonia ed il suo sole battente permettono a me ed i miei amici di godere a pieno di quello che il Rhein Energie Stadion offre nei suoi dintorni: tanto verde e moltissime zone ludiche, come alcuni stabilimenti da beach volley che, durante la partita, servono qualsiasi tipo di carne alla brace e immensi litri di Kolsch, la birra della città. In un clima assolutamente disteso, in cui tifosi del Francoforte e del Colonia bevono insieme, colpisce la scelta di non servire alcool nei chioschetti adiacenti allo stadio: secondo alcuni una misura preventiva contro le frange più calde delle due tifoserie, che potrebbero far degenerare la situazioni. Gli ultras del Francoforte si definiscono gli unici ed ultimi tifosi di Germania.

Dopo l’arrivo dei giocatori e la scoperta delle probabili formazioni, decido di entrare allo stadio con il mio amico, giornalista anche lui per un sito dedicato al team. Ciò che più colpisce degli stadi tedeschi è la pendenza che i seggiolini hanno con il terreno da gioco: situati nella parte alta della Sudtribune , la cosiddetta curva sud dei tifosi del Colonia, mentre guardi le guglie del bellissimo Duomo, visibile praticamente da dovunque, hai davvero l’impressione di cadere nel vuoto. E quando si susseguono le occasioni importanti della partita la balaustra è davvero un’ancora di salvezza!

IMMERSI NELLA GARA

Nonostante la presenza di Angela Merkel in tribuna per una campagna d’accoglienza per i rifugiati siriani, il Colonia sembra non entrare in campo e lascia il pallino del gioco a Marco Fabian e compagni. L’assenza del giapponese Osako, gemello d’attacco con Modeste, e i problemi fisici di Bittencourt, in panchina, non permettono al Colonia di avere fluidità e manovra di gioco e la partita risulta sterile e noiosa, con i padroni di casa bravi solo a lanciare lungo per Modeste che, eccellente in fase d’appoggio, scopriva sempre di essere da solo. Il Francoforte, dal canto suo, è bravo a tenere il possesso ma meno preparato a sfruttare le sue frecce Rebic e Seferovic, ex conoscenze del calcio italiano. Anche i più esperti, come Hector ed il rientrante Lehmann, non riescono a prendere in mano la squadra. Vi lascio pensare al mio sconforto dopo una notte passata in bus per venir a vedere del bel gioco di Bundesliga. Anche le palpebre davano segni di cedimento.

Il redivivo Bittencourt, non al 100% ma con tanta voglia di dire la sua, entra al 46esimo per uno spento Höger e il match cambia radicalmente. Il numero 21, ex Dortmund, non crea particolari problemi alla retroguardia Eintracht con la sua velocità e tecnica ma dona nuova linfa alla squadra, che seguendo la sua voglia di fare inizia a pressare ed alzare il baricentro cosicché il gol è questione di minuti: al 51esimo Rausch centra, la difesa del Francoforte svirgola e Milos Jojic insacca di destro l’1-0. Lo stadio è in delirio, compresi i membri del tifo organizzato, che per protesta (di cui non abbiam capito il motivo) erano stati in silenzio e seduti per tutto il primo tempo. Con un Modeste imperioso sui contrasti aerei e lucidissimo a mettere a terra il pallone e giocarlo per i compagni, il Colonia tiene bene e rischia poco o nulla, anche perché la retroguardia, formata da Heintz e dall’ex Juventus Sorensen, è sempre attenta e brava a sbrogliare la matassa. Nel caso del danese poi, la tattica e gli allenamenti con i vari Chiellini, Bonucci e Barzagli si sono fatti sentire ed in Bundesliga il numero 4 rappresenta una sicurezza. L’ingresso di Subotic poi sublima l’1-0, con un Colonia essenziale ma vittorioso. Dall’altra parte, la girandola di cambi, che ha portato all’ingresso del promettente Barkok, non ha portato gli effetti desiderati.

L’uscita dallo stadio risulta più complicata del previsto per me ed il mio amico, anche perché erano presenti ben 49.300 persone, percentuali che questo stadio raggiunge praticamente sempre in Bundesliga! Ma, pur dovendo aspettare qualche minuto di troppo per raggiungere il tram che mi riportava a Rudolfplatz, nel centro città, lo spettacolo del Rhein Energie Stadion illuminato di biancorosso è qualcosa che ti lascia davvero mozzafiato e ti porta a scattare miliardi di foto. Tra queste, ho scelto la migliore.

Sabato, sempre in questo stadio, si giocherà il vero e proprio derby: Colonia-Borussia Möenchengladbach, che si giocano l’Europa League.

I NUMERI 10

Leonardo Bittencourt (FC COLONIA): Affrontare il discorso Numero Diez nella città di Colonia è qualcosa di molto delicato, perché il numero è stato ritirato dopo che Lukas Podolski ha lasciato il club per l’ultima volta, ovvero nel 2012, con la speranza che, dopo le tante esperienze nel mondo che lo porteranno anche in Giappone, possa tornare ad indossarlo. Per ora ha già una linea di sportswear con annessa boutique nel centro città ed una lounge nello stadio che si è comprato a vita. Al netto di tutto ciò, lo si vede da lontano che Bittencourt, come dicevamo tedesco di origini brasiliane, sia l’anima e la fantasia di questa squadra. Brevilineo e tecnico, può ricoprire qualsiasi ruolo della trequarti: nel 4-2-3-1 di Stoger ci sguazza.

Marco Fabian (EINTRACHT FRANCOFORTE): E’ il classico diez sudamericano. Il nativo di Tecalitlan, in Messico, è arrivato in Europa forse un po’ troppo tardi, a 27 anni. Nel pieno della sua carriera, in Bundesliga,  giuntoci quest’anno, ha molto da dimostrare. Buona visione di gioco nello stretto e grandi qualità di accordo della fase offensiva. Il difetto? Un po’ di concretezza in meno, quando alle volte sparisce insieme alla sua squadra nel corso della partita.