Dopo la breve e infelice parentesi bimestrale in quel di Terni, per Momo Sissoko si aprono le porte di un’avventura unica. Il senegalese, che in carriera ha vestito, tra le altre, le maglie di Juventus, Psg e Liverpool, vestirà la maglia del Mitra Kukar, squadra militante nel massimo campionato indonesiano. Contratto fino al termine della stagione per il centrocampista, il cui futuro verrà poi valutato al termine del campionato. L’ex Juventus contribuisce così ad inaugurare una nuova rotta del calcio moderno. Dopo Usa, Emirati Arabi e Cina, anche l’Indonesia è pronta ad entrare sul palcoscenico calcistico mondiale, provando ad attrarre i giocatori con nuove e succulente prospettive economiche e culturali. Ma cosa sappiamo realmente di questo campionato? Quanto questo differisce da altri campionati esotici come quello cinese o giapponese? Proviamo a dare un’immagine sommaria della situazione calcistica in Indonesia e dei possibili sviluppi che il calcio potrebbe avere in questo paese.

ALBORI E CAOS ORGANIZZATIVO

L’Indonesia raggiunse l’indipendenza dall’Olanda nel 1945, in seguito all’ondata di decolonizzazione che ha seguito il secondo conflitto mondiale. Come per tantissimi altri paese dell’Asia che hanno ottenuto l’indipendenza nel ventesimo secolo, la situazione indonesiana all’alba della sua storia non era per niente semplice. Il paese inizialmente non ebbe la forza di affermarsi e già nel 1962 perse la propria indipendenza, venendo annessa alla Nuova Guinea Occidentale. Con l’appoggio americano poi nel 1965 salì al potere il generale Suharto, che diede slancio all’Indonesia, dandole un posto nel mondo, ma lasciandola alla fine della corsa in una grave situazione economica al sorgere del nuovo secolo.

Indipendenza indonesiana – 1945

L’Indonesian Super League nasce nel 1994 e vive anni di instabilità organizzativa fino alla stagione 2004-2005, quando si stabilisce l’ordinamento a 18 squadre. Prima di questo anno il calcio in Indonesia viveva di competizioni locali e regionali. Il primo campionato indonesiano fu vinto dal Persib, acronimo di Persatuan Sepak Bola Indonesia Bandung, squadra della città di Bandung e di proprietà di Erick Thohir. La compagine più titolata è il Persipura, che ha vinto anche l’ultima edizione dell’Indonesian Super League, quella del 2015, anche se poi il titolo verrà invalidato.

Simbolo della Super League

A partire dal 2016 infatti la Super League ha lasciato spazio all‘Indonesian Soccer Championship A, competizione terminata il 18 dicembre 2016 con la vittoria, ancora una volta, del Persipura. Il cambio di nome non è una novità per il calcio indonesiano, che già nel 2013 aveva sperimentato questo fenomeno. Il campionato era infatti stato rinominato in Indonesian Premier League, in omaggio alla competizione nazionale inglese. La massima competizione indonesiana ha cambiato, nella sua breve storia, addirittura 5 volte nome, comportando un caos organizzativo che ha provocato la rabbia della Fifa. Dietro la minaccia di venire esclusa dalle competizione intercontinentali, l’Indonesia è stata costretta a riorganizzare ancora una volta il suo ordinamento calcistico, stavolta però in maniera definitiva.

INDONESIA DEL 2017

Nasce cosa la Liga 1 indonesiana, nome definitivo del campionato. Alla competizione partecipano 18 squadre e il calcio d’inizio si è disputato proprio in questo week-end. Nonostante il successo del Persipura lo scorso anno, il team difendente del titolo è il Persib Bandung, campione d’Indonesia nel 2014. Ciò perché il campionato del 2015 non è stato portato a termine, mentre quello del 2016, l’Indonesian Soccer Championship A, non è stato considerato valido. Per il calcio indonesiano però questo è davvero un nuovo inizio, un punto zero slegato dal passato.

Il primo match del nuovo campionato indonesiano si è disputato tra Barito Putera e proprio il Mitra Kukar di Sissoko. La partita è terminata col successo dei padroni di casa per 2-1 e il primo gol della competizione è stato siglato da Septian Maulana, attaccante della formazione ospite. I campioni in carica anche hanno esordito nel primo giorno, pareggiando 0-0 in casa con l’Arema Indonesia. Questi due match, e il gol di Maulana, entreranno a loro modo nella storia, costituendo le basi di questo nuovo ciclo.

La volontà di crescita del calcio indonesiano è esemplificata da due regole peculiari. Ogni team deve usare almeno 5 under-23 in ogni match e non può avere più di due giocatori di età superiore ai 35 anni. Gioventù e freschezza per un calcio che mira ad entrare ai vertici del mondo. L’obiettivo è quello di dare visibilità al paese portando nel campionato stelle del calcio europeo, ma al contempo è anche quello di dare sviluppo ad un movimento che sia prettamente nazionale.

PROTAGONISTI

Le squadre da battere in questa competizione sono senza dubbio il Persib e il Persipura. Moltissimi club però si sono completamente rinnovati per questo campionato, adottando in alcuni casi perfino un nome nuovo. Ne consegue che nonostante qualche previsione iniziale, il campionato potrebbe rivelare incredibili sorprese, proprio perché si sta stabilendo un nuovo ordine del tutto inedito.

Sono solo 7 gli allenatori indonesiani, mentre sono molti di più i giocatori nazionali, viste le norme restrittive sugli stranieri. Ogni team può avere solo 4 stranieri, di cui uno asiatico e uno che ha militato negli ultimi 8 anni in uno dei top campionati europei. Quest’ultima categoria è proprio la più delicata e infatti solo 8 squadre ne hanno riempito lo slot. Spiccano, oltre a Momo Sissoko, i nomi di Michael Essien, militante nel Persib Bandung, e di Peter Odemwingie, calciatore del Madura United. Un altro giocatore europeo migrato in Indonesia è Carlton Cole, ex attaccante del West-Ham ora in forza al Persib.

Queste norme mirano a rilanciare anche la selezione nazionale, che nella sua storie non si è mai distinta. L’Indonesia ha infatti preso parte ad un solo mondiale, quello in Francia nel 1938, quando il paese si chiamava ancora Indie Orientali Olandesi. Una sola volta ha partecipato ai giochi olimpici, Melbourne 1956, e quattro volte alla Coppa d’Asia, non andando però mai oltre la fase a gironi. La rifondazione servirà anche a dare una dimensione più importante alla nazionale indonesiana.