Proprio adesso, nel bel mezzo del Regno Unito, al King Power Stadium di Leicester City, i primi tifosi stanno prendendo posto per assistere poco più tardi a quella che potrebbe essere l’ultima pagina di una delle più grandi storie che il calcio abbia mai scritto.
Essi, in realtà, sperano e credono nell’ennesimo piccolo miracolo di quei ragazzi in blu, che sgambettando i giganti hanno fatto innamorare tutto il mondo del pallone.
Sperano nell’ultima rimonta, nell’ennesimo ribaltamento di pronostico, nell’ultima pernacchia ai bookmakers che da due anni a questa parte impazziscono a prevedere il prossimo passo di una squadra e di una società seria, organizzata, virtuosa. Eppure folle.

SIMIL DNA

Non che il risultato con cui la squadra di Shakespeare si approccia a questo ritorno di quarti di finale sia insormontabile (0-1), ma a rendere ancora più impervia l’impresa è l’avversario.
Sì, perché se il Leicester si è guadagnato legittimamente l’appellativo di ammazza-grandi, di outsider in tutto il Regno Unito, l’Atletico Madrid esercita questa professione da anni. E lo fa pure piuttosto bene.

Meno nomi e più grinta, meno tecnica e più corsa, più rabbia, più voglia di vincere: queste caratteristiche, che hanno portato il Leicester a vincere la sua prima, storica Premier League, appartengono geneticamente soprattutto all’Atletico.
Lo scontro d’andata tra le due ha raccontato prevalentemente questo, molto più di quanto un 1-0 su rigore lasci intendere.
Se col Siviglia e nel gioco del Siviglia – considerato comunque più forte – i Foxes avevano trovato terreno fertile per le proprie controffensive, con l’Atletico la storia è cambiata.
Quattordici tiri verso la porta contro 5, 10 occasioni create contro una soltanto, più del quadruplo dei traversoni effettuati (28 a 7) e più di 2 duelli aerei vinti ogni 3 (68%): al di là della marcatura di Griezmann dagli undici metri è evidente quanto il Leicester abbia passato una serata di inferno in terra spagnola, dove di pallone ne ha visto pochino.

IL GEMELLO CATTIVO

Non che siano molteplici le squadre che quest’anno hanno passeggiato al Calderon raccontandolo il giorno dopo col sorriso: tra Liga e Champions League solo Barcellona e Real Madrid hanno strappato i 3 punti in casa del Cholo, le uniche due formazioni che sembrano aver trovato l’antidoto ai morsi letali dei Colchoneros.
Per il resto, 12 vittorie su 16 partite giocate in casa in campionato e 3 su 4 in Champions, battendo anche il Bayern Monaco di Ancelotti a inizio stagione. Se poi si considera che l’unica vittoria mancata in casa è stato lo 0-0 con il Leverkusen che le ha consentito il passaggio del turno, si può capire che l’Atletico e il Cholismo, almeno in Europa, non sembrano poi così in crisi.

Sicuramente hanno resistito di più del “Ranierismo”: con lo spregevole esonero dell’allenatore del miracolo, il Leicester non si può nemmeno più appendere a quel senso di identità trascendentale che sembrava letteralmente trascinare alla vittoria i ragazzi di Sir. Claudio anche nei campi più difficili. Un sentimento unitario che invece, dalle parti di Madrid, trova nelle lunghe notti di Champions il combustibile che ancora tiene accesa la fiamma.

Non si tratta quindi di Davide contro Golia, ma di Davide contro un Davide più forte, più cattivo e in versione spagnola: bell’incubo per gli inglesi.

DIREZIONE UGUALE E CONTRARIA

A che speranze attaccarsi, allora?
Sicuramente al fatto che il Leicester ha avuto per buona parte della fase a gironi lo stesso rendimento dell’anno scorso in campionato:4 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta (brutta, ma inutile) nel girone – sicuramente non d’acciaio – l’hanno posta come testa di serie nei sorteggi per gli ottavi. Se ciò non bastasse, la vittoria proprio agli ottavi contro il Siviglia, la quale aveva fatto sudare sette camicie alla Juve e ha infastidito per qualche tempo Barca e Real, ha testimoniato che i Foxes non sono arrivati dove sono per caso.
Va bene il miracolo, la favola del campionato e tutto il resto, ma hanno dimostrato di saper giocare a calcio sul serio.

Inoltre, nel campionato decisamente meno scoppiettante di quest’anno i risultati peggiori sono arrivati in trasferta, dove il Leicester ha raccolto solo 7 dei 48 punti finora messi in palio, una miseria. Più confortante il rendimento interno:  tra le proprie mura Vardy e compagni hanno una striscia aperta di 4 vittorie consecutive sia in campionato (iniziata il 27 febbraio battendo il Liverpool 3-1) sia in Europa (aperta addirittura il 27 settembre scorso, giorno della prima storica partita di Champions al King Power Stadium).

LEICESTER IS IN THE AIR

Ecco perché quei tifosi che già stanno riempiendo alcuni di quei 32’000 posti che a breve saranno stipati in ogni ordine hanno motivi razionali per crederci, anche se negli ultimi mesi hanno imparato a essere più che altro romantici.
Perché se già è dura non essere romantici col calcio, è impossibile non esserlo col Leicester: una squadra che ha cestinato migliaia di statistiche, di probabilità, di percentuali.
Che comunque andrà a finire, ci ha ricordato il fattore di imprevidibilità del calcio, che è poi quel fattore intangibile che ci vieta di andare in bagno fino a fine primo tempo.
E se anche i numeri e il valore dell’avversario fanno pensare a un epilogo irreversibile della favola europea della squadra che viene dalle Midlands inglesi, il calcio è sempre pronto a un nuovo miracolo.
Con questo non si può dire che il Leicester stasera sia favorito, ma se tornando a casa andate a investire i soliti 2€ sulla schedina di Champions, pensateci.
Crederci non costa nulla.