Celta Vigo-Manchester United è stata la partita meno spettacolare delle 4 in programma in questa 3 giorni di coppe europee, ma anche la più tattica, frutto di 2 allenatori che la sanno lunga su questo aspetto del gioco. Una partita che ha visto uno United più pericoloso, a cui lo 0-1 forse sta un po’stretto, e lascia agli iberici ancora delle speranze  in vista del ritorno. Servirà un altro Celta al “teatro dei sogni” per conquistarsi la finale. Almeno apparentemente, in questo caso il risultato non è proibitivo, rispetto alle altre 3 semifinali disputate in settimana.

LE SCELTE DEI DUE TECNICI

Mourinho si presenta al Balaidos con un 11 di partenza rimaneggiato (oltre a Ibra erano diverse le assenze soprattutto nel reparto arretrato con Rojo, Jones e Shaw) in cui è evidente la scelta del portoghese di arginare la rapidità del Celta, con la fisicità dei suoi interpreti, con Fellaini e Pogba su tutti e affidandosi al talento Rashford in zona gol. Formazione annunciata per il Toto Berizzo, che in difesa propone la coppia di connazionali Cabral-Roncaglia, mentre a centrocampo decide di affidarsi al suo fedelissimo el Tucu Hernandez, ed in avanti il quartetto Wass-Aspas-Pione Sisto- Guidetti. Puntando sulla rapidità, il palleggio e la solita intensità marchio di fabbrica del tecnico argentino.

SUPER ALVAREZ

Se in molti si aspettavano un passo falso da parte dei red devils, viste le assenze e i precedenti poco incoraggianti in terra spagnola, sono stati smentiti da una squadra che ha saputo essere più pericolosa rispetto ai padroni di casa, e che si è vista negare il gol del vantaggio nel primo tempo da uno strepitoso Sergio Alvarez, monumentale in 3 occasioni. I padroni di casa nonostante il grande appoggio ricevuto da uno stadio pieno, che ha saputo creare un’atmosfera davvero meravigliosa accompagnando per ogni istante la propria squadra, non sono mai riusciti ad impensierire el chiquito Romero. Nel secondo tempo il Celta ha alzato leggermente il suo raggio d’azione, ma è lo United che si è portato in vantaggio con una punizione di Rashford che ha battuto Alvarez sul suo palo, ingannato dal movimento di Blind.

A questo punto Los Celestes  hanno provano il tutto per tutto, con Pione Sisto che, salito in cattedra, è risultato il giocatore più pericoloso, autore di un paio di dribbling e accelerazioni che hanno impensierito la retroguardia avversaria, senza però mai perforarla del tutto. Nel complesso si è vista la superiorità da metà campo in su della squadra di Mou, con la qualità di Pogba, Herrera, Mkhitaryan e Rashford, mentre nelle fila dei padroni di casa sono mancati proprio i giocatori da cui ci si aspettava la prestazione come Iago Aspas, Guidetti o Wass, con l’unica eccezione rappresentata dal danese nato in Uganda.

VITTORIA CHE STA STRETTA

Può ritenersi soddisfatto lo special one per il risultato positivo portato a casa e la buona prova offerta dai suoi. Forse era davvero impensabile una prestazione così dagli inglesi, considerate le assenze. D’altro canto era difficile pronosticare anche tanta sterilità nell’attacco dei galiziani. Le 3 occasioni create nel primo tempo, potrebbero diventare un rimpianto nella gara di ritorno qualora il Celta segnasse un gol, cosa difficile per quanto visto sul campo ieri, ma già accaduto in questa stagione, quando a Donetsk riuscì nell’impresa di ribaltare lo 0-1 dell’andata. Tuttavia rimanendo su quanto visto ieri sera, è più che lecito pronosticare un’ipotetica finale Ajax-United, in quel di Stoccolma, ma si sa che ogni partita ha la sua storia, e con Berizzo in panchina è vietato abbassare la guardia.

RASHFORD E LA DOTE DELLA PROVVIDENZA

Predestinato, fenomeno, enfant-prodige. Etichettatelo come vi pare, intanto il 19enne inglese Marcus Rashford risulta ancora decisivo, in una vetrina importante come una semifinale di Europa League. Dopo l’infortunio capitato ad Ibra, è stato lui a caricarsi nelle ultime partite i Diavoli, con prestazioni sempre positive, condite dal gol (decisivo) messo a segno contro l’Anderlecht, e quello siglato proprio ieri sera. Non sente la pressione nè di sostituire una leggenda come quella dello svedese, nè di vestire una delle maglie più importanti al mondo. Impressionante. Non solo il gol, avvenuto da calcio da fermo, ma anche accelerazioni e colpi che solo i grandi giocatori sanno fare, come quando nel primo tempo fa finta di scaricare al limite dell’area e invece calcia quasi da fermo piazzando un destro a giro indirizzato sotto l’incrocio, su cui il portiere di casa fa gli straordinari, mostrando personalità e lucidità nel prendere le decisioni. Unica nota stonata della sua serata è l’infortunio, che lo costringe ad uscire, e che potrebbe fargli saltare il match con l’Arsenal o addirittura la semifinale di ritorno.