La Juventus ha dimostrato ancora una volta di essere una squadra consapevole.

Conscia dei propri limiti, delle proprie qualità, dei punti deboli dell’avversario. La semifinale di ritorno di ieri sera contro il Monaco ne è stata l’ennesima dimostrazione. I bianconeri si regalano la seconda finale in tre anni. Gran parte del merito va riconosciuta a Massimiliano Allegri, che nel momento più delicato della stagione (qualche mese fa) ha avuto il coraggio e l’umiltà di rivedere i suoi principi tattici e rivoluzionare la squadra. A Cardiff ci sarà sicuramente una Juventus con più consapevolezza rispetto a quella di Berlino. 

LE SCELTE TATTICHE

Allegri conferma il 3-4-3 (o 3-4-1-2 che dir si voglia ) visto nella gara d’andata giocata nel Principato. I tre centrali difensivi sono Barzagli, Bonucci e Chiellini (la BBC). I due brasiliani Dani Alves e Alex Sandro hanno il compito di occupare tutta le fasce. Mentre Dybala agisce da rifinitore alle spalle di Higuain e Mandzukic.

Jardim invece decide di abbandonare il 4-4-2 dell’andata e propone un 3-4-1-2 maggiormente offensivo. Bernardo Silva in questo schieramento tattico agisce da trequartista alle spalle della coppia Falcao-Mbappé. Le fasce monegasche erano occupate da Sibidé e Mendy (scelto dopo l’infortunio occorso nel riscaldamento da Dirar). I tre centrali Glik, Raggi e Jemerson. Un altro cambiamento adottato dal tecnico portoghese è stato l’inserimento di Moutinho al posto di Fabinho.

La soluzione adottata da Jardim aveva l’obiettivo di cercare di liberare maggiormente Mbappé. Nella gara d’andata il baby fenomeno era stato ingabbiato nella morsa centrale della BBC. Con l’avanzamento di Bernardo Silva sulla trequarti, e il continuo movimento di Mendy sulla fascia, Mbappé avrebbe trovato più spazio sull’esterno.

AGGRESSIONE ORGANIZZATA

Così come successo con il Barcellona e nella gara d’andata del Louis II, la squadra di Allegri ha dimostrato non soltanto di sapersi difendere basso, ma anche di saper aggredire nell’attimo giusto. Capire il momento adeguato e indirizzare la giocata sono i punti di forza del pressing bianconero. Anche ieri sera l’undici monegasco è caduto nella trappola juventina.

Mandzukic esce su Raggi, Higuain si concentra su Glik, mentre è Dybala a dover fare una scelta per dare il via al successivo pressing. In questo caso l’argentino decide di stare a metà strada tra Bakayoko e Jemerson. Prima di tutto la Joya aveva l’obiettivo di oscurare le linee di passaggio verso il centrocampista francese, dato che Pjanic e Khedira (poi Marchisio) dovevano anche occuparsi di Bernardo Silva che agiva alle loro spalle.

In quest’altra situazione invece Dybala può uscire molto più aggressivo sul centrale di sinistra del reparto arretrato monegasco. L’ex Palermo si accorge che ormai Jemerson ha soltanto una giocata possibile, che è quella sull’esterno verso Mendy, e così decide di abbandonare la marcatura di Bakayoko per disturbare il difensore. Dopodiché tutti i compagni scalano di conseguenza: Pjanic si alza su Bakayoko, Marchisio su Moutinho e Dani Alves su Mendy. Bernardo Silva questa volta viene lasciato giustamente libero, dato che difficilmente Jemerson sarebbe riuscito a recapitargli il pallone da quella posizione e con il corpo orientato in quel modo.

HIGUAIN IL TUTTOFARE

Non è la prima volta che quest’anno osserviamo Higuain fare sia il finalizzatore che il rifinitore. In situazioni difficili e in momenti delicati il Pipita decide di abbassarsi leggermente, per cercare di ricevere il pallone e rendere il gioco juventino maggiormente fluido. Questo spesso succede quando le squadre avversarie decidono di oscurare le giocate per Dybala (vero regista offensivo della Juventus). Anche ieri sera Higuain ha saputo svolgere egregiamente il ruolo di assist-man, ma non perché il suo compagno di reparto argentino fosse troppo marcato, ma perché Mandzukic spesso e volentieri si accentrava diventando lui il vero centravanti. Questo interscambio di posizioni tra i due ha messo in difficoltà la retroguardia monegasca. Soprattutto Raggi ha dovuto compiere svariati salvataggi non indifferenti, seguendo i tagli profondi del croato. Ovviamente i movimenti di Mandzukic liberavano spazio sul versante sinistro, stabilmente occupato da Alex Sandro.

 

Una volta ricevuta palla da Dybala sulla trequarti avversaria, Higuain si gira ed ha due soluzioni di passaggio: la più difficile, ovvero l’imbucata per Mandzukic, e la più facile cioè lo scarico per Dani Alves. Il Pipita decide di optare per la prima, e il filtrante per l’attaccante croato è perfetto. Soltanto Subasic impedisce alla Juve di sbloccare il risultato in questa situazione.

Già nei primi minuti avviene questo scambio di posizioni. In questo frangente Higuain è addirittura più basso anche di Dybala, mentre Mandzukic agisce da vera prima punta. Il suo movimento coglie impreparati Glik e Jemerson che si lasciano scappare il croato alle spalle.

Anche nel secondo tempo, con il Monaco sbilanciato in avanti, Higuain diventa il primo regista per le ripartenze bianconere. Anche in questo caso è l’argentino a fare da collante tra centrocampo e attacco. La sua apertura sulla destra per Dani Alves apre spazi interessanti per il contropiede degli uomini di Allegri. Marchisio intelligentemente occupa la posizione lasciata sguarnita dal 9 juventino e si muove in profondità.

L’intelligenza tattica in fase di possesso di Dybala e Dani Alves ha inoltre permesso alla Juventus di gestire in maniera migliore il pallone una volta in vantaggio. L’interscambio di posizioni tra i due sudamericani non ha dato punti di riferimento alla catena di sinistra del Monaco. In questa situaizone, con il brasiliano che si accentra, è Dybala a garantire ampiezza costringendo Mendy a preoccuparsi dell’argentino alle sue spalle.

Dani Alves e Dybala si cercano spesso durante i 90′ di gioco. Anche ieri i due si sono cercati innumerevoli volte, e hanno spesso occupato zone di campo complementari.

La heatmap di Dybala e Dani Alves

La heatmap conferma la grande intesa tra Dybala e Dani Alves. Entrambi si sono mossi per gran parte del match nella stessa fetta di campo, e a fine partita i tocchi totali dei due sono stati 119.

 

 

 

 

Dybala, Dani Alves e Pjanic torellano Bernardo Silva e Bakayoko

CONFUSIONE FINALE

Se proprio si vuole cercare una pecca nella prestazione della Juventus di ieri sera, la si può trovare nei minuti confusionari finali, che hanno portato anche al gol di Mbappé, che ha interrotto l’imbattibilità di Buffon. Anche nella gara d’andata la squadra di Jardim aveva messo in difficoltà i bianconeri nei minuti finali. In terra francese però la difesa bianconera non era sembrata mai in grande difficoltà, dando l’impressione di saper controllare qualsiasi attacco avversario.

Ieri sera invece per qualche minuto i bianconeri sono sembrati meno organizzati e concentrati del solito. Il gol del Monaco dimostra ampiamente la mancanza di attenzione dei ragazz

Dopo un calcio d’angolo battuto velocemente, Marchisio si trova ingabbiato in un due contro uno con Bernardo Silva e Moutinho. Nessun giocatore della Juventus intuisce di dover aiutare Marchisio che si trova in inferiorità numerica, e così Moutinho ha tutto il tempo di portare il pallone parallelamente alla linea di fondo e di trovare Mbappé al centro dell’area piccola, che da pochi passi non sbaglia.

L’unica grande disattenzione viene pagata a caro prezzo dalla Juventus. Il gol del 2-1 però non riapre assolutamente il match, dato che gli uomini di Jardim avrebbero dovuto compiere il miracolo sportivo più grande della storia segnando altri quattro gol per passare il turno. Così come successo con il gol preso da Freuler a Bergamo, la rete di Mbappé potrebbe avere risvolti positivi, costringendo i giocatori della Juventus a ritrovare già da domani la concentrazione necessaria per tutti i 90 minuti, dato che molto probabilmente in finale l’avversario da marcare si chiamerà Cristiano Ronaldo.

La Juventus di Allegri è diventata una macchina perfetta. Sacrificio, organizzazione e giocate offensive semplici, ma terribilmente efficaci. La consapevolezza di essere forti e di poter vincere però, è l’unico ingrediente che può far compiere l’ultimo passo, ma decisivo, a Cardiff.