La campagna acquisti estiva dell’Inter è stata come la sua stagione: confusionaria. Si potrebbero spendere innumerevoli parole sul caso Gabigol, ma vogliamo soffermarci su altri due profili. Quelli di Joao Mario e Banega. Centrocampisti dal notevole bagaglio tecnico, diversi per caratteristiche e movenze in campo, ma accumunati dalla loro gestione. Per l’appunto, confusionaria.

AL MOMENTO DELL’ARRIVO

Nella stagione scorsa, la principale mancanza evidenziata nell’Inter era quella di un regista, o comunque di un centrocampista capace di dettare i tempi di gioco e dare più imprevedibilità alla manovra. Una manovra eccessivamente rallentata da Kondogbia, giocatore con caratteristiche completamente diverse dal classico metronomo, e che non si può fondare sull’intermittente Brozovic. Per rispondere a questa esigenza, arriva Banega a costo zero dal Siviglia. Il tanguito, per la verità, non è e non è mai stato un regista, ma è comunque un centrocampista capace di alzare il tasso tecnico del centrocampo nerazzurro. L’ex sivigliano va dunque a coprire il ruolo di trequartista, occupato la stagione prima da Jovetic (e talvolta Eder), nel 4-2-3-1 di Mancini.

L’Inter però decide di seguire anche un altro giocatore, sempre con l’obiettivo di elevare il livello di qualità. È Joao Mario, fresco vincitore dell’Europeo con la 10 del Portogallo e autore di un’importante stagione con lo Sporting Lisbona. Il giocatore è curato da Kia Joorabchian, braccio destro del gruppo Suning. Un giocatore dalla difficile collocazione nel sistema manciniano. Il portoghese infatti predilige più il gioco sull’esterno o, in un centrocampo a tre, da mezz’ala (con cui si è messo in luce proprio all’Europeo con la nazionale). Probabilmente anche per questo nasce una frattura tra Mancini (che avrebbe preferito un altro tipo di profilo, per caratteristiche tecniche ed esperienza) e la società. Il tecnico jesino ha sempre avuto la prima voce in capitolo nella costruzione delle proprie squadre, mentre invece ora la società (colpevolmente) pare voler operare, almeno in questo caso, senza il suo consenso. Il risultato è quello che già sappiamo. Mancini lascia a due settimane dall’inizio del campionato e al suo posto arriva De Boer. L’olandese non ha nemmeno il tempo di capire cos’ha tra le mani, che in una giornata sbarcano a Milano sia Gabigol che, appunto, Joao Mario.

CON DE BOER

Per Joao Mario e Banega comincia una stagione sulle montagne russe, piena di alti e bassi, di partenze da titolari, di panchine, di ingressi a gara in corso nelle posizioni più varie. Alla prima, deludente, col Chievo, De Boer schiera Banega da trequartista nel 4-2-3-1. Invece col Palermo, alla seconda giornata, è già cambiamento: l’argentino viene improvvisato regista in un 4-3-3, con Kondogbia e Medel (altrettanto improvvisati) mezze ali. Alla terza, col Pescara, si ritorna al 4-2-3-1: Banega torna nella consueta posizione mentre Joao Mario, per la prima volta dal primo minuto, occupa uno dei due spot in mediana, ruolo per lui pressoché inedito. I due mantengono questa collocazione per alcune giornate. Uno schieramento che pare vincente, soprattutto dopo il successo interno per 2-1 contro la Juve. Finché altri risultati negativi portano a un nuovo cambiamento. De Boer propone un 4-3-3 estremamente sbilanciato, dove Joao Mario è il vertice basso (altra posizione inedita) mentre Banega si deve reinventare interno. La girandola di cambiamenti (non solo quella, sia chiaro) porta a risultati negativi e prestazioni altrettanto sottotono da parte dei diretti interessati.

CON PIOLI

Con Pioli la musica non cambia del tutto. Nel solito 4-2-3-1 a volte è Banega a partire dall’inizio, a volte Joao Mario, che deve mettere i panni del trequartista per la prima volta. In alcune occasioni Pioli decide di optare per il 3-4-3, dove Joao Mario si colloca, insieme a Perisic, dietro a Icardi. Ciò esclude Banega dallo schieramento. Per un periodo di circa un mese Joao Mario rimane stabilmente titolare, mentre a Banega vengono riservati alcuni spezzoni. Fino a quando, dopo il fiasco contro la Roma a San Siro in cui Pioli ripropone inaspettatamente la difesa a tre (con Joao Mario nel trio d’attacco), Banega spodesta nuovamente il portoghese. Seguono due larghe vittorie con Cagliari (1-5) e Atalanta (7-1) in cui l’argentino è finalmente protagonista, con 4 gol e 3 assist. Ma ecco che l’Inter si blocca di nuovo. Vuoi perché Banega brilla di meno, vuoi perché l’intero castello nerazzurro si sgretola.

Le diverse posizioni occupate in stagione da Joao Mario e Banega

Ecco che giungiamo al “paradosso” dell’ultima domenica. Contro un Genoa in difficoltà, Pioli tenta l’azzardo di schierare Eder dietro a Icardi, affiancato da Perisic e Candreva. Ma l’italo brasiliano non incide, come capita spesso dall’inizio a dispetto di quanto non accada a gara in corso. L’Inter soffre la mancanza di un uomo di spessore nella trequarti, che faccia da raccordo tra mediana e attacco. E nonostante ciò appaia palese per gran parte del match, i primi cambi di Pioli sono stati Palacio e Gabigol. L’argentino ha visto il campo solo a 8 minuti dal 90′, quando ormai il grosso era fatto. Il portoghese è rimasto a guardare in panchina.

I problemi dell’Inter, ovviamente, sono numerosi. L’utilizzo di Joao Mario e Banega non è forse il principale, ma certo dà un quadro su come l’Inter, e il suo futuro allenatore, dovranno operare in futuro. Idee chiare sui giocatori da comprare e sul loro utilizzo. Senza doppioni. Senza creare dei “gemelli diversi”.