Quando mi sono svegliata, domenica mattina, ho guardato la mia maglietta di Totti. Era lì, appesa sull’armadio, dove l’avevo preparata la sera prima. Non ne avevo bisogno ma mi ha ricordato che il giorno era arrivato.
Il mio treno Milano-Roma parte in perfetto orario.
Roma mi accoglie come solo lei sa fare. Quando ci ritorni sembra quasi che tu le sia mancata. Il tassista nota subito il mio accento del nord e mi chiede come mai stia andando a vedere la partita. “Sono una tifosa di Totti e della Roma“, rispondo quasi imbarazzata. Sembra sorpreso dalla mia passione e mi racconta di una sua vacanza nello Yemen dove aveva incontrato un bambino con la maglia di Francesco Totti.
Quella sarebbe stata una giornata speciale.

INSIDE OLIMPICO

Lo stadio è pieno.
Mi ritorna in mente la mia prima volta all’Olimpico. Quei profumi, quei colori. Il fumo giallo e rosso che avvolge le bandiere, noi e le nostre speranze. Prima di entrare un amico mi ha detto: “Goditi questo giorno. Sono momenti che non tornano più“. Poche foto e video. Voglio vivermela questa giornata. Tutto quello che serve resterà per sempre impresso nella testa e nel cuore. Cerco il 10 in mezzo al campo e mi sento subito a casa. Francesco è lì e questo significa che va tutto bene.
Siamo lì per lui. E siamo tanti. Per lui e per la Roma… che poi è un po’ la stessa cosa. Bisogna guadagnarsi i tre punti e blindare il secondo posto, per regalare poi al capitano la festa che si merita.
La cose non cominciano bene per la Roma e l’ennesimo obiettivo mancato può compromettere una stagione. E invece no. C’era il rischio con la storia si concludesse male, quasi senza celebrazione. Ma il calcio voleva una festa per la Roma e per i romanisti. Il calcio si è ribellato. Certo, non è stato alzato nessun trofeo, ma in fondo tifare Roma è anche questo. Abbiamo sempre vissuto ogni momento assaporando quello che poteva essere e invece non è stato. Noi non siamo abituati al lieto fine. Però alla feste sì. Quella la vogliamo comunque. La Roma e Totti se la meritano tutta. Dopo il fischio finale c’è uno stadio intero che acclama il suo nome.  Francesco fa il giro dello stadio, saluta e bacia lo stemma della Roma che ha sul petto. Piange, si commuove, e uno stadio intero con lui.

IN AMORE VINCE CHI RESTA

In una giornata così le parole servono a poco. Qualcuno voleva i fatti, li ha avuti. Qualcuno voleva mostrare fino all’ultimo secondo di esserci ancora. L’ha dimostrato. Sull’Olimpico cala un silenzio surreale. Nel momento in cui Francesco Totti saluta per sempre la Roma, da giocatore, i 65mila vivono sospesi. Tutti provano a fermare il tempo, qualcuno a intonare “un capitano, c’è solo un capitano”, ma niente, non c’è la forza.
Questa è una storia che verrà raccontata e ingigantita ogni volta, sempre di più. Perché è così che nascono le leggende. E Totti lo è già diventato. Perché in questi ultimi anni è stato l’atto di ribellione più grande. Contro le leggi della natura e del tempo. Quel maledetto tempo che tutti proviamo a fermare ma che alla fine vince sempre. Ed è per questo che ieri Totti è stato ancora una volta ognuno di noi. Perché ha provato a dire di no. No al tempo che avanza, no al declino, no alla fine di un amore.

“Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore. Vi amo”.

Sì, ora è arrivato davvero il tempo di lasciarci.

Sul treno del ritorno c’è chi racconta ancora il lacrime la giornata di ieri. “Mà è stato bellissimo. Non ho più voce”. Nel frattempo il treno annuncia l’arrivo a Milano centrale. Il mio breve ma intenso viaggio finisce dov’era cominciato. Con la consapevolezza che il Totti day è ogni domenica, da 24 anni ad oggi. E così continuerà ad essere. Per sempre.

Perché il tuo nome, Francesco, riecheggia già nell’eternità.

Grazie capitano.