Adesso è ufficiale e con il suo sbarco a Boston possiamo dirlo: Kolarov è un nuovo giocatore della Roma.

La cessione di Mario Rui consente quindi alla Roma di acquisire esperienza notevole sulla fascia grazie all’arrivo di questo terzino serbo.

ROMA NEL CUORE

“Un giorno mi piacerebbe tornare, Roma mi è rimasta nel cuore. A Manchester ho vinto tutto, ma l’Italia è un’altra cosa”. 

Parole grazie alle quali lasciava intendere a tutti gli appassionati di calcio che qualora la Lazio avesse ribussato alla sua porta, Kolarov sarebbe stato molto felice di intraprendere una trattativa.

Parole che i tifosi della Lazio avevano preso molto positivamente ma ecco che l’aereo Manchester-Roma questa volta non lo veste ancora (per la terza volta di fila) di celestino.

Stavolta è la Roma ad ingolosirlo e a dargli la possibilità di confermarsi a grandi livelli, giocando almeno sei partite nello scenario più importante al mondo per club, la UEFA Champions League 2017-18.

L’ESPLOSIONE

I destini si incrociano e continuano a farlo: non c’è solo tanta Lazio nel nuovo acquisto della Roma, ma anche tanto passato giallorosso.

Nel 2007, infatti, fu Walter Sabatini, ex DS della Roma – ma al tempo Direttore dei biancoazzurri – a portarlo in Italia: si giocava in quel periodo l’Europeo under 21 e la sua Serbia veniva inserita in un girone di ferro con Inghilterra, Repubblica Ceca e la nostra Italia.

E proprio al debutto nella competizione la squadra dei Balcani sconfisse in Olanda, a Nimega, l’Italia di Casiraghi per 1-0 con rete di Milovanovic.

Una Serbia che alla fine non solo passò il turno ai nostri danni, ma perse solo in finale contro l’Olanda padrona di casa; una Serbia che fece scoprire al mondo giocatori come Kahriman, Ivanovic, Jankovic e lo stesso Kolarov che alla fine dell’incontro che lo vide opposto all’Italia annunciò il suo passaggio alla Lazio ai microfoni nel post-partita.

AMALGAMA GIALLOROSSA

La Roma di Monchi: tanto criticata per alcune illustri cessioni così come per l’acquisto di soli giovani.

In realtà il gruppo che il DS Sevillano sta costruendo a Roma è una perfetta amalgama fra giovani già pronti per sbocciare – vedere i vari Karsdorp, Pellegrini, Under e Defrel – e giocatori esperti che garantiranno a Di Francesco un’esperienza non di poco contro.

In questo caso si fa riferimento a giocatori che hanno già giocato competizioni come la Champions League, ad esempio Hector Moreno, fra le altre capitano del Messico, e Gonalons, ex capitano dell’Olympique Lyonnes, una delle squadre più gloriose di Francia.

IL GIOCATORE

Il terzino ha delle doti tecniche indiscutibili; oltre l’esperienza accumulata fra Lazio e Manchester City, alcune caratteristiche del giocatore lo rendono quasi unico nel suo genere: stiamo innanzi tutto facendo riferimento alla grande corsa sulla fascia, che gli permette di essere devastante nei contropiedi, ma ovviamente si parla anche della botta da fuori.

Aleksandar Kolarov è statisticamente il quinto giocatore al mondo per potenza di tiro: posizionandosi in classifica davanti a giocatori come Pogba e, soprattutto, Cristiano Ronaldo.

TREND MOLTO PARTICOLARE

Il nuovo giocatore giallorosso possiede un trend statistico molto particolare nel nostro torneo; infatti sono tre i soggetti rimasti vittime di sue bordate dalla distanza: nel febbraio 2009 con un tiro da trequarti campo colpì l’arbitro del match, il povero Saccani, con un sinistro al volo, facendolo quasi svenire in campo.

Così come appena 9 mesi dopo, colpendo Lavezzi in pieno volto da calcio piazzato, lo fece svenire per qualche minuto in campo.

E non finisce qua: poco dopo riuscì persino nell’impresa di colpire un proprio compagno sulla mano, rompendogli tre dita: stiamo parlando dello sfortunato Sebastiano Siviglia.

NELLA ROMA

Kolarov è un giocatore molto duttile che può esser schierato sia terzino sinistro, ruolo che predilige, sia come ala di centrocampo grazie alla spinta che garantisce sulle corsie laterali, indispensabile per il gioco di Di Francesco.

Non solo, però.
In questa ultima annata con Guardiola è stato sempre utilizzato centrale di difesa grazie al cambio di modulo del catalano che, per esigenze, si è visto costretto a passare alla difesa a tre.

Il fattore camaleontico sarà importante ma a Roma arriva per giocare esclusivamente a sinistra: con l’infortunio di Emerson Palmieri, mister Eusebio necessitava di un giocatore già pronto e di spinta, avendo comunque due profili come Moreno e Jesus, che potranno adattarsi in quel ruolo in caso di necessità.


Il compito di Kolarov sarà quello di tenere il posto caldo a Emerson Palmieri fino al momento del suo ritorno in campo dopo l’infortunio: a quel punto, se il serbo si sarà comportato bene in maglia giallorossa, si giocherà il posto da titolare ogni domenica con il brasiliano, altrimenti la fascia sarà nuovamente assegnata al giovane ex Santos e Palermo.

PREZZO DA RIDERE

Proprio così. Perché il suo curriculum è ricco di trofei: una coppa Italia, una supercoppa Italiana, una coppa d’Inghilterra, due Premier League, una Community Shield e due coppe di Lega inglesi.

Tutto questo è costato a Monchi solamente cinque milioni di euro. Ed è qua il capolavoro di Ramon da Siviglia che con i soldi incassati dalla cessione di Mario Rui e aggiungendo circa un solo milione a bilancio, riesce a portare nella capitale l’esperienza necessaria, acquistando con quei soldi Kolarov e Gonalons.

GIOCATORE FINITO?

Affatto. Innegabile come le sue prestazioni siano calate negli ultimi anni, vista anche l’età, ma le 31 primavere del giocatore non implicano obbligatoriamente che il giocatore sia finito: Maicon, ad esempio, arrivò a Roma proprio dal Manchester City, avendo anche giocato e vinto tutto in maglia interista; eppure nella capitale fu importantissimo sulla fascia, spingendo sulla corsia di competenza e rivelandosi un tassello fondamentale per il gioco dell’allora mister giallorosso Rudi Garcia.

Un altro esempio è Seydou Keita, centrocampista che in camiseta Blaugrana aveva vinto tutto, ma, con grande professionismo, a Roma si comportò sempre degnamente. Il giocatore ex Barcellona si confermò “il professore”, soprannome assegnatogli per la tranquillità con la quale gestiva la sfera e per il suo ottimale fraseggio e gioco fra le linee avversarie.

Ovviamente non sempre la scelta del “giocatore esperto” è positiva: ne abbiamo un esempio con l’avventura di Ashley Cole a Roma, giocatore che col Chelsea aveva sempre dimostrato qualità invidiabili, confermandosi come uno dei migliori nel suo ruolo a livello mondiale. A Roma però andò molto diversamente e la società della capitale si trovò alla prese con un contratto lungo e remunerativo di un giocatore più che finito e ormai fuori da ogni progetto.

 

Adesso parlerà il campo.