Per una squadra come il Bologna, che punta a rimanere solidamente nella massima categoria italiana sviluppando un ambizioso progetto a lungo termine grazie all’abbiente proprietà Saputo, un quindicesimo posto raggiunto stando sempre alla larga dalla zona retrocessione dovrebbe essere considerato un buon traguardo.

Non un miracolo, ma un buon risultato.
Eppure la stagione calcistica ormai archiviata è stata seguita da buona parte del pubblico bolognese con annoiata disillusione, derivante da una annata con poche e rigide idee di gioco, poca voglia di divertirsi e ancor meno possibilità di divertire.

IL MINIMO INDISPENSABILE

La pedissequa ricerca del “fronte salvezza”, abbassato ai limiti storici della categoria dalla pochezza tecnica delle compagini che non ce l’hanno fatta, ha fatto sì che il Bologna fosse più o meno sicuro della propria permanenza in serie A già a metà stagione, trascorrendo le domeniche da dicembre a maggio aspettando che il campionato finisse.
Un atteggiamento borioso che ha allontanato molti appassionati sportivi dal Dall’Ara e li ha riportati al PalaDozza, teatro degli avvincenti playoff di basket (serie A2) che ha visto protagoniste Virtus e Fortitudo (la prima vittoriosa e promossa, la seconda sconfitta solo a gara 5 di semifinale con Trieste).
In breve, a Bologna quest’anno si è risvegliata basket city (ed è un aspetto molto positivo) ma si è assopita la Bologna del calcio.

La dirigenza ha deciso però di non farsi prendere dal panico, escludendo qualsiasi rivoluzione organica e puntando invece su pochi e mirati innesti, confermando lo zoccolo duro della squadra nonché allenatore (Donadoni) e staff tecnico.

Il problema maggiore derivava – e a mio umile parere deriva – dalla sostituzione di Blerim Dzemaili, già attivo e prolifico in quel di Montreal.
Non solo come pedina di centrocampo ma come autentico trascinatore tecnico e morale della squadra.

La risposta è arrivata con l’acquisto di Andrea Poli a titolo definitivo dal Milan: il ragazzo è noto per le sue qualità e si inserisce nelle gerarchie bolognesi come titolarissimo, anche se rimane il dubbio sulla completezza del reparto mediano rossoblu, soprattutto considerate le voci che danno in partenza Donsah in direzione Torino, sponda granata.

In attesa degli ultimi ed eventuali movimenti di mercato la squadra sta completando le proprie due settimane di ritiro a Castelrotto, nelle dolomiti tirolesi.

TESTIMONIANZA DIRETTA

Ho passato una settimana ad osservare gli allenamenti diretti da mister Donadoni e a condividere gli ambienti frequentati dalla squadra e l’impressione con cui sono sceso dalle dolomiti è quella di una squadra che, pur rimanendo grossomodo la stessa, ha intenzione di iniziare la nuova stagione con tutt’altro spirito.

Oltre a Poli – che in conferenza ha dichiarato quanto gli mancasse fare un ritiro “normale” al posto delle nevrotiche tournée oltreoceano che intraprendono il Milan e le altre grandi squadre – queste settimane stanno servendo per integrarsi anche agli altri innesti, De Maio e Falletti su tutti.
Quest’ultimo è stato prelevato dalla Ternana in coppia con Avenatti, il quale però non ha potuto raggiungere la squadra per colpa di un’infezione alle vie respiratorie che lo tiene ai box ormai da qualche settimana.

Cesar Falletti invece si sta adattando allenamento dopo allenamento all’idea di gioco del “nuovo” Bologna.
Dico nuovo perché, al di là degli acquisti e delle cessioni, il grande cambiamento riguarda il modulo.

Donadoni sembra aver abbandonato definitivamente il 4-3-3 dell’anno scorso in favore del 4-2-3-1, tornato in voga grazie ai grandi risultati della Juventus.

Certo, le rose non sono nemmeno paragonabili ma l’idea è quella di creare e preparare una squadra più duttile, che copra maggiormente e meglio il campo e in cui i giocatori non siano legati inscindibilmente alla propria posizione, sia come ruolo che come atteggiamento.

NUOVO CORSO

Ecco allora che Poli è stato provato sia nei due dietro che come trequartista, ruolo in cui Falletti si inserisce naturalmente e dal quale ci si aspetta l’esplosione dopo 4 anni di serie cadetta.
La difesa rimane “lentina” ma si spera più granitica con gli inserimenti di De Maio e Gonzalez, Verdi (sul quale si punta moltissimo) ha svariato in tutte e tre le posizioni a supporto della punta.

A proposito della punta, il vero giocatore che il Bologna spera di riscoprire è proprio Mattia Destro.
L’attaccante classe ’91 è reduce da una stagione difficoltosa e poco soddisfacente, e sembrava ormai destinato a separarsi dal Bologna.
Qualcosa deve essere però scattato (in senso positivo), perché non solo Destro è rimasto il numero 10 dei felsinei, ma per la prima volta da quando veste questa maglia ha iniziato la preparazione con la squadra dal primo giorno, rinunciando ai suoi tanto discussi allenamenti personali che lo ponevano come stella separata in casa della squadra.

E’ presto per dare giudizi ma anche i colleghi che seguono il Bologna da tempo hanno ammesso che non hanno mai visto l’attaccante così in forma, sia dal punto di cista fisico che mentale: asciutto e leggero come non si vedeva da tempo e soprattutto sorridente, finalmente.

Un sorriso genuino che lascia ben sperare tutto l’ambiente e un’intera tifoseria che spera di tornare a entusiasmarsi presto.
E a sognare, anche un po’ meno presto, che il Bologna possa tornare a essere quella squadra che onori la sua storia, decorata da sette scudetti e dal ricordo di campioni che da troppo tempo, nella Bologna del calcio come del basket, non si vedono più.