Dopo tanti anni vissuti ai margini del grande calcio nazionale, il nuovo secolo aveva portato gloria alla Sicilia calcistica, con l’ascesa di Palermo e Catania, la vivacità del Messina e la comparsa del Trapani. Dopo un quarto di secolo, la parabola calcistica siciliana sembra già conclusa, con società che spariscono o che lentamente cadono nell’oblio. Le retrocessioni di Palermo e Trapani, rispettivamente in Serie B e Lega Pro, hanno sancito la grande crisi del calcio isolano, che pare tornato ai momenti bui che spesso l’hanno contrassegnato. Un crollo repentino quanto inaspettato, soprattutto se si pensa al grande periodo che le squadre siciliane vivevano appena qualche anno fa. La Sicilia è un’isola che dopo essere affiorata a fatica, si sta progressivamente allontanando dal calcio che conta, anche per ragioni che spesso vanno oltre la mera dimensione calcistica.

LA PRIMA VITTIMA

Nella sua ultracentenaria storia il Messina ha navigato soprattutto tra Serie B e Serie C. Negli anni 2000 i giallorossi erano tornati in auge, riconquistando, a distanza di 39 anni dall’ultima apparizione, la massima serie. I siciliani vengono promossi in Serie A nella stagione 2003-2004. Il primo anno tra i grandi è strepitoso. Il Messina conquista un inaspettato settimo posto, trascinato dai gol di Di Napoli e Zampagna. Il posizionamento in campionato gli vale l’accesso all’Intertoto, a cui però i siciliani decidono di rinunciare. Prima avvisaglia di qualcosa che non va.

Christian Riganò, bomber rivelazione del Messina

L’anno successivo infatti è disastroso per il Messina. I siciliani retrocedono, ma vengono poi ripescati in seguito alle sentenze di Calciopoli. La mano del giudice però ritarda semplicemente l’inevitabile. L’anno successivo il Messina conclude come fanalino di coda, con soli 26 punti. Unica nota positiva della stagione la strepitosa annata di Christian Riganò, che mette a segno ben 19 reti. Dopo soli 3 anni il Messina dice addio alla Serie A.

Inizia a questo un lungo calvario per i giallorossi. Dopo il quattordicesimo posto ottenuto nel campionato di Serie B nella stagione 2007-2008, i siciliani vengono esclusi dalle competizioni dalla Lega nell’annata successiva, a causa del mancato pagamento della tassa d’iscrizione. La società dovette ripartire dalla Serie D. Gli isolani riescono a tornare in Lega Pro addirittura dopo 5 anni e mantengono la categoria solo grazie al ripescaggio a seguito dell’inchiesta Dirty Soccer. Nell’annata appena trascorsa il Messina ha cambiato nuovamente proprietà, e non è riuscita ad iscriversi alla rinascente Serie C. L’incubo sembra davvero non voler finire mai.

DALLE STELLE ALLE STALLE

Nel 2006 una nuova squadra siciliana raggiunge la Serie A, portando così a 3 il numero di squadre trinacrie nella massima competizione italiana. Il 2006-2007 è un anno a suo modo storico per il calcio siculo. A Messina e Palermo si aggiunge il Catania, che torna in A dopo 22 stagioni. I rossoblu riescono a mantenere la categoria per ben 8 anni, regalando anche momenti memorabili ai propri tifosi.

Alejandro “Papu” Gomez, stella del Catania degli argentini

Per anni il Massimino è stato uno degli stadi più ostici del nostro campionato, nonché una rampa di lancio per tantissimi talenti. Il Catania si distinse per la sua argentinofilia, visto l’elevato numero di albiceleste in  squadra. Il miglior risultato il Catania lo ottiene nella stagione 2012-2013, con un incredibile ottavo posto. Sotto la guida di Maran gli etnei conquistano 56 punti, record assoluto, e sfiorano l’accesso all’Europa League.

D’improvviso però tutto si fa nero. Tra il 2013 e il 2015 i catanesi sono protagonisti di una clamorosa doppia retrocessione, che porta i rossoblu dalle porte dell’Europa alla Lega Pro. La seconda retrocessione non è avvenuta sul campo, ma è stata sancita dalla giustizia. Nel giugno 2015 infatti vengono arrestati sette dirigenti del club, tra cui il presidente Antonino Pulvirenti, con l’accusa di frode sportiva. I siciliani non si riprendono più dallo scandalo e disputano due campionati anonimi in Lega Pro. Ancora ad oggi, un risveglio degli etnei pare davvero improbabile.

SUICIDIO DA MANUALE

La squadra che ha portato più in alto il calcio siculo nel ventunesimo secolo è stato sicuramente il Palermo. Toni, Pastore, Cavani e Dybala sono solo alcuni dei nomi che hanno indossato la maglia rosanero, portando in alto il club del capoluogo siciliano. I rosanero tornarono in serie A nella stagione 2004-2005, dopo 31 anni di assenza. Alla prima apparizione tra i grandi conquistano subito un inaspettato sesto posto, con conseguente qualificazione in Coppa Uefa.

Luca Toni, la prima grande rivelazione del Palermo di Zamparini

Per i rosanero è un decennio pieno di successi. Sotto la guida di Zamparini, il Palermo ottiene ottimi posizionamenti in campionato, sfiorando l’accesso alla Champions League per ben due volte e perdendo in finale una Coppa Italia. Ai piedi di Monte Pellegrino passano alcuni dei talenti più cristallini che la Serie A ha visto negli ultimi anni. Grazie al lavoro di Walter Sabatini il Palermo lancia tantissimi giovani e si arricchisce con le loro cessioni. Una politica perfetta, un progetto in ascesa, se non fosse per le follie del presidente Zamparini.

Negli ultimi anni scelte di mercato sconclusionate e soprattutto un’organizzazione societaria alquanto confusa hanno portato al crollo il Palermo. Zamparini mostra tutto il suo lato vulcanico e si rende protagonista di un record assai poco gratificante. In 15 anni il patron dei rosanero cambia 28 volte la guida della squadra. Il culmine viene raggiunto con i 9 cambi in panchina della stagione scorsa. Dopo una salvezza miracolosa, quest’anno il Palermo non è riuscito a ripetere l’impresa ed è retrocesso. Ora anche per i rosanero tira aria di bufera giudiziaria.

Paulo Dybala, l’ultima, e probabilmente più luminosa, stella del Palermo di Zamparini

UN SOGNO EFFIMERO

Nella stagione 2013-2014 un nuovo club siciliano si affaccia sulla scena calcistica italiana. Fa il suo esordio in Serie B il Trapani, che dopo quasi 110 anni di storia ottiene la sua prima promozione in cadetteria. Dopo due anni di ordinaria amministrazione, il Trapani si rende protagonista di uno strepitoso campionato nella stagione 2015-2016. Gli uomini allenati da Serse Cosmi conquistano il terzo posto e l’accesso ai play-off. L’impresa non riesce però, perché i siciliani vengono battuti dal Pescara in finale.

Serse Cosmi, artefice della cavalcata del Trapani alle porte della Serie A

L’anno successivo non solo i granata non riescono a dare continuità ai risultati ottenuti, ma crollano verticalmente. Dopo solo 13 punti in un girone viene esonerato il tecnico Cosmi. L’avvento di Calori non riesce a risollevare il Trapani, che chiude quartultimo e torna in Lega Pro dopo appena 3 anni. La retrocessione del Trapani è un simbolo ulteriore della crisi che ha attanagliato negli ultimi anni il calcio siciliano e che sembra solo peggiorare.

UN MOVIMENTO ALLA DERIVA

La Sicilia è da sempre una delle regioni più problematiche del nostro paese. L’arretratezza che fin dagli albori dello stato ha contrassegnato questa area geografica si riflette perfettamente nel panorama calcistico. Così come a lungo la Sicilia è stata ai margini della vita socio-politica italiana, così il calcio siciliano è sempre stato una realtà di contorno nel più ampio contesto nazionale. L’avvento del nuovo secolo ha portato nuova linfa all’isola, che di colpo si è ritrovata protagonista del grande calcio. Messina, Catania e soprattutto Palermo hanno segnato la scena nostrana, creando l’illusione di un rilancio dell’intero calcio meridionale.

L’arresto dell’allora patron del Catania Antonino Pulvirenti

Solo un’illusione, appunto. Le squadre siciliane sono affondate, travolte da problemi economici e guai giudiziari. La Sicilia è stata il centro di un fenomeno di collasso che ha riguardato quasi interamente il calcio del sud. L’ultima roccaforte dell’estremo meridione, il Palermo, è caduta recentemente, sotto i colpi della sciagurata tarda gestione Zamparini. Una parabola quella dei club trinacri che esemplifica la parabola storica e socio-politica dell’intera regione. Ancora una volta il calcio si fa esempio perfetto di realtà ben più ampie e pesanti. Il movimento calcistico siciliano è alla deriva, così come alla deriva è stata spesso una delle regioni più belle e dannate del nostro belpaese.

CICLICITÀ STORICA

L’ascesa e caduta repentina dei club siciliani dell’ultima decade esemplifica secoli di storia della regione isolana. In Sicilia spesso i venti di rinnovamento si sono troppo presto trasformati in misera polvere. Un’isola martoriata da problemi ultracentenari e spremuta e sfruttata da fin troppe persone che hanno anteposto il proprio tornaconto all’amore per la propria terra. Così, sempre con le giuste proporzioni, i presidenti dei club siciliani hanno intrapreso politiche societarie sciagurate, o addirittura illecite, al solo scopo di continuare a spremere sempre più succo da un frutto che di liquido già ne produceva tanto.

Maurizio Zamparini, artefice e distruttore del Palermo

Storia, calcio e società. Scindere queste dimensioni è davvero difficile, soprattutto quando ciò che ne esce dalla loro interazione non è altro che l’ennesima prova di una mentalità ben radicata. La parabola dei club siculi in questo primo quarto di secolo non è altro che l’ennesima dimostrazione di una ciclicità storica da cui la Sicilia non riesce, e forse non vuole, uscire. Questione di mentalità, troppo signorile e feudale. Tutto ciò, come sempre, va solo contro la gente comune. Cento anni fa ci rimettevano i poveri contadini che anelavano solo ad un misero pezzo di terra. Venti anni fa la gente comune che chiedeva soltanto un po’ di pace e stabilità. Oggi i tifosi che vorrebbero solo quei 90 minuti a settimana per esorcizzare i problemi della vita.

Da sempre ai margini della vita socio-politica italiana, la Sicilia sta lentamente sparendo anche dal calcio che conta. Le due cose sono fin troppo intrecciate e dipendenti, legate da una mentalità che penalizza fortemente una delle isole più belle del mondo. Un’isola che però, piano piano, continua ad affondare.

Uno squarcio del paesaggio siciliano. Isola Bella, Taormina. Tanto per chiarire perché ho parlato di isola tra le più belle al mondo.