Compie oggi 23 anni uno dei talenti più cristallini e controversi del calcio italiano. Stiamo parlando di Domenico Berardi, calciatore dalle indiscusse doti tecniche, ma dal rendimento quanto mai altalenante. Nel giorno del suo compleanno, proviamo a tracciare un bilancio dei primi anni di carriera del calciatore, alle soglie di una stagione cruciale per il suo futuro prossimo e lontano.

BABY PRODIGIO

Dopo aver stupito tutti in Serie B, rendendosi protagonista della storica promozione del Sassuolo con 11 gol, Mimmo Berardi si conferma un baby prodigio anche al suo primo anno di A. Il suo talento è indiscusso, tanto da convincere la Juve ad assicurarsi le sue prestazioni dopo l’anno in cadetteria. Divenuto di proprietà della Juventus, Berardi rimane a Sassuolo per giocare il primo campionato tra i grandi dei neroverdi e come detto i risultati sono eccezionali. 16 gol in 30 presenze al primo anno di A, tra cui il memorabile poker al Milan nel gennaio 2014.

Dopo il primo anno tutti gli occhi sono puntati su Berardi, che riesce a confermarsi anche la stagione successiva. Sono 15 le reti siglate nel campionato 2014-2015. In due anni di Serie A Berardi realizza ben 31 gol. Ciò che colpisce è la facilità di tiro del ragazzo, dotato di un sinistro sublime, e l’eccezionale fiuto della porta. Il giovane calabrese diventa il fiore all’occhiello di una squadra che cresce a vista d’occhio. Mentre la Juve gongola, convinta di aver fatto un affare.

PRIMI DUBBI

Nel giugno 2015 c’è da risolvere la questione delle comproprietà. Berardi è a metà tra Sassuolo e Juventus. Molti invocano l’arrivo del giocatore a Torino, altri non lo ritengono ancora pronto. Dal canto suo il Sassuolo vuole continuare a puntare sul suo diamante più pregiato. I dubbi dei bianconeri e l’ascesa dei neroverdi portano così alla risoluzione della comproprietà in favore degli emiliani. Quest’operazione rappresenta un punto di svolta nella carriera di Berardi, ma non in positivo.

In un’annata che rimarrà storica nella storia del Sassuolo, con la conquista dell’Europa, inizia la flessione che sta caratterizzando la parabola di Berardi. Nella stagione 2015-2016 il calabrese realizza solo 7 gol, saltando alcune partite, tra cui le 3 per squalifiche dopo l’espulsione a Marassi. Berardi mette in mostra un carattere troppo esuberante, con un numero insolito di cartellini gialli rimediati, quantomeno per una punta.

L’anno successivo Berardi è un oggetto misterioso per tutta la prima parte di stagione, passata ai box per un misterioso infortunio. Dopo il suo ritorno in campo, Mimmo continua ad avere un rendimento troppo discontinuo. Chiude la stagione con 25 presenze e 10 gol tra campionato ed Europa League.

TEMPO DI BILANCI

L’addio di Di Francesco sembrava dover significare anche l’addio di Berardi al Sassuolo. Roma e Inter parevano pronte ad acquistare il calciatore, ma Squinzi si è fortemente opposto alla cessione e il calciatore non ha insistito per andarsene. Ad oggi sembra ormai certa la sua permanenza in Emilia, con Bucchi che ha più volte espresso la speranza di riuscire a trattenere Berardi. Dopo due anni arriva un nuovo punto di svolta nella carriera dell’esterno azzurro, proprio come due anni fa.

Stavolta la permanenza a Sassuolo non significa restare nel proprio porto sicuro, ma rimettersi nuovamente in gioco. Con l’addio dell’allenatore che lo ha lanciato e sempre coccolato, Berardi dovrà riconquistarsi la fiducia del mister e tornare ad essere centrale nel Sassuolo. Le ultime due stagioni hanno fatto emergere nuovi giocatori che si sono caricati sulle spalle i neroverdi, mettendo da parte il numero 25. Ora Berardi ha l’obbligo di tornare protagonista.

La stagione 2017-2018 sarà un anno cruciale per molti giocatori, come lo sono tutti quelli che precedono il mondiale. Lo sarà a maggior ragione per Domenico Berardi, che avrà l’occasione di ripartire da zero e rimettersi in gioco, per imporsi di nuovo sulla scena calcistica italiana. Con la speranza che il giorno del suo ventiquattresimo compleanno staremo parlando di un fiore che è finalmente sbocciato e non dell’ennesima promessa non mantenuta.