“Ho scelto di indossare la maglia numero 10 perché sarà uno stimolo. Ogni volta che la guarderò e la indosserà cercherò di fare meglio”

Così Federico Bernardeschi nel 2015 scelse di indossare quella maglia, alla sua seconda stagione con la Fiorentina.

“So bene cosa significa e i campioni che l’hanno indossata. Mi ricordo di Baggio e dicevo a mio papà che sarebbe stato un sogno un giorno arrivare a quei livelli”.

A o B

Bernardeschi pochi giorni fa si è ritrovato davanti ad un punto di non ritorno.

Accentrare su di sé maggiori attenzioni e responsabilità diventando simbolo della Fiorentina? Oppure mettersi alla prova in contesti che gli chiederanno un ulteriore salto di qualità a livello tecnico e mentale? La seconda.

Alla rosa bianconera mancava un esterno d’attacco mancino. Il nuovo acquisto permetterà di riempire quel buco e consentire a Massimiliano Allegri di continuare a muoversi con fluidità tra diversi sistemi e stili di gioco. Nuovo acquisto e nuova convivenza. Quella con Paulo Dybala. Un aspetto affascinante ma al tempo stesso anche un po’ problematico per la posizione in cui l’ex viole preferisce giocare. Oltre a questo, la nuova avventura di Bernardeschi potrebbe portare grandi benefici sia al giocatore che al suo nuovo allenatore. Da una parte completando il proprio percorso di crescita tecnico, tattico e mentale. Dall’altro avendo a disposizione un giocatore la cui duttilità è perfetta per il modo di concepire il calcio.

Per Bernardeschi è arrivato il momento di dimostrare definitivamente di poter essere un giocatore in grado di fare la differenza con continuità in tutti i contesti.

L’UNO E LO ZERO

E così Firenze ha accolto la decisione del giocatore. Una decisione sofferta per la società che ha visto partire uno dei suoi uomini migliori. Tanto più se la destinazione è la Juventus, la rivale di sempre.

Adesso c’è grande curiosità. A Torino Bernardeschi ha scelto la numero 33. È arrivato in conferenza stampa e si è presentato. Davanti a lui c’era la nuova maglia. Quando l’ha girata ha mostrato a tutti che non era ancora arrivato quel momento.

È stata una scelta condivisa con la società perché qui c’è molto rispetto per questa maglia e credo sia giusto che io debba dimostrare di poterla indossare qui, così come ho fatto a Firenze. 
Poi il prossimo anno vedremo. Il dieci mi piace, fosse stato per me lo avrei preso, ho ripiegato sul 33 perché sono credente e religioso“.

A Firenze invece ancora non è chiaro chi indosserà quella maglia. Quel numero. Due cifre, scritte una accanto all’altra. Genio e fantasia. Un numero, il 10, che nel corso dei decenni è stato portato sulle spalle di fuoriclasse come De Sisti, Antognoni, Baggio, Rui Costa e altri ancora.

Ancora non è chiaro e verrebbe naturale pensare che da quelle parti, forse, prima ancora delle maglie, ci siano altri problemi a cui pensare.

CHI SI PRENDE LA VIOLA?

Perché la situazione della Fiorentina non è semplice, ma neanche drammatica.

Per ora l’impressione è che a Firenze, con il cambio di allenatore e le numerose trattative intavolate, sia in corso una profonda rifondazione. Un’innovazione che ha il doppio obiettivo di mettere a posto i conti senza ridurre eccessivamente il valore della rosa. Anzi, se possibile, aumentandolo. Non sarà facile, soprattutto vista la situazione sempre più precaria della società. Perché già nella scorsa stagione non è stato facile decifrare la Fiorentina. Figuriamoci ora. Ma per un club come la Fiorentina l’impresa non può essere impossibile.

SI SI, PROPRIO TU

A pochissimi giorni dal via della stagione, ci sono ancora alcune incognite sulla formazione e sulla squadra a disposizione del nuovo allenatore, Stefano Pioli.

Un piccolo indizio però è arrivato via social. Perché a svelare chi sarà il nuovo numero 10 potrebbe essere stato Sportiello. Il portiere infatti attraverso il suo profilo Instagram, ha postato alcuni giorni fa, una foto che lo ritrae accanto a Saponara. Il commento sotto alla foto sembrerebbe escludere ogni dubbio: “Con il compagno di ritiro e il nuovo 10”.

Un giocatore importante per la sua capacità di inserirsi negli spazi di mezzo e alle spalle della difesa, per aggiungere elettricità alla manovra offensiva di una squadra a volte troppo compassata, e per bilanciare i movimenti.

Saponara è il Diez che serve ma che al momento manca. O meglio, c’è. È solo che ancora (ufficialmente) non lo sa.