Ci siamo, finalmente. Domani torneremo a sentire odore di calcio.

Dopo un’estate di calciomercato all’insegna di avvenimenti clamorosi, tradimenti inaspettati e trasferimenti tutto fuorché logici e contenuti, tornerà a parlare il campo. Infatti domani tornerà quello che dai più viene definito come “il campionato più bello al mondo”: la Premier League.

I NASTRI DI PARTENZA

Così come in una gara di Formula 1, anche nel calcio c’è chi parte davanti ad altri: differentemente dalle gare automobilistiche, però, qui si parla di partenza davanti solamente sotto il punto di vista esclusivamente di organico.

 

La Premier League, però, è conosciuta come il campionato imprevedibile. Non c’è nulla di imprevedibile come il massimo torneo di calcio inglese; proprio per questo come favorite non vediamo due squadre, bensì sei: stiamo parlando di Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham e le due di Manchester.

Andiamo a conoscerle meglio.

I CAMPIONI SIAMO NOI

E da dove partire se non dal Chelsea? I Blues hanno alzato al cielo l’ultima Barclays Premier League con in panchina Antonio Conte, ma è difficile dire che siano tutt’ora gli strafavoriti. Ad onor del vero sarebbe corretto dire che nemmeno lo scorso anno partivano come più forti ai nastri di partenza: nella finestra di mercato di un anno fa Abramovich aveva messo indiscutibilmente mano al portafogli, spendendo oltre 100 milioni di euro. La campagna acquisti fatta era stata insolita: Batshuayi, David Luiz e Marcos Alonso. L’unico vero colpo rispondeva al nome di N’Golo Kantè, fresco campione col Leicester. Nonostante ciò il mister leccese è riuscito ad assemblare il gruppo in modo molto rapido, chiudendo subito davanti a tutti.

IL MERCATO: In questa finestra di mercato, però, il Chelsea ha operato sul mercato in modo tale da dover obbligatoriamente portare a casa dei trofei: Diego Costa ancora non è partito, ma ha le valigie in mano ormai da diversi mesi. L’unica vera perdita è stata quella di Matic, addio che in realtà à è stato ben gradito da Conte poiché vedeva il serbo come ai margini del progetto. L’acquisto di Morata in avanti (per una cifra intorno ai 65 milioni di euro) non consegna ai Blues solamente una punta molto molto forte e giovane, ma anche un centravanti capace di esser decisivo a livello internazionale. Infine gli arrivi di Rudiger in difesa e Bakayoko in mezzo al campo, hanno consentito al Chelsea di iniziare la nuova stagione con dei nuovi acquisti mirati.

COSA MANCA: L’addio di John Terry (direzione Aston villa) verrà sopperito qualitativamente e quantitativamente dal tedesco Tony Rudiger, ma lascia un buco in quanto a esperienza e carisma. Questo ruolo probabilmente dovrà occuparlo Cahill, ma comunque potrebbe non bastare. Inoltre il Chelsea ha ancora bisogno probabilmente di puntellare la fase difensiva, specialmente sulle fasce, dove i nomi in lista potrebbero dare qualche problema.

PAROLA D’ORDINE: VINCERE

Se c’è una cosa che ora è obbligatorio fare a casa-Spurs è vincere.

Da qualche tempo a questa parte la dirigenza del Tottenham ha intrapreso un progetto che ha portato la squadra di Londra ad essere una costante sul podio del campionato inglese. Una crescita che ha portato nel borgo di Haringey profili del calibro di Harry Kane, Dele Alli, Eriksen e molti altri giocatori che si stanno imponendo fortemente a livello internazionale. Negli ultimi due anni gli Spurs hanno ottenuto due ingressi diretti in Champions, ma questa volta alzare un trofeo diventa un imperativo.

IL MERCATO: il calciomercato Spurs è stato a senso unico, ovvero in uscita. Il Tottenham ha incassato dall’ultima finestra di mercato poco più di 80 milioni di euro senza spendere nemmeno un centesimo. Se è vero, però, che le cessioni di Bentaleb, N’Jie e Fazio sono solamente dovute a vincoli contrattuali quali il diritto o obbligo di riscatto, è anche vero che l’addio – a peso d’oro – di Walker direzione Manchester (per 51 milioni di euro) rischierà di pesare durante la stagione.

COSA MANCA: sembra che Pochettino non abbia problemi con il “non-mercato” che sta facendo la società. Il tecnico argentino ha imparato con gli anni a crescersi i fenomeni in casa cercando di non farsi mai trovare impreparato. Proprio per questo sembra che l’addio del terzino Walker non sarà un grosso problema in quanto l’inglese Trippier verrà lanciato come titolare.

Per vincere il campionato il Tottenham proverà a confermare quasi tutti i migliori sperando che, con un anno in più, abbiano acquisito maggiore esperienza. È anche vero che, probabilmente, ciò che manca alla squadra è un giocatore esperto. Un giocatore che non abbia paura di alzare ancora qualcosa. Una difesa composta da Alderweireld e Vertonghen, così come un centrocampo fatto da Wanyama, Dier, Alli, Sissoko, Eriksen o ancora l’attacco con Lamela, Kane e Son sono reparti che in pochi in Europa possono vantare, ma nessuno di questi è ancora capace di prendere la squadra per mano e guidarla verso il titolo.

I PIÙ SPENDACCIONI D’EUROPA

Il Manchester City è senza dubbio, fra tutte, l’unica squadra obbligata a vincere. E obbligata a farlo perché qualunque altro risultato finale sarebbe un fallimento in piena regola. I Citizens restano a secco in Premier da tre anni: non è bastato salutare Pellegrini a favore di un tecnico più esperto come Guardiola. Neppure spendere in questi tre anni poco più di 500 milioni è servito ad arrivare all’oro.

Che i celestini di Manchester siano migliorati nelle ultime annate, diventando una presenza fissa fra i big club europei e candidandosi quindi a possibile vincitrice della Champions League, è indubbio, ma adesso servono i fatti.

IL MERCATO: Da anni il punto di forza del City. Perché se il Tottenham fa del gruppo e dell’intesa il vero punto a favore, crescendo quindi campioni in casa e facendo carte false per tenerseli, il gruppo di Guardiola spende e spande, nella speranza di trovare un giorno quegli undici che possano vincere tutto. Lo scorso anno avevano chiuso il mercato segnando a bilancio una spesa di 218 milioni di euro; cifra molto vicina a quella dell’anno prima, visto che si galleggiava sui 220 milioni (poco cambia quindi). Proprio così il Manchester City anche quest’anno si è gettata nel mercato, spendendo – ad un mese dalla chiusura – circa 250 milioni.

Il tecnico catalano era stato preciso: voleva due terzini sui quali poter puntare e almeno un altro “panchinaro” che potesse fare il titolare per l’occasione. E per questo se sono stati spesi 51 milioni per un terzino destro come Walker. Per il suo sostituto, Danilo, sono stati messi sul piatto ben 30 milioni di euro. Per non finire sull’altra fascia è arrivato Mendy dal Monaco per quasi 60 milioni di euro, diventando per forza di cose il terzino più costoso della storia del calcio. Indubbiamente l’arrivo dei laterali di difesa non fa altro che rinforzare il gruppo, ma forse spendere 150 milioni di euro circa per tre terzini è leggermente esagerato. Inoltre è arrivato anche il portiere titolare, Ederson (pagato 30) in quanto Bravo ha deluso nettamente. Un altro arrivo è stato quello di Bernardo Silva, pagato 50 milioni di euro.

COSA MANCA: Solitamente se stessimo parlando di un dream team sulla quale sono stati investiti 750 milioni in quattro anni a questa domanda si risponderebbe con un secco “niente”. In verità non è così. Sebbene i Citizens abbiano cambiato progetto, smettendo di spendere tantissimi soldi per giocatori affermati ma iniziando a sborsare vagonate di contanti per giovani già affermati, ciò che manca al club inglese è un vero progetto. E tutto questo lo si può notare semplicemente dalla tabella cessioni: è partito Iheanacho, unico giovane capace di venir fuori da questa squadra di figurine. Fosse solo questo il problema nemmeno ce lo porremmo. Tutti gli altri giocatori che hanno salutato, sono profili sui quali il City ha prima puntato spendendo tantissimo e poi svenduto al primo offerente: e qua parliamo di Nolito, Fernando, Kolarov, Zabaleta, Jesus Navas, Clichy e Caballero.

Per gli amanti delle statistiche questo dato sarà importantissimo: per le cessioni di questi sette giocatori la società ha incassato 19 milioni. Quanti ne spese al tempo? precisamente 100.

MOU NON HA TEMPO

Mourinho: sempre nuovo e sempre attuale. Sempre pronto a denigrare qualcuno ma allo stesso tempo mai deconcentrato sull’obiettivo finale. E potremo dire senza troppi problemi che la carriera del tecnico portoghese è stata un po’ come questo Manchester United da quando c’è lui alla guida: non è ovviamente partito da vincente, ma pian piano ha sorpreso fino a toccare il suo apice. L’apice per il Manchester (di questi anni) è stato il trionfo in Europa League, per Mou il top fu indiscutibilmente quel triplete con l’Inter. Da quel momento non scese più dall’onda. E proprio per questo Mou non ha più tempo: un anno senza giocare la Champions sarebbe possibile definirlo come un anno buttato (sebbene non per colpa sua) e dopo un anno passato a giocare la coppa minore, senza mai trascurarla fra l’altro, adesso i Red Devils vogliono tornare a fare la voce grossa sia in campionato che in tutta Europa.

IL MERCATO: lo Special One più volte in questi mesi estivi si è lamentato di aver chiesto diversi rinforzi senza riceverne, ma il calciomercato sta cambiando e la concorrenza ti porta obbligatoriamente a mettere da parte le tue preferenze per il bene della squadra. Ad onor del vero il mercato del Manchester United sembra tutto fuorché magro. I diavoli rossi d’Inghilterra avevano carenze in ogni reparto e l’operato della società è stato preciso: per puntellare il pacchetto difensivo è stato preso Lindelöf, ottimo centrale di difesa. Arrivato dal Benfica per 35 milioni giocherà titolare di fianco a Bailly. Stessa cosa a centrocampo, dove mancava un giocatore di alto livello e Mou è stato accontentato con Matic (45 milioni di euro). Dulcis in fundo la ciliegina sulla torta è stata l’acquisto del centravanti di prepotenza: Romelu Lukaku. 85 milioni per il suo cartellino, ma aldilà del prezzo lo United si assicura una macchina da gol che potrà esser più che decisivo nelle partite difficili da sbloccare.

COSA MANCA: gli addii di Rooney e Ibrahimovic  potrebbero far perdere alla squadra quel clima di serietà che si era vissuto nello spogliatoio nell’ultimo anno e che, non a caso, aveva portato lo Special One ad alzare più di qualche trofeo. Se l’addio di Ibra (che comunque potrebbe tornare) sarà decisivo a livello di personalità, la partenza di Rooney toglie dal campo un leader e capitano non indifferente. Per quanto, invece, concerne la qualità, servono assolutamente due terzini che possano giocare titolari. Darmian e Blind non hanno deluso, ma non sono funzionali per il gioco che avrebbe in mente Mou. Proprio per questo Valencia durante lo scorso campionato ha avuto più di qualche chances nonostante dovesse essere poco più che un rincalzo.

WENGER OUT

Più di qualche cartello recitava così nei pressi di Londra, sponda Arsenal. Quella che il longevo tecnico francese sta vivendo sulla panchina dei Gunners in questi giorni è una storia molto particolare: una storia di odio e amore che viene continuamente ribaltata. Fra i “Wenger Out” e la riconoscenza per un allenatore che ha dato la carriera per il club e i suoi tifosi, Coach Arsene inizia la sua ventitreèsima stagione consecutiva sulla stessa panchina. Portando avanti la sua filosofia del 4-2-3-1 quest’anno sarà costretto a vincere, poiché per lui, e stavolta è più vero che mai, il tempo potrebbe farsi meno.

In 23 anni di carriera la bacheca canta tante coppe nazionali ma pochissimi trofei di cui potersi veramente vantare: solo tre scudetti. Per non parlare poi dei trofei internazionali: la bacheca risplende. Ma, purtroppo per i tifosi Gunners risplende di pulito: è completamente vuota.

Se la scorsa stagione la società ha salvato Wenger per l’ennesima FA Cup, quest’anno tutto ciò che non sarà Europa League o Premier League non potrà bastare.

IL MERCATO: i Gunners – confermando tutti i pezzi pregiati – hanno cercato di operare sul mercato in modo selettivo, acquistando non tanto per fare ma bensì per rinforzarsi realmente. L’arrivo di Lacazette (per 53 milioni) dà a Wenger la possibilità – finalmente – di poter schierare in avanti un giocatore funzionale ai suoi schemi. In questo modo non sarà più opportuno dover costruire solo azioni corali per mandare in gol la punta. Difatti, dover servire Giroud (fortissimo, per carità) significava molto spesso esser costretti ad arrivare a pochi passi dal portiere. L’arrivo di Lacazette garantisce la presenza di un centravanti tutt’altro che statico, che possa garantire un range di gol totalmente differenti rispetto a quelli segnati solitamente dall’altro francese. Inoltre l’acquisto nelle retrovie di Kolasinac consente la presenza di un giocatore duttile che possa esser schierato sia come terzino sinistro (ruolo che predilige) che come difensore centrale – o all’occorrenza esterno sinistro , perfetto nel centrocampo a 5.

COSA MANCA: a questo punto probabilmente viene a meno la mentalità. La maggiore carenza viene presentata fuori casa, a dimostrazione di come i Gunners soffrano la lontananza dal proprio pubblico. A livello di rosa è innegabile che l’Arsenal abbia bisogno di un centrale di difesa: la coppia Mustafi-Koscielny non è affatto male, ma indubbiamente c’è bisogno di un terzo elemento che possa dare sicurezza e fornire quell’esperienza in più alla retroguardia. Inoltre c’è un bisogno cospicuo di allungare la rosa con giocatori di qualità: se oggi, i rossi di Londra hanno nella lista infortunati Gabriel Paulista, Mertesacker, Coquelin, Ramsey, Santi Cazorla, Ozil, Sanchez e Campbell, questo problema dovesse ripresentarsi più avanti e il ruolino di marcia potrebbe risentirne.

VOGLIA DI TORNARE GRANDI

Infine loro: intrappolati al top come un topo (come disse J-Ax in una nota canzone di quest’anno) sono un po’ il Milan d’Inghilterra. Una società gloriosa che per anni è tornata a fare gavetta nel purgatorio della classifica e che adesso non ha più alcuna voglia di aspettare.

L’arrivo sulla panchina di Jurgen Klopp ha regalato ai Reds un mister finalmente decisivo. Un personaggio che fa della sua semplicità il maggior tratto caratteristico –  oggi sconosciuta sulle panchine delle big d’Europa – e grazie alla quale il Liverpool è ripartito. Conosciuto dai più come “L’antiMou” per atteggiamenti in panchina e fuori, comportamenti in conferenza stampa e richieste sul calciomercato, prende il materiale a disposizione cercando di renderlo in poco tempo idoneo per l’obiettivo finale. Non a caso il Liverpool lo scorso anno – finalmente aggiungerei – è tornato grande: al primo anno, il mister tedesco – prendendo la squadra in corsa – è riuscito ugualmente a portare a casa più successi possibili, conquistando una finale di Europa League e una finale di EFL Cup. Al secondo anno, nel quale ha potuto lavorare con i ragazzi sin dalla preparazione, è finalmente riuscito a centrare il tanto ambito quarto posto che vorrà dire Champions League, sebbene dalla porta secondaria (disputando quindi i preliminari).

MERCATO: in sede di mercato i Reds stranamente ancora non hanno chiuso per nessun giocatore del Southampton. Stranissimo pensare come l’affiliazione fra i due club sia così forte da trovare giocatori dei Saints scherzarci sopra pubblicamente dopo l’acquisto di Lemina.

Per quanto riguarda il mercato del Liverpool, l’unico vero colpo arrivato in città è stato l’ex giallorosso “Momò” Salah. L’esterno d’attacco giunge a Liverpool per formare (forse) il comparto offensivo più forte dell’intero torneo: Coutinho-Lallana-Manè-Salah-Markovic-Firmino-Strurridge-Origi.

L’arrivo di Robertson sulla fascia bassa sinistra, inoltre, consentirà a Moreno di rifiatare. Ad onor del vero l’ultimo anno il laterale con la maglia dell’Hull City ha dimostrato di poter tenere ritmi altissimi, a differenza dello spagnolo Alberto Moreno, delusione dell’ultima s.

COSA MANCA: l’acquisto più importante, però, sarà probabilmente Coutinho qualora si riuscisse a trattenere. L’addio di Neymar al Barcellona potrebbe placare la voglia del club Blaugrana, che oltre le doti tecniche sembrava volesse portare in Spagna il fantasista ex Inter solamente per “fare un favore” a O’Ney. A livello di gruppo l’assenza di un portiere sicuro potrebbe farsi sentire: Mignolet l’ultima stagione non si è comportato bene e questo potrebbe portare la società a responsabilizzare il giovane Karius, che però ancora non sembra del tutto pronto. Un portiere, perciò, potrebbe evitare di far perdere al Liverpool punti importanti alla fine dei conti.

 

Tutto è pronto. Stasera comincia la Premier League. Il campionato più bello del mondo è alle porte.