Non c’è dubbio che il calcio vive di figure storiche, ogni campionato ha la sua. In Serie A difficile trovare un tifoso o una dirigenza che non abbia apprezzato la competenza calcistica di Franco Colomba. Da un anno fuori dai giochi, l’ultima esperienza di Colomba è stata a Livorno, in successione alla mistica avventura al Pune Fc in India, dove per sua stessa ammissione “è sembrato di ritornare ragazzini”.

Mister Colomba, che Serie A aspettarsi dopo un mercato finalmente scoppiettante ? 

Sono tornate le milanesi, che è un dato importante. Anno scorso c’erano solo tre squadre a contendersi il più, per cui ora c’è una serie di compagini che possono lottare e dare vita a un campionato più combattuto. Ci metto anche la Lazio nonostante nella prima partita non sia andata oltre lo 0-0. Se riescono a risolvere la questione attaccante ( il caso Keita, ndr) è veramente una bella squadra.

Che campionato può fare il Bologna ?

Sicuramente puó migliorarsi, lo scorso anno è stata obbiettivamente un’annata deludente sotto molti punti di vista. Neanche il pubblico credo si sia divertito. Adesso ci sono giovani interessanti e figure nuove che possono dare di più dello scorso anno. Io credo che con un po’ di continuità in più si possa fare un bel campionato.

Prendiamo ora ad esempio proprio il Bologna: quali possono essere i pro e i contro di una dirigenza straniera ?

C’è innanzitutto differenza fra le varie proprietà. Inter e MIlan hanno speso tanto e sono partite da basi esistenti. Saputo a Bologna sta formando un capitale: sta partendo dalle basi, ovvero dalle strutture necessarie che  prima per un progetto simile a Bologna  non c’erano. Poi sicuramente si andrà sull’investimento di ordine tecnico, che finora non è stato il massimo ma con il tempo arriveranno rinforzi validi. Per ora ci sono alcuni giovani di belle speranze su cui puntare, ma fa parte dei piani. Ad oggi il Bologna si deve tener stretto Saputo.

Domanda di tutt’altro genere: cosa spinge un professionista (dirigente, allenatore, giocatore) ad avventurarsi nel campionato indiano ? Insomma, non proprio dietro l’angolo.

Innanzitutto l’esperienza di vita. L’India è un Paese particolare e con molto fascino. Mi aveva intrigato questa possibilità. Al nuovo la del livello calcistico poi, ci sono state cose che mi hanno riportato ai tempi di quando ero ragazzo. Parlo di buche nei campi,  di spogliatoi assenti, acqua che manca: tutte mancanze a cui non ci si è più abituati nel professionismo. Direi che personalmente è stata una bella esperienza.