8 febbraio 1994, Mannheim, Germania. Natale di Hakan Çalhanoglu. Diez di professione. Un diez di quelli veri. Un vero Numero Diez.

IN PRINCIPIO

Nasce in Germania da genitori Turchi. Come tanti, circondato dai sobborghi della periferia, muove i primi passi dietro al pallone con i compagni locali. Fra tanti il talento risalta sempre. A 17 anni, infatti esordisce già in 2. Bundesliga appropriandosi già della 10, una grande responsabilità senza timori reverenziali. Buon auspicio. L’anno dopo viene già notato e acquistato dall’Amburgo.

Al centro della sua schiena il 10. Al centro della sua vita la madre, Naime. Figura centrale, ancora di salvataggio ma anche amuleto e segno di buoni presagi. Prima di ogni partita infatti Hakan era solito chiamare la madre, per scaramanzia che si sa non è mai abbastanza, soprattutto sul rettangolo verde su cui aleggia sempre un’aria di preghiere, presagi e promesse.

Nato in Germania, passaporto tedesco ma vero turco e musulmano praticante. Come tanti come lui, la religione è dogma, chiave di vita. Un diez con una sensibilità particolare come raccontano le parole e le lacrime dopo la sua visita alla Ka ‘Ba, a La Mecca.

IL PERSONAGGIO

Diez, musulmano praticante e grande attaccamento alla madre. Ma Hakan Çalhanoglu è anche altro. Come ogni dieci è anche estro, non solo sul campo e un pizzico di follia. Testimonianza è la depressione sofferta ai tempi dell’Amburgo. Dalla dichiarazione di amore eterno

Voglio diventare una colonna di questo club

alla richiesta di cessione, solo qualche settimana dopo e il boicottaggio degli allenamenti con un certificato medico prova di sofferta depressione.

Un personaggio che divise. Chi ne amava e venerava le giocate e chi invece, come Mazingu-Dinzey, ex centrocampista congolese ne sottolineava altri aspetti

Di idioti nel calcio ce ne sono molti, ma lui li batte tutti. Il suo 10 rappresenta il suo QI

La telenovela si concluse con il passaggio al Bayer Leverkusen nel 2014 per una cifra attorno ai 15 milioni. Passaggio che costò caro però. A Gennaio scorso infatti la sanzione che lo costringe a stare lontano dai campi di gioco per 4 mesi a causa di un pre-contratto firmato col Trabzonspor ma non rispettato.

IN CAMPO

In campo la collocazione è molto più facile del tentativo di capirne quelle decisioni e quei comportamenti. Un diez vero e proprio. Trequartista puro senza ombra di dubbio o discussione, il paragone e battesimo come “nuovo Ozil”. Realizzare ma anche e soprattutto ricamare, rifinire. Anche in un esiguo e minimo proverbiale “fazzoletto” di campo. i centrocampisti della Lazio ancora si chiedono dove riuscisse a sgattaiolare nel preliminare di Champions di due anni fa…

Poche frivolezze inutili, tanta sostanza e concretezza. Non un funambolo a tempo perso ma diretto e decisivo. Questione di numeri. Al Bayer Leverkusen tre anni di permanenza con gli ultimi mesi però lontano dai campi. 28 reti e 22 assist. Non statistiche clamorose. Se ci si ferma ale apparenze. Di quei 28 gol ben 11 su punizione nella sola stagione 2013-2014. Meglio di Ronaldo, Messi e Pijanic. Nessuno come lui nei 5 maggiori campionati europei.

Mago delle punizioni. Colpi clamorosi, come quella contro il Borussia Dortmund, ai tempi del tormentato periodo ad Amburgo

LA NAZIONALE

Nato a Mannheim, Germania. Ma nessun dubbio sulla scelta della nazione da rappresentare. Seguita la pista del cuore, quella turca. Con buoni risultati: 26 presenze e 8 gol nella nazionale maggiore. Sempre da diez. Ma di Çalhanoglu fin qua si è evidenziato l’estro, la personalità che rispecchia il ruolo in campo e i controversi episodi. Con nel 2013 quando in nazionale, dopo la sconfitta per 2-0 contro l’Olanda l’allora compagno di nazionale Gokhan Tore rientra in stanza visibilmente ubriaco con una pistola, carica, in mano minacciando Hakan e il compagno di nazionale e di club Toprak.

Il limite superato questa volta non da Çhalanoglu ma comunque un pizzico di follia sempre lo tocca, in un modo o nell’altro. Tre allontanato dai radar della nazionale per un anno. Al suo ritorno inizialmente i due, vittime, rifiutarono le convocazione creando pane per i media Turchia. Imputata paura e timore verso il Tore. Il Bayer Leverkusen invece giustificò l’assenza a causa di infortuni. Persino il padre di Çhalanoglu si pronunciò

Finché ci sarà Tore, Hakan rifiuterà la convocazione

Poco male, tutto si risolse con la convocazione in nazionale accettata da tutti e tre.

ROSSONERO

Dose di follia ed estro ora in casa del diavolo. La resurrezione dei rossoneri passa anche, inevitabilmente da Çalhanoglu e dai 25 milioni, bonus compresi, investiti per lui. Qualche apparizione ed esperimento di posizione è già stato fatto da Montella. L’inattività da gennaio non permette grandi aspettative ora. Il ritardo di condizione è inevitabile rispetto ai compagni. Ma la qualità è indiscutibile e sprazzi di vero Çalha si sono già visti. Il problema rimane la collocazione.

Descritto fin qui un vero diez, nello scacchiere di Montella un posto non sembra esserci. Il 4-3-3 rossonero inevitabilmente ne comporta il sacrifico o l’adattamento. Provato come esterno di sinistra nel precampionato complice una condizione fisica, come detto, abbastanza approssimativa, non ha restituito le risposte attese dal mister campano con lacune in fase difensiva nonostante la grande e inaspettata propensione al sacrificio in ripiegamento.

Le prime di campionato invece lo hanno visto da mezz’ala complice anche l’infortunio di Bonaventura. Rilegare giocatori “liberi” a determinati ruoli non sempre dà frutti sperati. L’impatto e la centralità nel gioco sono certo migliorati ma ancora una volta è la condizione fisica a far da ago della bilancia. La difficoltà in ripiegamento e rincorsa non ha messo in mostra miglioramenti.

Esperimenti finiti dunque. La certezza è il ruolo da trequartista non adatto però allo scacchiere di Montella. Almeno per ora.

Al mister campano ora l’arduo compito di sfruttarne caratteristiche per farne giovare il Milan. Talento e classe alla corte rossonera.