Emozioni. Così si potrebbero sintetizzare le due ore che un qualsiasi spettatore ha trascorso all’interno dell’autodromo di Monza. Emozioni che vanno dal pre-gara fino al post-gara. Chi ha pagato (e non poco) per essere lì lo sapeva. Il Gran Premio d’Italia si è confermato anche questa volta uno dei più affascinanti del campionato, aldilà di chi abbia vinto e di chi abbia perso. E pensare che stava pure per essere tolto dal calendario questo GP…

LA CORNICE D’EUROFIA

Gli spettatori più fortunati han potuto raggiungere l’autodromo nazionale con la propria bicicletta. Del resto, a Monza e dintorni, gli appassionati di F1 son davvero parecchi. Inoltre così si spiega l’esercito delle due ruote a energia umana radunatosi all’interno del parco con la gioia di viversi una giornata indimenticabile.

Ma il vero supporto a questo sport, per quanto riguarda il weekend appena passato, lo hanno portato gli stranieri, arrivati in migliaia per ammirare Vettel e compagni in un loco tutt’altro che ordinario. Tedeschi e cugini di tedeschi han letteralmente inondato gli spalti monzesi, prendendosi la scena senza alcuna concorrenza italiana (o almeno fino ai festeggiamenti sul podio). È apparso fin da subito palese che i non-italiani seguano maggiormente la F1 rispetto ai nostri connazionali (anche in termini economici). Non so quanto questo discorso valga in senso contrario se si dovesse parlare di calcio…

Tra gli infiniti cappelli rossi e le numerose nonché inaspettate divise Redbull, si sono intravisti personaggi del tutto folli. Gente chiaramente da cinema, vestita in maniera poco consona per poter fare la spesa la domenica ecco. Ma anche questo è il bello della F1.

All’interno dell’intero complesso è stata allestita inoltre un’impressionante struttura di padiglioni riguardanti i principali sponsor del campionato. Dagli stand di una famosa marca di birra (When you drive never drink), ai più classici official store pronti a caricare ancor di più il popolo delle varie tribune. Robe per chi ha altri soldi da spendere insomma.

MONZA = EMOZIONE

Non è forse un caso che nella parola “emozione” ci siano ben 4 lettere che possano formare la parola “Monza”. Monza è e resterà sempre qualcosa di toccante, di non banale, di unico. L’inno di Mameli ha saputo mettere in silenzio tutti gli spettatori presenti sugli spalti, concentratisi solo ad apprezzare nel massimo rispetto uno dei momenti più toccanti della gara. Momento reso ancora più spettacolare dal passaggio delle Frecce aeree, le quali hanno sfumato l’azzurro del cielo italiano con i colori del tanto amato tricolor nazionale. La bellezza di quegli istanti vale davvero il prezzo del biglietto.

  Video: passaggio Frecce tricolori sopra il rettilineo di Monza

Finito questo eterno, consueto e al tempo stesso memorabile momento, ogni singolo soggetto presente all’autodromo ha iniziato a concentrarsi per viversi al meglio questo gran ben GP. Dai piloti, determinati a far bene, agli ospiti illustri, pronti a entusiasmarsi fin dalle prime battute, fino ai più semplici tifosi, speranzosi di veder trionfare i propri beniamini.

Già al giro di formazione ciascun pagante ben capisce che oggi andrà ad assistere a un evento straordinario. È difficile spiegare come quelle vetture siano incredibilmente belle. Belle e aerodinamiche. Belle e potenti. Belle e accessibili solo a uomini eccezionali. Un po’ come nel film Avatar quando si parla dei banshee.

La gara di per sé non è stata sicuramente la più spettacolare degli ultimi tempi, eppure qualche gran sorpasso si è visto. O meglio, si è provato a vedere quando le macchine non toccavano i 342 km/h… Tuttavia assistere a un GP dal vivo può essere sicuramente più interessante ma anche più incomprensibile rispetto a quando ci si posiziona sul divano di casa. Le  macchine passano davanti ai propri occhi una volta sola per giro giustamente, e se non ci fosse un maxi-schermo a fare da supporto, bisognerebbe mettersi lì a contare il numero dei giri senza mai perdere l’ordine esatto delle posizioni. Un po’ complicato ma anche un po’ intrigante.

Sta di fatto che domenica non c’è stato il problema di capire chi fosse in prima posizione giro per giro. Quel 44 chiamato “fenomeno” si è regalato una prestazione da urlo. Inimitabile in tutti i sensi. Mentre tutti speravano di poter vedere una grande Ferrari, la Mercedes dell’Hummertime ha letteralmente distrutto ogni minima possibilità di veder trionfare (non in senso pratico) una Rossa un po’ opaca nel pomeriggio monzese.

Ma poco importa, perché comunque le decine di migliaia di tifosi ferraristi si son ritenuti soddisfatti di quanto ammirato. Si sapeva del divario tra le due macchine, come si sapeva che alla fine della gara Vettel avrebbe ricevuto un grande affetto dagli spettatori scesi in pista nel vero senso della parola.

PODIUM

Le macchine, dopo aver passato la bandiera a scacchi, fuggono nei box, consapevoli della vera ondata che a breve allagherà il rettilineo di Monza (l’unico vero allagamento ben voluto dopo aver visto il diluvio delle qualifiche). E così è. Vengono aperti i cancelli, e il fiume di appassionati si riversa tutto sotto il podio. Un podio che i ferraristi avrebbero preferito veder occupato da ben due ragazzi con la tuta rossa, ma purtroppo per loro non è stato possibile. Quelli vestiti d’argento sono stati troppo imponenti.

Poco importa, perché l’idolo nazionale c’è, seppur sul gradino più basso. La folla impazzisce totalmente quando quel 5 tedesco si mostra al pubblico. Un pubblico un po’ egocentrico, un pubblico un po’ invidioso. I fischi a Hamilton non sono figli di una cattiveria ingiustificata, ma sono semplicemente il prodotto della non-accettazione nel vedere Vettel ancora dietro il pilota più forte di tutti. Lewis comunque non si offende, anzi, capisce i tifosi e si limita a mostrarsi felice di quel tifo che non saprà mai dire un coro a suo favore.

La classe non è per tutti. Hamilton vede quella folla rossa super-entusiasta, e a dirla tutta la vorrebbe per sé. Perché quella è passione, quella è parte dell’F1. Ma per l’inglese nemmeno stavolta è arrivato il contratto tanto atteso. Un vero peccato. Hamilton resterà sempre l’antagonista cattivo ma che in realtà alla fine della fiaba si rivelerà buono, quello che va compreso e non fischiato. Ma l’amore per il rosso acceca la gente, la quale difetta nel far prevalere in modo esasperato il proprio supporto al pilota tanto sostenuto. Ai più oggettivi dà quasi fastidio veder quel trattamento riservato a un Campione.

Terminati i riti ufficiali, è tempo dei saluti. Tra chi si porta a casa qualsiasi pezzo del circuito, barriere incluse, e chi si scatta una foto lungo la griglia di partenza, l’anima di Monza torna purtroppo a spegnersi, in attesa della solita rigenerazione prevista il prossimo settembre.