Risponde al telefono con il solito accento trevigiano e la solita disponibilità: Giuseppe “Bepi” Pillon. Ci ha raccontato i suoi pensieri sul calcio moderno, dall’alto dei suoi 25 anni di carriera da allenatore, meritevole di aver scoperto giocatori del calibro di Andrea Barzagli e di aver guidato la fantastica corsa all’Europa del Chievo nella stagione 2005-06.

Buongiorno Pillon, lei ha allenato in tutte le categorie maggiori vivendo esperienze importanti e lanciando centinaia di giocatori: cosa vuol dire allenare una squadra italiana oggi?

È un mondo che sta diventando sempre più difficile quello del calcio: c’è molto business e molti interessi, quindi sono tante le problematiche da affrontare per un allenatore, dalla gestione dello spogliatoio al rapporto con tifosi e dirigenza. È diventato un lavoro molto più difficile, in cui bisogna essere esperti e preparati a 360 gradi.

È in atto da ormai molti anni una costante critica agli allenatori, accusati di non dare lo spazio necessario ai giovani italiani. Lei ha scoperto giocatori del calibro di Andrea Barzagli: crede che ci sia effettivamente un problema negli allenatori oppure si parla semplicemente di giocatori non pronti come lo sono gli spagnoli che esordiscono in Liga o gli inglesi in premier?

Non credo sia un problema degli allenatori: se un giocatore è bravo e fa vincere le partite è impensabile che un allenatore non lo schieri in campo. Penso invece che la nuova generazione sia cresciuta in un mondo diverso e le qualità che un tempo erano comuni in tanti giocatori adesso lo sono per pochi. Dovremmo perciò lavorare maggiormente sui vivai, e questo è un discorso molto lungo da affrontare e che richiede volontà da parte di tutti.

E dell’eccessivo potere di giocatori e procuratori ai danni delle società cosa pensa?

Bisognerebbe stare molto attenti perché se un procuratore ha 7 o 8 giocatori nella stessa squadra si viene a creare un problema, per la società ma anche per l’allenatore. Bisogna essere molto chiari nelle cose e gestire situazioni così è ormai davvero difficile. I procuratori dovrebbero semplicemente avere l’etica professionale per non mettere troppo in difficoltà il presidente e la dirigenza, perché il tutto poi si trasferisce sugli allenatori! (ride, ndr)

Passiamo a parlare di Serie A: che indicazioni hanno dato secondo lei queste prime tre giornate?

Le squadre sono sempre quelle, con in testa Napoli e Juve, ma l’Inter di Spalletti è destinata a fare un grande campionato. Il Milan invece è veramente un’incognita.

A proposito di Milan: la défaillance di Roma è semplicemente uno sbandamento o questa faraonica campagna acquisti ha mostrato effettivamente i suoi difetti dal punto di vista tattico?

Non credo che la campagna acquisti sia stata sbagliata, credo piuttosto che ogni cosa abbia il suo tempo: Montella deve avere il tempo di lavorare con questo gruppo di giocatori, non facili da amalgamare. Senza dubbio però le aspettative sulla squadra sono troppo alte visto che il gruppo è stato totalmente ridimensionato. Bisogna quindi avere la pazienza di lavorare, convinti di fare un ottimo campionato ma senza pensare ad ambizioni fuori portata come lo scudetto, concentrandosi piuttosto sull’accesso alla Champion’s League.

L’Italia di Ventura si lecca le ferite dopo la brutta sconfitta contro la Spagna: cosa manca agli azzurri per essere al livello delle migliori?

C’è semplicemente un divario tecnico chiaro, che si è visto anche nella partita fra Barcellona e Juventus. Il margine al momento è davvero importante, e noi non abbiamo giocatori effettivamente in grado di fare la differenza come lo è stato Isco nella partita contro l’Italia. Come detto è fondamentale ripartire dei settori giovanili, perché sono poi la vera fonte per una nazionale vincente, per riportare questa squadra nel posto che gli spetta.

Un’ultima domanda sul suo futuro: ha vissuto in Serie A annate importanti come quella al Chievo, trascinato fino in Europa nella stagione 2005/2006: ci potrebbe ancora essere il massimo campionato nel suo futuro?

Il mio futuro è incerto: in questo momento sto valutando le occasioni cercando quelle che possono piacermi, perché per rendere al massimo un allenatore deve trovare un contesto in cui si possa lavorare con tranquillità, in cui ci sia un progetto. Io sono in attesa, dopo essere stato ad un passo dalla promozione in Serie B con l’Alessandria, avendo perso la finale con il Parma. Vediamo cosa si prospetterà in futuro, ma non escludo nulla.