PROLOGO

Che cos’è una maschera?

Secondo Paulo Dybala, numero diez della Juventus, essa non è altro che una particolare esultanza che gli permette di distinguersi, insieme alle doti tecniche fuori dal comune, dalla massa e dal resto dei calciatori; fece lo stesso il suo ex compagno di squadra, Paul Pogba, quando decise di lanciare la moda della dab: gesto di danza divenuto celebre grazie alla stravaganza ed al carisma del personaggio costruitosi nel tempo. I calciatori, in effetti, sono idoli soprattutto dei più piccini ed è quindi fisiologico che essi tentino di emularli, elevandoli a modelli ed ‘eroi’. La scelta di Paulo Dybala di coniare un’esultanza tutta personale, quindi, è facilmente spiegabile attraverso questo algoritmo dal successo garantito; dando per scontato, tuttavia, che qualcuno si sia effettivamente scervellato per identificare una posa iconica per l’argentino a cui, inoltre, il ragazzo potesse dare una spiegazione logica.

“Ogni giorno, tutti noi, affrontiamo problemi e delusioni e dobbiamo combatterli come un guerriero, anche se siamo sorridenti. La mia esultanza è la maschera di un gladiatore: quando lottiamo in campo a volte dobbiamo indossare una maschera da guerriero per essere più forti senza perdere il nostro sorriso e la gentilezza.”

Questa è la versione fornita dal classe ’93 che, ovviamente, si pone in contrapposizione alla nostra visione decisamente più sterile – ma verosimile – della realtà dei fatti.

Analizziamo, comunque, la questione della ‘maschera’ maggiormente a fondo.

Secondo Pirandello, ad esempio, la metafora della maschera spiega come l’uomo si nasconda dietro un un velo di maya che non consente a terzi di conoscere la propria personalità. In sintesi, dunque, secondo il noto poeta italiano, essa non è altro che una mistificazione della propria persona, indice di una frammentazione del proprio io, dovuta al fine di adattamento in relazione al contesto desiderato.

IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE

Perchè affrontare un tema calcistico con tante riflessioni di natura psicologica?

Perchè questo appare il modo migliore per mostrarvi il nostro punto di vista riguardo quello che, attualmente, è il calciatore più abile e più in forma del campionato di Serie A. L’argentino con il numero diez sulle spalle, difatti, ha segnato 8 gol in 4 gare e, volendo essere meticolosi aggiungendo la partita di Supercoppa Italiana, ne ha siglati ben 10 in 5 partite. Un momento di forma eccezionale per l’attaccante bianconero che, attualmente, spera che quest’ultima si riveli la stagione della propria consacrazione a livello personale e chissà, magari, anche di squadra.

La squadra, effettivamente, non ha molto altro da chiedere al mondo del pallone, se non quella maledetta coppa sfuggitale dalle mani in data 3 giugno, al Millennium Stadium di Cardiff. Tale competizione si ripropone con cadenza annuale, ma a mancare al grande appuntamento di quest’edizione è proprio la corazzata piemontese, con il suo fuoriclasse che dimentica a casa lo straripante talento messo in mostra nelle ultime settimane.

La sua prestazione in occasione della gara di Barcellona è stata infatti tutt’altro che indimenticabile: non si ricordano spunti personali convincenti, guizzi, passaggi insidiosi o reali occasioni da gol create. Al Camp Nou, la maschera che il ragazzo è solito indossare in campionato è crollata, mostrando un volto fragile e insicuro. Un volto che, ahilui, si mostra in Champions League per la seconda volta consecutiva dopo la finale della scorsa edizione.

Secondo Alessandro Del Piero, uno che ha impresso sulla pelle il marchio del Diez, Paulo Dybala gode di timore reverenziale. Che cosa significa? Significa che l’argentino è il grande fuoriclasse della Serie A e che tale condizione, dunque, lo avvantaggia in quanto la sua aura di grandezza debilita in qualche modo gli avversari che, se beffati dalla qualità del ragazzo, possono tornare a casa e dormire sonni sereni, sapendo di aver fallito solo dinnanzi ad un campione.

“Quando incontri questi giocatori così, ed in giornata, è difficile portare a casa punti. Vede il calcio dieci ore prima di tutti noi.”

[M. Politano, Sassuolo]

“Dybala? Non ho mai affrontato big come Neymar, ma Dybala è già un top player e migliorerà. Ad oggi è il 60% della pericolosità della Juve.”  

[A. Gamberini, Genoa]

Ascoltando le dichiarazioni di due rappresentanti differenti delle squadre punite dal ragazzo, appare limpido come l’affermazione di Del Piero possa avere un qualche tipo di fondamento, se non su vasta scala, perlomeno in parte. Dybala gode di una fama unica la quale, unita al suo talento, lo rende il nemico pubblico numero 1 delle difese di tutta la Serie A; non è lo stesso, tuttavia, in Europa.

Lì, nel vecchio continente, i sovrani sono altri: si chiamano Cristiano Ronaldo, Messi e Lewandowski – per fare qualche nome – e  Dybala, attualmente, non suscita alcun tipo di timore. In Champions League le presenze di fenomeni sono all’ordine del giorno ed un semplice ragazzino di 23 anni non può in alcun modo far sì che la sua fama lo preceda: in quel territorio la reputazione si crea mietendo vittime, disegnando calcio ed innalzando trofei; il numero dieci juventino non ha ancora effettuato i tre step necessari e, per tal motivo, non può sperare che le dinamiche di Serie A si ripropongano con la medesima cadenza ed il medesimo successo anche nel Vecchio Continente.

L’ex-Palermo, in sintesi, soffre della stessa sindrome che affligge da anni la sua squadra, ma ciò non significa che sia necessario adagiarsi sugli allori.

Vincere una Coppa dalle grandi orecchie a Barcellona o a Madrid è facile; vincerla a Torino, contro la sfortuna, l’ambiente e la tradizione negativa è tutta un’altra cosa.

Per questa ragione, dunque, Dybala è chiamato a trascinare il suo team all’impresa: la mask indossata nei confini italiani è troppo leggera e fluttua alla prima scossa di terremoto; ne serve un’altra, più robusta, più affascinante, che ne abbracci il volto e lo renda quel gladiatore capace di compiere grandi imprese: imprese che non si vedono da più di 20 anni in quel di Torino e che fans e supporter attendono con trepidanza, gridando il nome del dieci in cui riporre i propri sogni.