Continua l’esodo delle stelle ad Est. Con una trade sorprendente ma allo stesso tempo già prevista da tempo, Carmelo Anthony si è trasferito ad OKC. Già dall’inizio dell’offseason si parlava di un trasferimento del numero 7 dei Knicks verso Houston (l’unica squadra che Melo, forte della no-trade clause, aveva messo tra le potenziali destinazioni). Saltati i Rockets (si dice a causa dell’ingaggio troppo elevato di Ryan Anderson che avrebbe fatto il viaggio inverso), hanno ricevuto il via libera alle trattative anche i Cavaliers ed i Thunder. Con i Cavaliers che hanno mollato la presa è rimasto solo Presti al tavolo del GM Perry. Con Kanter, McDermott e la pick del secondo giro dei Bulls anno 2018 la trade è stata ufficializzata.

Sponda Knicks

Anthony (a torto o a ragione) è stato considerato come il primo problema da risolvere per NY: attaccante troppo statico, difensore sotto la media. Non è una cosiderazione errata, Melo è un giocatore che in isolamento si trova nella sua comfort zone. Dal palleggio 1v1 può battere quasi chiunque semplicemente tirando in faccia al suo dirimpettaio, la sua capacità dal post è sottovalutata sia per impiego ed efficacia ed ha spesso dimostrato di saperla passare molto bene. Ma al di là delle sue caratteristiche eccellenti, è il suo utilizzo nel contesto di squadra che lascia perplessi. Un po’ come Irving o Westbrook o, peggio ancora, Rudy Gay, Melo ha una percentuale di Usage Rating che si attesta sul 29,1% (poco meno del 31,4% di media in carriera, ottavo di sempre in NBA), simile a quella di Irving e di Westbrook (escluso l’ultimo anno dove Russell ha sfondato di prepotenza il 40%). Questa stat ci spiega grossomodo quanto un giocatore è coinvolto nelle stats di tiri dal campi, tiri liberi e palle perse rispetto al totale della squadra nei minuti in cui è stato in campo. In breve, Anthony ha il pallone in mano praticamente sempre. Una Usage del genere non è per forza un segno negativo ma va contestualizzata, soprattutto perchè, non essendo la point guard dei Knicks, o viene chiamato in causa quasi sempre dai compagni oppure tira tutto quello che gli passa tra le mani. Qui le strade si dividono tra chi considera Melo un giocatore deleterio per un sistema organizzato e chi piuttosto pensa che Melo un sistema attorno non ce l’abbia mai avuto. Ora, tralasciando se è giusta una o l’altra ipotesi (delle quali non abbiamo controprove affidabili), questa è la prima vera squadra competitiva dove il numero 7 approda. Denver prima e New York poi hanno avuto molti più bassi che alti e, tranne qualche apparizione ai Playoffs, non hanno avuto un buon rendimento con Melo in campo. Inoltre, spartire i suoi possessi con giocatori ancora più estremi in fatto di Usage (Iverson per primo) senza un’idea condivisa di cosa fare in campo rischia di diventare una serie indefinita di isolamenti che non portano a nessuna parte. Le ultimissime versioni dei Knicks sono state persino peggio, con aggiunte disordinate (tipo Rose e Noah) e giocatori che ormai hanno fatto il loro tempo. Escluso Porzingis (che ora dovrà essere tassativamente la punta del roster), di futuribile e interessante a New York non c’è niente. Giocare con una point guard come Rose ha accentuato la tendenza di Melo nel fermare il pallone, soprattutto perche l’atletismo per quelle penetrazioni ai tempi dei Bulls sono ormai un ricordo. Noah non è più il giocatore dei Bulls ed ha un contratto  folle, i vari Lance Thomas, Vujacic non sono abbastanza per le ambizioni dei tifosi newyorkesi. In sostanza, togliere Melo dal roster è la pietra tombale di questo periodo che per molti motivi è stato poco gratificante per entrambe le parti. Poi Kanter non è il migliore dei fit in questo roster già pieno zeppo di lunghi e McDermott è ancora in debito rispetto alle aspettative che avevamo su di lui, però potrebbero tornare utili per ricominciare a pensare basket. Senza più grosse ambizioni, a NY possono lavorare con relativa tranquillità, a partire dal prossimo Draft.

Sponda OKC

Presti ha fatto un’offseason quasi leggendaria. Dopo l’addio di Durant si ipotizzava un lento declino per OKC con la prossima dipartita di Westbrook e via verso l’oblio del fondo della Western. Invece Sam scippa Indiana nella trade per Paul George, prende un ottimo fit come Patterson e ci aggiunge Carmelo Anthony con un’altra ottima trade. Ora, per Donovan ci sarà molto da lavorare ma se le cose andassero nel verso giusto avremmo la finalista di Conference assieme a GSW. Però, c’è da lavorare, molto. Prima di tutto, è ora di costruire un sistema offensivo degno di questo nome, basta “palla a Westbrook e vediamo”. Potenzialmente, con le tre All-Star in campo, potremmo vedere Westbrook-Roberson-George-Anthony-Adams o cambiare Roberson con Abrines o ancora Adams con Patterson. Le combinazioni di questi nomi rispondono a qualsiasi richiesta tattica che si pone in campo. Serve un quintetto piccolo? C’è, con 4 tiratori o persino 5,  un bloccante eccelso come Adams per i pick’n’roll e, senza il neozelandese, Patterson ti apre la strada anche al pick’n’pop. Anthony, George e Westbrook hanno comunque un potenziale di fuoco in isolamento terrificante per tutti e potremmo tranquillamente non vederli sempre assieme mantenendo un attacco di altissimo livello. Melo dovrà abituarsi però a giocare molto off the ball sfruttando le voragini che George e Westbrook gli apriranno con le penetrazioni. Anche vederlo qualche volta in post potrebbe essere un’idea. Insomma, Donovan ha un mazzo di carte pieno di assi e può veramente plasmare questo roster come meglio non potrebbe. Melo è solo la ciliegina sulla torta ad una squadra che era già estremamente interessante prima. In tutto questo merita ancora un applauso Presti, aver rimesso OKC sulla mappa delle contender senza Durant e con una squadra dal potenziale veramente altissimo è il risultato di un lavoro perfetto.