L’inizio stagionale di Radamel Falcao dice dieci presenze e dodici gol, praticamente uno scoring alla Cristiano Ronaldo del finale di stagione scorso. L’attaccante colombiano dopo tanto girovagare ha capito che il suo habitat naturale è nel dispersivo quanto lussuoso stadio del Monaco Louise II, e lo ha capito tanto bene che ora vuole erigersi a bandiera del club e leader di un gruppo che negli ultimi quattro anni è cresciuto tantissimo. Lo fa segnando tanti gol e giocando per la squadra, che anche senza i vari Mbappe e Bernardo Silva è rimasta competitiva grazie ai rinforzi estivi di Jovetic, Keità e Tielemans, non di certo scommesse. Tuttavia seppur abile e rapace, il Falcao degli ultimi anni non sembra esser più un giocatore capace di spostare gli equilibri: non lo ha fatto al Manchester e tanto meno al Chelsea, eppure in questa stagione monegasca sembra tornato quello di Madrid. Il colombiano segna praticamente un gol ogni settanta minuti e questo garantisce almeno una rete a partita a Jardim, senza dubbio il suo miglior valorizzatore fra tutti gli allenatori che ha avuto. L’unica partita in cui il Monaco non ha segnato è stato il 4-0 subito contro il Nizza alcune settimane fa e guarda caso è stata, oltre alla prima sconfitta dei monegaschi in 24 matches, anche la peggior prestazione del Tigre secondo i media francesi.

                                                                                      NUMEROLOGIA

Premettendo che il suo gioco fisico non elimina l’agilità e la rapidità dalle proprie caratteristiche, Falcao è uno che è difficile trovarlo in fuorigioco: le statistiche dicono che in totale El Tigre ha un complessivo di 0.6 offsides, che paragonato agli altri bomber è un dato esiguo (Morata ad esempio ne ha 0.9, Higuain 0,8). Il Monaco gioca un calcio veloce e organizzato e anche se rispetto allo scorso anno a livello tecnico rimane comunque in leggero deficit, la qualità di cross e di palloni giocabili per Falcao resta comunque di ottimo livello. Essenzialmente Falcao gioca molto di testa e su dodici centri ben quattro sono stati dei cabezazo, sfruttando i traversoni di due ottime ali dai piedi buoni quali Rony Lopes e Richard Ghezzal ( a proposito di nuovi acquisti ).

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Calcia quasi sempre col destro e il sinistro è più un’arma secondaria che un vero e proprio sussidio al gol, tant’è che col mancino ha segnato una sola rete. Ma quando sei in area di rigore, qual è la differenza ? Falcao è un animale dell’area di rigore, uno dei sovrani europei del movimento e del guizzo sotto porta e sei delle sue marcature giungono proprio dalla zona più vicina della rete, l’area piccola. La sua stazza fisica non elevatissima (1,77 metri) ma dal busto robusto gli conferisce quello che cercano molti allenatori, ovvero un riferimento offensivo che al contempo possa trasformarsi in un giocatore agile e mobile fra la difesa avversaria.

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E’ stupefacente vedere come Falcao sia anche bravo e capace nell’uno contro uno, una caratteristica che ad esempio grandi bomber di spessore internazionale come Higuain o Lewandowski hanno e utilizzano come punto di forza. Per dirla analiticamente El Tigre ha una media di 1,4 dribbling a partita, e per citare in paragone gli altri due cannoniere il Pipita ne vanta una di 2,1 (altissima per uno del suo ruolo) e il polacco 1,3. In quanto a tiri invece, Falcao ne effettua circa 2,4 a partita e per uno che ha segnato dodici gol vuol dire che nel 40% delle volte in cui tira segna: anche questo è un dato molto simbolico di come il colombiano sia uno dei migliori marcatori in circolazione. Con dodici gol realizzati finora c’è anche una tripletta al Dijion da considerare, sintomo di come il bomber sudamericano le partite ora le vince anche da solo. Con l’attuale bottino realizzativo Falcao ha già superato la metà dei gol fatti lo scorso anno, 21.

                                                                                     RIVINCITA

Il burrascoso e inquieto rapporto con Louis Van Gaal è stata la pagina più brutta della carriera di Falcao, un giocatore arrivato in Europa giovane e che nel Vecchio continente ha vinto ovunque è andato, tranne in Inghilterra. Un palmares che vanta un campionato portoghese, uno francese, uno argentino più svariate coppe e supercoppe nazionali; in tutto ciò ovviamente è stato tralasciato il bottino internazionale, ovvero il record di aver vinto la Europa League per due anni di fila con due differenti club. Sinceramente nessuno si sente di eleggere Falcao il miglior attaccante in Europa ma senza ombra di dubbio nessuno non può non prenderlo in considerazione quando si parla dei migliori cinque attaccanti sudamericani del momento. In fin dei conti per un centravanti parlano i gol e Falcao è uno che ne ha fatti parecchi in tutte le stagioni, tranne appunto il suo biennio britannico, periodo che ai suoi 175 gol in carriera ha portati solo 5 misere reti.

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Eppure El Tigre sembrava perfetto per la Premier League e che il matrimonio con le squadre inglesi non sia andato in porto è forse dovuto a una questione ambientale: quel Manchester United è stato forse il peggiore delle ultime dieci stagioni e l’ultimo anno di Mourinho al Chelsea è stata più una missione di sopravvivenza che un’annata calcistica. Quindi il ritorno al Principato di Monaco dove attualmente Falcao si sta riprendendo gli onori della cronaca che non lo avevano avuto protagonista per diversi anni. Perché anche nelle prime pagine di storia monegasca non è che Falcao sia stato strepitoso, e la dimensione mediatica della Ligue One ha influito sull’apparente deafault della sua carriera. Eppure tale inizio di stagione conferma come in verità Falcao in questi anni non ha perso lo smalto che aveva a venticinque e il suo ruggito dopo la doppietta all’Ethiad di Manchester nello scorso marzo non solo ha scritto una pagina importante della storia del calcio, ha pure sancito il suo ritorno definitivo fra quelli che contano.