“L’esecutivo del club era per non giocare, a tutti i costi: ne abbiamo discusso nello spogliatoio, tra giocatori e società, e c’erano opionioni diverse. La mia ora non conta: è stato deciso di giocare, il motto ‘mes que un club’ non doveva per forza impedirci di scendere in campo. Se per la federcalcio spagnola o per qualcuno sono un problema, bene: per me non è un problema fare un passo al lato e ritirarmi dalla nazionale prima del Mondiale”.

Piquè in lacrime per la difficile situazione della Catalogna

Con queste parole Gerard Piqué si congeda al termine della gara contro il Las Palmas, terminata 3-0 in favore dei blaugrana ma che, comunque, lascia una notevole sensazione di amarezza. Amarezza per i fatti antecedenti alla partita, che si sono rivelati sconvolgenti per la loro natura brutale e che hanno fatto scalpore in tutto il globo, causando indignazione e scetticismo nei confronti del governo spagnolo.

Ora, però, facciamo un passo indietro e ripercorriamo la vicenda analizzandola sin dagli albori.

UN PO’ DI STORIA

La Catalogna, comunità di oltre 7 milioni di abitanti facente parte della penisola iberica, rivendica da lungo tempo indipendenza ed autonomia per via delle proprie peculiarità linguistiche e culturali. Tale atteggiamento, però, non è mai stato apprezzato dal resto della Spagna e tutto ciò, nell’ambito meramente calcistico, si sfogava con fischi ed insulti verso chi appoggiava tale ideologia, come ad esempio accadeva con Piquè durante le gare della nazionale spagnola. Il centrale del Barcellona non ha mai nascosto il suo pensiero e ne ha spesso fatto le spese, con aperte contestazioni che lo hanno visto protagonista in negativo. Nella giornata di ieri, dopo anni di discussioni e dibattiti in merito alla vicenda, si è però finalmente svolto un referendum che mirasse a coinvolgere i cittadini, ponendoli di fronte ad una scelta: separarsi dal resto della Spagna e dichiararsi, dunque, indipendente o rimanere nella medesima posizione politica?

Sono avvenute così le votazioni che sono state vittima, però, di bruschi interventi da parte della polizia spagnola che ha bloccato numerosi seggi e che ha ferito numerosi abitanti catalani durante gli scontri; il cruccio o equivoco che divideva catalani e poliziotti era frutto di inadeguate scelte politiche che hanno portato da un lato alla votazione e dall’altro al blocco di essa in quanto non riconosciuta dal governo. Ne è nato un vero e proprio caso in cui la Spagna si è espressa affermando di non riconoscere in alcun modo tale referendum o negando, addirittura, che esso dovesse tenersi.

Nel complesso, più del 50% della popolazione della Catalogna ha votato e, statisticamente, 9 abitanti su 10 si sono trovati d’accordo nel votare a favore dell’Indipendenza; l’astio nato nelle ultime ore, inoltre, non facilita una futura permanenza della comunità all’interno della penisola iberica, ma aumenta solamente il malcontento generale.

GLI SCENARI CALCISTICI

Dopo esserci esibiti in spiegazioni storico-politiche che, per competenza, lasciamo trattare ad altre fonti sicuramente più specializzate ed adeguate, discutiamo dell’aspetto calcistico di tale avvenimento.

Se la Catalogna dovesse divenire effettivamente indipendente a fare le spese di tale situazione sarebbero la Liga, il Barcellona, il Girona e l’Espanyol. Tali squadre, difatti, abbandonando la giurisdizione spagnola non disporrebbero più dei permessi legali necessari per potersi effettivamente iscrivere al maggior campionato di calcio spagnolo; la legge, infatti, contrariamente a quanto magari succede in altri paesi, non prevede alcun vincolo che possa favorire la situazione delle tre squadre sopracitate.

Come si potrebbe agire?

In rete circolano numerose teorie e alcune di esse prevedono addirittura l’ingresso del Barcellona all’interno di una lega ‘straniera’. Serie A, Premier League o Ligue 1 per intenderci. È fantascienza? Paradossalmente no, si tratta di un’ipotesi possibile, visti i precedenti di Swansea o Monaco, per citarne alcuni.

Un’altra ipotesi, inoltre, sarebbe quella di tornare ad istituire un campionato di calcio catalano; peccato che in tal caso l’unico top club – per storia e per possibilità economiche – sarebbe il Barcellona stesso che, inevitabilmente, perderebbe appeal, entrate ed il ruolo di top club mondiale. Si verrebbe a creare, dunque, una sorta di campionato di bassa lega, poco più appetitoso dell’Eredivisie, per intenderci.

L’unica pista che crediamo sia realmente percorribile è quella di ottenere la permanenza in Liga e qui, ovviamente, si torna a discutere di burocrazia, diplomazia e leggi che non ci competono. È tuttavia lecito pensare che molto difficilmente il campionato spagnolo si priverebbe del Barcellona, riconosciuto all’unanimità come una delle squadre più forti ed influenti del globo e protagonista del match più emozionante di sempre, El Clasico.

Noi, per ora, possiamo solamente aspettare gli sviluppi della vicenda, sperando che la situazione in Catalogna non subisca altri violenti inconvenienti; per ciò che concerne il resto, invece, siamo pronti a scommettere sulla permanenza in Liga dei club catalani. Con buona pace delle teorie – realistiche ma al contempo fantascientifiche per intenzionalità – diffuse in questo momento.