Se per tutta l’estate si è parlato di giocatori, trade, free-agency e altro, dietro le quinte il commissioner Adam Silver si muove per smussare gli angoli vivi del carrozzone dell’NBA. Qualche regola nuova per l’anno prossimo è già stata comunicata (l’ultima in ordine temporale riguarda la domenica dell’All-Star Game) e potremmo vederne delle altre nell’immediato futuro. Possiamo comunque notare la volontà di Silver di aumentare la “marketability” di un prodotto già estremamente adatto ai canoni televisivi e nel frattempo correggere alcune “zone grigie” del regolamento che l’anno passato hanno creato discussioni.

  1. Riduzione dei tempi morti

Quest’anno probabilmente vedremo molti meno finali prolungarsi all’infinito tra timeout ed altri ammenicoli. Partendo già tempo addietro con piccoli aggiustamenti all’instant replay (che ha tagliato la media delle partite da 2 ore e 23 a 2 e 15), Silver prosegue con il suo “smooth out the flow of the game”. Quindi, in numeri:

Quantità e durata: i timeout saranno 7 a partita  da 75 secondi, senza limitazioni per quarto.

-Durata: due obbligatori (non conteggiati nei 7) ogni quarto al primo stop dopo il 7 minuto e dopo il 3 minuto dallo scadere.

-Ultimo quarto: fino a 4 timeout che scendono a due dopo quello obbligatorio a 3 minuti dalla fine o (nel caso quest’ultimo non abbia avuto modo di verificarsi) dopo lo scoccare dei due minuti dalla fine.

Overtime: due timeout (precedentemente 3).

-”Delay of the game”: gli arbitri sono tenuti a fischiarlo se un giocatore in lunetta esce dall’arco dei tre punti durante un libero e l’altro. Inoltre, l’halftime sarà di 15 minuti a partire dalla fine del secondo quarto ed una squadra non in campo entro i 15 minuti sarà passibile di “delay of the game”.

-Rimozioni: rimossi i timeout obbligatori dopo il primo minuto (presenti nel secondo e nel quarto quarto).

A prima vista, Silver sembra aver raggiunto il suo obiettivo: i nuovi timeout obbligatori sono ben disposti nel tempo e non avremo più interruzioni dopo i primissimi minuti (a meno che i coach non vogliano spendere un timeout), i timeout da 75 sono più pratici (togliendo la vecchia differenza tra i cosiddetti “20 seconds” e quelli da 90) e, soprattutto, i finali di partite punto a punto non saranno eterni come in passato.

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  1. Cambiamenti di date

Possono sembrare dettagli ma non lo sono: la stagione parte 7 giorni prima (quindi 18 Ottobre piuttosto che il 25) e la Trade deadline (fissata solitamente dopo l’All-Star Game) viene anticipata a 10 prima dell’evento. Le stesse parole del commissioner spiegano perfettamente il motivo: “There was the sense that it was more unsettling to have a player traded right after the All-Star break, that the All-Star break would have been an opportunity for the player to move himself, his family, get his family readjusted and get readjusted to the new team when they have that four- or five-day period to do that.” In pratica, l’All-Star Game dovrebbe essere un’occasione per i giocatori scambiati di rimettere a posto le questioni riguardanti la famiglia ed un break di 4-5 giorni è molto comodo per questo. Il “grilletto” di questa decisione? La trade di Cousins, scambiato proprio durante l’All-Star game dell’anno scorso insieme a Hield, Casspi, Galloway ed Evans.

  1. Regole in campo

Due in particolare, temi trattati molto animatamente durante l’anno scorso.

-Sui “Jump Shots”: “Depriving a jump shooter a safe landing space results in a minimum Flagrant 1. Egregious offenses will result in Flagrant 2 or ejection.” Questa riguarda la querelle tra Pachulia e Leonard durante i Playoffs dell’anno passato. In sintesi, il “negare ad un tiratore in salto uno spazio sicuro dove poggiare i piedi viene classificato come Flagrant 1. Se l’infrazione è particolarmente grave è passibile di Flagrant 2 o espulsione”.

-Sugli “Shooting Fouls”: “Players will not be able to pull up for a shot after contact anymore, as the foul will be determined on the sequencing of when the foul happened. If prior to the gather, it’s a common foul, if after the gather, it’s a shooting foul. This essentially means continuation is no longer allowed for three-point shots.” Questa passerà alla storia come la “Harden rule”, spezzando la sequenza fallo-tiro in due momenti distinti. Ciò vuol dire che se il fallo arriva prima del tiro, è un fischio classico, se arriva dopo è un fischio sul tiro. Risolviamo così la questione sui “liberi gratis” che Harden trovava cercando il contatto col difensore passandogli le sue braccia sotto.

  1. Riforme alla Lottery

Questa entrerà in vigore nel 2019 concedendo un anno di “Grazia” ai team oggi in rebuilding. La novità è legata alle percentuali dei team in Lottery di avere la prima scelta. Le prime tre passeranno dal 25%-19.9%-15.6% ad un 14% per tutte. La quarta fino alla 13 salgono di qualche punto e l’ultima rimane invariata allo 0,5%. Pro e contro: il tanking spudorato non lo vedremo più (o almeno non come negli ultimi anni) quindi vedremo partite più combattute. Inoltre, questa regola va ad abbattere anche i “tanking di mezza stagione” di squadre che partono con obiettivi da Playoffs e appena sentono l’aria di Lottery cominciano a giocare tanto per fare presenza. Però (questo potrebbe essere un grande però) gli “small market” (le franchigie con un giro di soldi e appeal minore delle Los Angeles, Boston, New York ecc…) si sono messi di traverso per molto tempo per un motivo preciso: se già è difficilissimo attirare free-agent, senza poter contare sul Draft come facciamo? Insomma, l’offseason di quest’anno ha visto Hayward via da Utah verso Boston, George che potrebbe finire ai Lakers l’anno prossimo, gli stessi Davis e Cousins sono molto a rischio. C’è da stare piuttosto attenti su questo.

  1. Riposi

Facciamo un nome: Gregg Popovich. Pop ha praticamente creato questa regola. Vi spiego perchè: la gestione dei suoi giocatori in Regular Season è centellinata al minuto per preservare i suoi top player per i Playoffs o comunque per averli più in forma nelle partite che contano. Si spiega anche così come Ginobili sia ancora in campo ed una quercia come Duncan abbia giocato in NBA fino alle soglie dei 40 anni. Però adottare questo sistema durante “partite di cartello” ha fatto storcere il naso a tifosi e televisioni che perdono il loro interesse principale per questioni legate ad una scelta tecnica e dopo aver pagato il biglietto o comunque aver previsto una audience diversa. Perciò, giocatori non infortunati non possono non essere in campo o comunque devono essere “visibili e disposti ad interagire con i fan”, pena 100.000$ di multa. La regola in sé non spiega molto ma è chiara la direzione che vuole Silver su questo discorso. Sarà lecito aspettarsi Leonard in campo 2 minuti?

  1. Domenica dell’All-Star Game

Serviva qualcosa per cercare di ravvivare una partita ormai piuttosto spenta. L’idea non è male ed attinge a piene mani dalla cultura dei playground anche se da sole probabilmente non basterà. Comunque, la selezione dei giocatori rimane la stessa: 12 giocatori per Conference, scelti tramite votazione dai fan, dai giocatori stessi e dai giornalisti. La novità sta nella composizione delle squadre, non avremo più East vs. West ma il più votato delle rispettive Conference farà il “capitano” e sceglierà ad alternanza i giocatori in squadra. Come al campetto sotto casa. Insomma, vedremo un James che sceglie Durant? Un Curry che sceglie Irving? Chissà. Comunque è un’idea carina, che ci permette di vedere team altrimenti impossibili, James con Chris Paul, Leonard e John Wall, può venire fuori di tutto. Quanto conteranno poi le amicizie tra i vari giocatori? Se i capitani sceglieranno All-Stars di squadre rivali? C’è da aspettarsi di tutto. Veramente di tutto.