CONOSCENZA

Alessandro Rosina è stato uno dei giocatori più importanti della presidenza Cairo a Torino, e, più o meno amato da tutti i tifosi, si è eretto a bandiera in alcune stagioni più difficili della recente storia Granata. All’ombra della Mole, dopo il suo arrivo, i tifosi notarono questo promettente mancino appena prelevato dal Parma. Alessandro, con grinta e umiltà, seppe subito prendersi il ruolo di trascinatore tecnico della squadra, in un momento in cui il Toro di classe da vendere non ne aveva.

Con lui i piemontesi tornarono in Serie A e nel 2008 elessero Rosinaldo capitano della squadra, un trequartista iconicamente un po’ atipico ma forte, tremendamente forte. Fra cross e punizioni al bacio, il centrocampista di Belvedere Marittimo si conquistò gli onori della cronaca di quelle stagioni, divenendo il giocatore più rappresentativo di un glorioso club come il Torino e diventato, col passare degli anni, un simbolo delle annate di quella squadra. Fantasia, giocate deliziose, un mancino micidiale sia su calcio piazzato che come tiro: insomma, Rosina era un fenomeno.

ROSINA SPEAKS RUSSO

La stagione conclusiva di Rosina con la maglia del Torino è quella dell’ultima retrocessione dei granata in Serie B, e avviene in un’annata complicata fatta di derby persi, sconfitte amare e molta confusione. Rosinaldo è uno dei giocatori più presi di mira dai tifosi perché reo di scarso impegno e la qualità in campo, secondo loro, non era la stessa dimostrata nelle precedenti stagioni. Dopo alcuni battibecchi con i singoli supporters Rosina decide di andarsene, di raccogliere le cose in una valigia di pezza e confrontarsi in Russia allo Zenit San Pietroburgo, al momento il miglior offerente per il suo cartellino. Rosina parte da Caselle lasciando quattro stagioni molto importanti sia sul piano umano che dal punto di vista calcistico: l’esordio in Serie A, il gol su punizione in un derby del 2008 , le 149 presenze e 39 gol in Granata fra A e B. L’ex Toro quindi passa in un ambiente totalmente diverso, in cui i termini “salvezza” e “difficoltà” non sono più contemplati. Al loro posto subentrano “primo posto” e “Coppa UEFA”, e Rosina per la prima volta ha la possibilità di disputare una competizione europea insieme a nomi importanti come Bruno Alves, Lombaerts, Kerzhakov e il connazionale Luciano Spalletti in panchina. Tuttavia il ritrovamento di un italiano in Russia non sarà di grande aiuto per Rosinaldo, che dell’attuale allenatore dell’Inter in una conferenza mentre era al Bari ha detto:

Rifarei ancora quella scelta di andare a giocare all’estero, anche se con il mister andò tutto male: lui non mi vedeva e per colpa sua ho perso due anni di carriera”.

Insomma nel periodo russo Rosina ha vissuto più alti che bassi ma il talento di Belvedere Marittimo ha comunque portato a casa un buon bottino fatto di quasi cinquanta presenze e nove gol. Tra l’altro, sempre coi russi, Rosina ha esordito in Champions League giocando un minuto nel ritorno degli ottavi in casa con il Benfica. Sono comunque soddisfazioni…

SERIE A, SERIE B, FALLIMENTI

Dopo un prestito nello sciagurato Cesena della stagione 2011-2012 il caro Rosina, tutto punizioni e trequarti, si accasa al Siena superando un iniziale periodo di prova. I toscani hanno una rosa non di gran spessore tecnico e complice alcuni avvicendamenti poco felici in panchina e la cessioni di Calaiò a gennaio, la squadra retrocede come penultima.

Di Rosina in quella stagione si ricordano i tanti spunti in profondità e il sacrificio in fase difensiva voluto da Cosmi, allenatore della prima parte di stagione e che in Rosina ha sempre creduto molto. Dopo la retrocessione Rosina si mette in luce come uno dei migliori giocatori della Serie B e vuole portare il Siena ai play-off, eppure qualcosa non va. Nella partita contro il Varese valida per il raggiungimento degli spareggi finali è proprio l’ex Toro a sbagliare un rigore, eliminando i toscani dai play-off e anzi contribuendo all’amarezza della piazza per il successivo fallimento societario.

Rosina saluta Piazza del Campo e riprepara la valigia di pezze che da adesso in poi utilizzerà più spesso, a partire dalla calda meta di Catania. I siciliani sono appena retrocessi dalla A e dopo la positiva esperienza cadetta coi bianconeri Rosinaldo vuole riprovarci con i rossoazzurri di Catania. Il sole della Sicilia fa paradossalmente bene alla testa rasata di Rosina, il quale è convincente in tutte le partite e in B è un giocatore di immensa classe, forse sprecato per quel livello tecnico. Per il fantasista sono otto i gol sotto l’Etna ma a causa del calcioscommesse l’ex Toro è costretto a cambiare aria di nuovo, lasciando che la nave del etnei affondi verso la Lega Pro.

Gli ultimi due anni di una carriera ancora attiva sono sempre in B con Bari e Salernitana, vissuti da titolare inamovibile e sempre al centro dei vari progetti tecnici: con i pugliesi le presenze in cadetteria sono addirittura 40. L’Italia del pallone non si è mai scordata di questo fenomeno col 10 sulle spall fin da giovane, tanto che quasi sembrasse un forzato tratto riconoscitivo.

A trentatré anni Rosina è tutto fuorché finito e anche se rivederlo in Serie A salvo imprevisti è una possibilità ardua nel concretizzarsi, il talento non si cancella. Rosinaldo rimane ancora quello delle punizioni al bacio, il trequartista che fuori uno, fuori due e palla all’esterno, colui che ha preso il Toro per le corna e ha provato a dirigerlo verso Corride migliori di quelle in cui correva. Il suo presente è l’Arechi di Salerno, una piazza calda e passionale con gli stessi colori del Torino. La volontà di ricollegarsi quasi epifanicamente con il passato, il suo biglietto da visita migliore.

“Vedi quello là ? Quello rasato vicino l’area ? Guardalo bene, è Rosina”.