In America vanno molti gli sport con la palla. La palla a spicchi, la palla ovale o quella pallina di gomma da colpire con una mazza. Quello sport con la palla di cuoio, il soccer, non è molto popolare. O per lo meno, sta vivendo un periodo di sviluppo che possa aumentare il numero di appassionati.

Ecco perché se spulciate tra i principali nomi del calcio a stelle e strisce trovate giocatori come Landon DonovanTim HowardClint DempseyMichael BradleyJozy Altidore DeMarcus Beasley. Insomma, figure certamente importanti per esportare in Europa il calcio a stelle e strisce, e che in Europa (alcuni) ci hanno anche giocato alcuni anni a buoni livelli. Ma non stiamo parlando di fuoriclasse. Forse alcuni di questi nomi non li avete mai sentiti.

Ora però c’è una stella che sta irradiando una luce diversa negli States. Una stella destinata forse a rivoluzionare il calcio americano e farsi spazio, a spalle larghe, in quello europeo. Un nome già sulla bocca di molti, e ben presto sulla bocca di tutti. Parliamo di Christian Pulisic, il nuovo “Diez” degli Stati Uniti.

IDENTIKIT

Nome e cognome non vi avranno sicuramente ricondotto alla terra dei 50 stati. Infatti Christian ha origini croate, essendo il nonno nato in Dalmazia: un territorio oggi politicamente diviso insieme a Bosnia, Ucraina e Albania ma geograficamente appartenente alla Croazia. È nato però ad Hershey, in Pennsylvania. Il che ne fa un cittadino americano in tutto e per tutto. Giorno in cui è venuto alla luce? 18 settembre 1998. Il padre, Mark, faceva il calciatore. Inutile dire che lo abbia aiutato parecchio (per sua stessa ammissione) nel migliorare il proprio gioco.

“Avere mio padre sempre lì era tutto. Ovviamente posso parlare con la mia famiglia tutto il tempo grazie alla tecnologia, ma avere lui lì a confortarmi e avere un faccia davanti a cui parlare la notte dopo una giornata dura e dirgli cosa provavo, ricevere qualche buon consiglio dalla persona che mi ha aiutato a raggiungere quel traguardo significava tutto”.

Si è avvicinato di persona al mondo del pallone grazie alla patria per eccellenza del football, l’Inghilterra. Sua madre aveva ottenuto una borsa di studio per allenare lì e il ragazzo ha cominciato giocando in una delle squadre locali. Tornato in Pennsylvania ha continuato a praticare, giocando sin da adolescente con i Pennsylvania Classics.

RUSH

Mettendo da parte il binomio Hunt-Lauda, è un titolo che si addice molto per descrivere lo sviluppo della carriera di Christian. Perché la sua vita cambia radicalmente nell’arco di pochi mesi. E con l’aiuto anche del padre, come dicevamo, riesce a fare il grande salto già da teenager. Un grande salto che molti giocatori americani, ben più maturi, non sono mai riusciti a fare.

Nel 2013, mentre milita ancora nella squadra di Pennsylvania, compie già il salto dalla nazionale Under 15 a quella Under 17 (con cui segnerà 20 gol in 34 partite). È proprio con questa selezione che, in occasione di un torneo in Turchia dell’anno successivo, impressiona degli osservatori del Borussia Dortmund. Nel gennaio 2015, ancora 16enne, entra nelle giovanili dei gialloneri.

Tempo di registrare qualche presenza (8) e marcare il tabellino un paio di volte (6 gol e 5 assist), Christian passa alla sezione Under 19. Ma Tüchel, entrato in carica nell’estate 2015, lo tiene già sott’occhio. 11 presenze, 5 gol e 5 assist tra agosto e dicembre con l’Under 19 bastano e avanzano per guadagnarsi un posto tra i grandi. Il 23 gennaio, in una trasferta contro il Gladbach, viene chiamato per la prima volta. Sette giorni dopo, in casa contro l’Ingolstadt, fa il suo esordio a 17 anni e 4 mesi. Primo record infranto: è lo straniero più giovane a fare il suo esordio in Bundesliga.

Il 18 febbraio fa il suo esordio in Europa League contro il Porto (una manciata di minuti), mentre il 21 fa il suo esordio dal primo minuto in Bundesliga contro il Bayer Leverkusen. In tutto questo, la nazionale maggiore non si limita certo a guardare. Jurgen Klinsmann, il 27 marzo, lo inserisce nella lista dei convocati per l’impegno nel girone di qualificazione ai Mondiali contro Guatemala. Proprio in occasione di quel match, tre giorni dopo, fa il suo esordio con la nazionale maggiore: è il più giovane della storia della nazionale a giocare una partita di qualificazione ai Mondiali.

In pochi mesi, Christian si ritrova tra i grandi sia nel club che in patria. Ma non è che l’inizio.

RECORD SU RECORD

Eh già, perché da qui in poi Christian non solo accumula minuti con il Borussia, non solo si mette in mostra con le sue qualità, ma infrange tanti altri record. Ve li elenchiamo qui:

  • 17 aprile 2016: segna il suo primo gol in Bundesliga contro l’Amburgo, diventando il più giovane straniero nella storia del campionato a riuscirci (quarto in assoluto);
  • 23 aprile 2016: secondo gol in Bundesliga contro lo Stoccarda, che lo rende il più giovane della storia del campionato a raggiungere quota 2 gol;
  • 21 maggio 2016: segna il suo primo gol con gli Stati Uniti in amichevole contro la Bolivia, diventando il più giovane marcatore della storia della Nazionale;
  • 2 settembre 2016: segna una doppietta nel match di qualificazione ai Mondiali contro Saint Vincent e Grenadine, diventando il più giovane della storia della Nazionale a riuscirci;
  • 5 settembre 2016: partendo dall’inizio contro Trinidad & Tobago, diventa il più giovane della storia della Nazionale a fare il suo esordio dal primo minuto in un match di Qualificazione ai Mondiali;
  • 14 settembre 2016: non ancora 18enne, gioca dal primo minuto nel match di Champions League contro il Legia Varsavia, diventando il più giovane della storia a fare il suo esordio nella competizione;
  • 8 marzo 2017: segna il gol del 4-0 nel match di andata degli ottavi di finale contro il Benfica, diventando il più giovane marcatore nella storia della Champions League.

DIEZ MODERNO

Abbiamo tracciato il suo percorso. Abbiamo dato alcuni numeri. Ma non abbiamo ancora delineato ciò che poi rende Pulisic speciale in campo. Perché anche se i record fanno strabuzzare gli occhi, sono quelle quattro mura che delimitano il campo verde l’unico vero giudice.

Cominciamo col dire che Pulisic non è un 10 solo di numero, ma anche di fatto. Un 10 moderno, ovvero atipico: non il classico fantasista alla Del Piero, Baggio, Totti o il centrocampista offensivo che ha in Zidane o Platini i suoi modelli. Un trequartista duttile, capace di giocare alle spalle di una punta o più largo su entrambe le fasce. Anche in questo caso, ci avvaliamo dei nostri amici numeri.

Lo screenshot (da Transfermarkt.it) sopra riportato indica le posizioni occupate dal classe ’98 con la maglia del Dortmund.

Alto poco più di un metro e settanta, è abile sia nello stretto che fulminante quando accelera in campo aperto. Sia da fermo che quando punta la porta o il diretto avversario, o ancora quando detta il movimento senza palla, Pulisic è una minaccia a 360 gradi. Ha la visione del trequartista e il dribbling dell’attaccante esterno. E a dispetto della statura, è impresa tutt’altro che facile batterlo sul piano fisico. Avendo anche una notevole personalità, di rado si tira indietro quando c’è da mettere il piede o dare una spallata per un contrasto. Lasciamo alle immagini della scorsa stagione il compito di mostrare più esplicitamente quanto detto.

10 gol e 14 assist con il Borussia Dortmund. Numeri non indifferenti, specialmente se ponderati con il loro peso. Pulisic infatti, a dispetto dell’età e quindi della maturità ancora da raggiungere, si è dimostrato in più occasioni un elemento decisivo per il proprio club o per la Nazionale. Altra caratteristica che ci si aspetta da un 10.

Qualche esempio concreto.

27 settembre 2016, serata di Champions, il Borussia ospita i campioni in carica del Real. Gialloneri sotto per 2-1. Al 73′ Pulisic prende il posto di Dembelé e cambia il volto del Borussia. Da una sua giocata nasce il gol del definitivo 2-2. Gli highlights mostrano la partita dal suo ingresso in campo.

Altro esempio, questa volta in Bundesliga. 22 ottobre 2016, Dortmund sotto 3-1 sul campo dell’Ingolstadt. Pulisic entra all’inizio della ripresa e lascia il segno con un assist (fortuito per la dinamica) e il gol del definitivo pareggio.

Ultimo esempio in termini cronologici, la partita di ieri tra Stati Uniti e Panama valida per il girone di qualificazione ai Mondiali in Russia. Panama è terza a quota 10 punti, mentre gli Stati Uniti sono un punto dietro quarti, il che vorrebbe dire passare per i playoff per qualificarsi. Ma non c’è problema: 7 minuti per il gol del vantaggio, altri 10 per sfornare un assist al bacio per Altidore dopo un’azione personale sulla sinistra. Il popolo americano è ai piedi di Christian.

PICCOLA PROVOCAZIONE

A dispetto dei suoi 19 anni appena compiuti, Pulisic ha già vissuto molto nel mondo del soccer. Persino più di quanto avessero fatto i due giocatori più forti del pianeta alla stessa età…

Statistiche aggiornate al 18 settembre, quando Pulisic ha compiuto gli anni

Il paragone irriverente (lanciato, peraltro, non da noi) vuole essere nient’altro che una piccola provocazione. Ma non è sicuramente qualcosa di casuale, come testimoniano i record e i numeri che abbiamo snocciolato nel descrivere il percorso di Pulisic.

Il calcio americano ha trovato forse in questo young man il miglior talento della storia del proprio calcio. Ma ce lo godiamo anche noi europei, nell’attesa della sua esplosione come bright star di tutto il firmamento calcistico.

Remember the name: Christian Pulisic.