Il sogno scandinavo, quello che la letteratura e la cronaca ci presentano ogni giorno, consiste nello scappare via, sempre più a nord e verso il polo, e rifarsi una vita dove il concetto di stipendio e di welfare è ben più ampio rispetto ai vecchi ed indebitati stati centreuropei. Storie di connazionali che ce l’hanno fatta, nonostante il freddo ed il blocco culturale dovuto alla diversità di abitudini, riempie ormai le pagine di tutti i magazine d’attualità e ha creato i presupposti per una filosofia piuttosto “nordista” secondo la quale la salita geografica equivale anche ad una salita della cultura e dello stile di vita.

Niente di più sbagliato per il calcio, quantomeno riferendosi a quello maschile: i popoli nordici, per forma mentis, devono tanto al freddo, alla neve ed al ghiaccio, per cui sport come hockey e sci di fondo sono ritenuti di gran lunga più importanti del calcio, del basket o della pallavolo. Come dicevamo, fa eccezione il calcio femminile, un vero e proprio punto di riferimento del panorama europeo visto che la scandinavia, tra Islanda, Danimarca, Norvegia e Svezia aveva ben sette squadre su trentadue inserite nel tabellone principale della Champions League, nel quale hanno spiccato il volo le danesi del Fortuna Hjørring e le svedesi del Fotboll Club Rosengård, giunte entrambe ai quarti di finale della competizione.

Dal punto di vista maschile, le nazioni scandinave, in particolare Danimarca e Norvegia, faticano a ritrovare lo smalto di un tempo, mentre la Svezia, che è apparsa più avanti come nazionale e organico piuttosto che come federazione, spera di ritrovare la generazione d’oro che ne fece le fortune a cavallo degli europei del 2004, quando assieme alla Danimarca seppero far fuori l’Italia. Parlando invece di Norvegia, bruciano ancora le ferite dovute all’eliminazione nei playoff d’accesso all’europeo francese nel quale l’Ungheria ebbe la meglio: da allora tutto il movimento sembra essere paralizzato, senza contare il vero e proprio disastro sportivo a livello di club, dove in due anni il solo Rosenborg in questa stagione è riuscito nell’impresa di accedere ad una competizione europea, nella fattispecie l’Europa League, togliendosi la soddisfazione di battere l’Ajax finalista dell’edizione precedente.

Il gol di Agdenbro che ha permesso al Rosenborg di approdare ai gironi di Europa League, Agosto 2017.

Ma, come Don Chiscotte faceva con i mulini a vento, alcune piccole realtà del continente stanno provando a sovvertire le logiche pessimistiche che vedono la scandinavia un movimento in fase di regressione. Attraverso le favole di Sarpsborg e Östersunds ripercorriamo, alla pausa, i due maggiori campionati scandinavi che si apprestano a concludersi a fine 2017.

SARPSBORG, CONTEA DI ØSTFOLD, NORVEGIA

Il Sarpsborg Stadion è un impianto dalla capienza di 4700 spettatori, penultimo stadio del campionato per grandezza, ed ospita i match casalinghi del Sarpsborg 08 Fotballforening, al suo sesto anno consecutivo in Eliteserien dopo tanti sali e scendi. Sconosciuta ai più, ha vissuto il classico periodo di ambientamento alla categoria prima di poter ampliare il proprio movimento calcistico diventando una sicurezza del campionato: ottavo nel 2014 e semifinalista di coppa, ha raggiunto il suo apice la scorsa stagione, quando con il sesto posto a pari punti con il Molde, ad uno solo dall’Haugesund quarto, l’europa è sfuggita di un soffio.

Ma il pubblico norvegese, un cultore dei più grandi campionati europei ma non del proprio prodotto, questa volta ha stupito tutti: perché i tifosi quest’anno, sfruttando la rampa di lancio della scorsa stagione, hanno risposto in massa riempiendo gli spalti del minuscolo impianto della contea di Østfold sin dalla prima partita. In un certo qual modo il pubblico ha predetto il futuro, capendo l’importanza di quanto stava succedendo in una piccola realtà di 50.000 abitanti fondata nel 1000 dc da Sant’Olav: quest’anno la squadra è seconda e nell’ultima giornata è riuscita a pareggiare in un campo difficile come quello del Rosenborg, nello storico tempio Lerkendal.

Il lavoro pluriennale di Geir Bakke e del suo staff sembra aver dato i suoi frutti, soprattutto perché la squadra non ha sofferto la vendita del capitano e giocatore simbolo Anders Trondsen, partito proprio alla volta del Rosenborg. Questo perché a Sarpsborg, oltre che a puntare sulla prima squadra, si è iniziato a guardare verso i giovani: da qui l’esplosione di Krepin Diatta, Tobias Heintz e Kristoffer Zachariassen, per una squadra vecchio stile che si affida al 4-4-2 e che registra in rosa un solo attaccante puro, il 28enne Patrick Mortensen, a quota nove gol, che ha trascinato la squadra nella prima parte di campionato.

Il secondo posto è da difendere, perché il divario dal Rosenborg, di ben nove punti (51 e 42) sembra incolmabile in sei giornate, mentre Brann e Molde sono incollate a quota 41 e 40. Il sogno però si chiama Norgesmesterskapet, ovvero la coppa nazionale: battendo i capitolini del Valerenga in semifinale, il Sarpsborg di giocherà ora le proprie carte in finale il 3 Dicembre, contro il Lilleström. Il sogno continua.

ÖSTERSUNDS, JÄMTLAND, SVEZIA 

A 600 chilometri da Sarpsborg, nella Svezia centrale, sorge la città di Östersund, conosciuta per aver ospitato delle tappe della coppa del mondo di biathlon e di sci di fondo nel 1995. Qui l’ex difensore Graham Potter, alla guida del club dal 2011, quando la squadra era in quarta divisione, ha firmato un miracolo: risalire di due serie fino al 2013 e centrare, nel 2015, la prima storica promozione in Allsvenskan, dal quale è nata l’idea di inscenare uno spettacolo teatrale per festeggiare quanto avvenuto. Dopodiché è arrivata la vittoria in coppa nel 2017 contro il Norrköping, per 4-1. Molti avevano storto il naso quando in Europa League gli svedesi hanno pescato il Galatasaray come avversario, anestetizzandolo in casa per 2-0 e mantenendo il risultato anche nell’infuocato ritorno della Turk Telecom Arena.

A Salonicco, nell’ultimo turno di qualificazione, sono arrivate le prime botte europee (3-1 del PAOK) alla quale però gli svedesi hanno risposto egregiamente nel catino del Jämtkraft Arena, dove una settimana fa è caduto anche l’Herta Berlino nei gironi di Europa League. Ora, nonostante in campionato la squadra non abbia nulla da dire, trovandosi a cavallo tra il quarto ed il sesto posto, la qualificazione alla fase successiva della coppa sembra a portata di mano viste le prime due vittorie nel girone (Zorya ed Herta) che hanno proiettato l’Östersunds in testa alla classifica. I trascinatori, in una strana coppia irano-inglese, sono il bomber Saman Ghoddos (già a quota 7 reti quest’anno) e l’inglese Jamie Hopcutt che, prelevato dalle serie minori inglesi, è stato totalmente trasformato dalla cura Potter che negli anni lo ha fatto diventare una punta rapida e dal senso del gol. 

Un piccolo dossier sull’attaccante Ghoddos e sulla sua capacità di coprire tutto il versante offensivo svedese.

Due storie, due nazioni e due modi completamente diversi di intendere il calcio che però stanno portando acqua al mulino scandinavo: estrapolare dal contesto calcistico in decadenza chi con rigore, bravura, professionalità ed estro sta provando a portare Norvegia e Svezia ad una dimensione superiore instaurandosi come valida alternativa alla supremazia di Rosenborg e Malmo.