Corre il minuto 92.43 mentre l’Egitto attacca insistentemente da destra verso sinistra: l’arbitro ha assegnato pochi secondi prima i cinque minuti di recupero che segneranno la fine dell’incontro.

L’Egitto è quasi costretto a vincere per mettere in cassaforte la qualificazione. Da 28 anni non raggiunge l’insperato traguardo e questa potrebbe essere la volta buona.

Davvero peccato perché ad una manciata di secondi dal traguardo il difensore Bouka Moutou, congolese ma nato in Francia a Reims, fissa il risultato sull’1-1.

Ma proprio in quel preciso momento, al 92:43, il pallone scodellato al centro viene spazzato in modo irregolare: è calcio di rigore per l’arbitro, non c’è storia.

Qui avviene qualcosa che raramente abbiamo visto: appena dopo la decisione di fischiare il penalty tutta la panchina egiziana (compresi dirigenti e collaboratori) si riversano in campo per festeggiare, mentre il commentatore nazionale, a forza di “Allah è grande!” esulta in lacrime. Il grosso però ancora manca. Salah, simbolo e top player della nazionale, dovrà trasformare l’occasione in rete.

SALAH IL PROFETA

Mohammed Salah è senza dubbio alcuno il miglior giocatore di questo Egitto: se molti di voi ancora non si fossero riusciti a spiegare il motivo dell’invasione social egiziana al passaggio in giallorosso del loro beniamino, dopo queste qualificazioni probabilmente molti di voi avranno capito l’amore che un intero popolo provi per lui.

7 reti per l’Egitto in queste 5 partite, di cui 5 messe a segno dall’esterno del Liverpool. Da solo è valso 12 punti, tutti quelli della nazionale dei faraoni: senza le sue reti ne avrebbero ottenuti solamente 5 e si troverebbero al terzo posto in classifica e praticamente fuori dalla coppa del Mondo.

Ma torniamo a noi e torniamo a quel benedetto – per il popolo egiziano – minuto 92: in verità ormai è maturato il 94esimo fra festeggiamenti ed esultanze per la decisione del direttore di gara.

Dagli 11 metri va Salah.

Chi se non lui? Ha il pallone della verità. Quello che potrebbe mandare al Mondiale un paese in astinenza da quasi un trentennio e che, soprattutto, potrebbe chiudere il cerchio del miracolo fatto in panchina da Hector Cuper.

IL MIRACOLO DI CUPER

Esattamente: lui. Argentino di Chabàs, nato nel 1955 ha allenato in giro per il mondo fino ad arrivare in Africa.

Siamo nel 2015 e mister Hèctor ha una carta d’identità che conta la bellezza di 60 anni. Non parliamo di età straordinariamente avanzate, anzi, ma Cuper allena dal 1992. Da quando portò l’Huracàn al secondo posto della Clausura.

A ripensarci adesso quell’annata ancora brucia: primo in classifica dopo un’annata monumentale, bastava un pareggio per laurearsi campione d’Argentina, ma perse l’ultima contro l’Indipendiente.

Quando il 2 marzo 2015 decide di mettere nero su bianco il suo accordo con l’Egitto, quei ricordi riaffiorano: perché se è vero che alla prima competizione, la Coppa d’Africa 2015, i suoi ragazzi faranno benissimo, è anche innegabile come faccia male uscire sconfitti in finale.

Una beffa che però in qualche modo deve esser compensata.

E così tutti pronti con il sano lavoro e con la voglia di sognare un posto nel Mondiale 2018 in Russia.

Una nazionale collaudata, formata da pochi campioni (nessuno ad eccezione di Salah), qualche esperto e maturo senatore e moltissimi sognatori, pronti a dare tutto per la propria nazionale. Ed è in questo modo che “l’Hombre Vertical”, Hector Cuper – scala partita dopo partita la miriade di piramidi che gli si pongono davanti, fino a sognare il freddo russo.

Fino a sognare quel calcio di rigore al 94′ che Salah dovrà obbligatoriamente mettere in rete. Ed è per questo che al momento del fischio del direttore di gara, che concede il penalty, si emozionano tutti, dal tifoso più piccolo, al calciatore più affermato, fino a  Essam El Hadary.

Lui che di partite ne ha giocate davvero tante.

RECORDMAN

In quei festeggiamenti le grida del portiere sono le strilla di chi sa che se l’esterno ex Roma dovesse far centro, lui entrerebbe di diritto nella storia dei Mondiali di Calcio.

Quarantaquattro anni e uno in più quando si disputerà la coppa del Mondo: in quel calcio di rigore c’è la possibilità per El Hadary di diventare il giocatore più anziano a disputare una Coppa del Mondo.

Nato nel 1973 ha un curriculum da far invidia alla maggior parte dei giocatori che vengono presentati come campioni: quattro Coppa delle Nazioni Africane (1998, 2006, 2008, 2010) ben tre CAF Champions League (2001, 2005 e 2006) ha alzato nella sua carriera in totale la bellezza di 37 trofei; immediatamente si piazza dietro Buffon (172 presenze in nazionale) per presenze con il proprio paese, avendo giocato la bellezza di 156 incontri.

Incontri, fra l’altro, pesantissimi, che hanno regalato all’Egitto questa ghiottissima occasione. E allora Salah è ormai pronto dagli undici metri: un errore manderebbe in lacrime un paese enorme, un paese di 89,824,976 abitanti che dal 14 novembre 2015 sognano questo momento.

L’INIZIO DELLE PREGHIERE

Ed è appunto il 14 novembre 2015 quando l’Egitto inizia il suo percorso verso il Mondiale: il secondo turno di qualificazione (il primo da affrontare per le migliori squadre) gli mette difronte un modestissimo Ciad, che gli darà comunque qualche problemino in più del previsto: dopo una sconfitta a N’Djamena per 1-0, per merito di N’Douassel  al 73′, la gara di ritorno è dominata in lungo e in largo da un Egitto che vince 4-0 mandando a bersaglio ben tre giocatori e chiudendo la faccenda già al primo tempo: infatti le quattro rete faraone arrivano tutte nella prima frazione.

Giunti quindi al turno di qualificazione a gironi, la sorte non gli è favorevole: gli egiziani non solo pescano la squadra più forte della quarta fascia, l’Uganda, ma pescano quella che probabilmente è la squadra più temibile in assoluto in Africa, il Ghana.

The Black Stars: così vengono definiti i ghanesi che nell’ultimo decennio hanno intrapreso una crescite esponenziale.

Durante il Mondiale 2006, disputatosi in Germania, a cui noi italiani siamo fortemente legati per motivi scontati, le stelle nere si presentarono come debuttanti nel nostro girone: nonostante un raggruppamento più che ostico, che prevedeva anche Repubblica Ceca e Stati Uniti passarono il turno da secondi, arrendendosi solamente al fortissimo Brasile (3-0, gol di Ronaldo, Adriano e Ze Roberto).

Dopo quattro anni furono ancora loro a presentarsi come mine vaganti e questa volta andò addirittura meglio: superato un girone con Germania, Australia e Serbia, eliminarono anche gli Stati Uniti agli ottavi di finale per 2-1 grazie alle reti di Boateng e Gyan. Vennero eliminati solo ai calci di rigore contro l’Uruguay.

Andò malissimo invece nel 2014: sorteggiati in un terribile girone con la Germania (che poi vincerà il titolo), il Portogallo di Cristiano Ronaldo e gli States ormai super sviluppati, portarono a casa solamente un punto, quantomeno raccolto (piccola soddisfazione) contro i futuri campioni del mondo.

IL SOGNO

Con l’addio di giocatori cardini quali Gyan e Appiah, il club è sceso di qualità e l’Egitto aveva l’obbligo, almeno, di provarci.

Sconfitta, quindi, la Repubblica del Congo per 2-1 grazie alle reti di Salah e Said, il vero miracolo arrivò il 13 novembre: 2-0 monumentale  contro il Ghana degli uomini di Cuper con i gol del solito Momò Salah e  Said (sempre lui).

Due risultati che sommati alla vittoria contro l’Uganda (1-0) avrebbero garantito l’accesso ai Mondiali, qualora Salah avesse messo a segno il rigore decisivo contro la Rep. del Congo, rendendo addirittura inutile l’incontro di ritorno in Ghana.

E così si presenta Salah sul dischetto al minuto 94′: un minuto durato un eternità (per noi più di 1200 parole): la sua breve rincorsa sembra ormai lunga quanto quei 28 anni di attesa per partecipare ancora una volta al mondiale. Calcia forte l’esterno egiziano: la sfera si dirige verso destra, appena sotto l’incrocio. Dalla porte opposta si getta invece Mouko, numero uno congolese: l’Egitto è ai Mondiali 2018.