ADEUS

“Giocare non è più un piacere per me, perché provo un sacco di dolore quando finisco una partita; il corpo rivela tutti i miei 35 anni, non è più come prima”. 

Con queste glaciali dichiarazioni Ricardo Kakà annuncia all’intero globo la sua decisione di voler appendere gli scarpini al chiodo; scarpini che hanno avuto l’onore di vestire i fatati piedi di cui è dotato il trequartista verdeoro, leggenda del Milan e pallone d’oro 2007.

E per una porta chi si chiude, intanto, un’altra si spalanca…

“Fare quello che ha fatto Zidane? È stata una buona idea. Fermarsi per un po’, fare corsi per diventare allenatore e partire dalla serie più basse. Vorrei farlo anche io”.

UN ASSAGGIO

Kakà è riconosciuto all’unanimità come uno dei calciatori più prodigiosi ad aver calcato i campi da gioco negli ultimi 15 anni, tanto da aver vinto 14 titoli – internazionali e non – da protagonista e circa 25 trofei individuali, tra cui il Ballon d’or. Ricalcare le gesta di una tale leggenda non è possibile, nè attraverso le giocate, nè attraverso i gol, nè attraverso il suo smisurato palmarés; Ricardo Kakà è genio, inventiva, colpo di fulmine. L’ex-Milan è infatti uno dei giocatori più amati della storia del club rossonero, tanto da aver deciso di farvi ritorno – nella stagione 2013/2014 – per cercare di risollevare le sorti della squadra, contribuendo alla causa con 7 gol stagionali grazie ai quali riconquistò le attenzioni del suo amato Brasile.

La nostra intenzione, all’interno di questo articolo, è quella di portarvi qualcosa, una piccola parte del  campione che questo ragazzo è stato e che continuerà ad essere, in eterno, sino a che sarà ricordato. Per farlo spolvereremo qualche sua vecchia rete dalla credenza, con tanto di commento tecnico contestualizzato. Se non lo conoscete o non lo ricordate per questioni di età, questo racconto non sarà sufficiente a trasmettervi gli stessi brividi provati da chi lo ha visto veramente calcare quei campi, compiendo determinate gesta; ma si tratterà di un semplice assaggio, un boccone che, comunque vada, non potrà fare a meno di segnare la vostra esperienza calcistica.

CINQUE TRIBUTI

È possibile liberarsi di 3 avversari con un dribbling più magico dell’altro e segnare in porta, facendo tutto da solo? Ecco la risposta.

Kaka GIFs - Find & Share on GIPHY

Il superbo eurogol dell’ex-San Paolo ad Old Trafford. In quell’occasione Milan e Manchester United si scontravano faccia a faccia per decretare quale delle due formazioni fosse maggiormente meritevole della finale di Uefa Champions League. I rossoneri persero 3-2, ma la doppietta del loro numero 22 si rivelò decisiva ai fini del risultato che condusse il club di Berlusconi ad Atene, dove fu sollevata la settima Coppa Campioni della storia della società di Milano. Il diavolo, così, si divorò i diavoli rossi, grazie ad un esaltante Kakà che siglò tre reti in 180 minuti di gioco.

È possibile rimontare un derby in cui si sta perdendo 2-0, realizzando un gol in cui si parte – in solitudine – da centrocampo?

Animated GIFs - Find & Share on GIPHY

Era il 21 febbraio del 2004 quando, durante il girone di ritorno, Milan e Inter si affrontavano tra loro per l’ennesima volta nella storia. Questo derby, tuttavia, era partito piuttosto male per i fans della Milano rossonera; all’intervallo, difatti, i ragazzi di Ancelotti si trovavano sotto di due reti contro gli odiati cugini che, tuttavia, non sarebbero usciti indenni dal campo. Il Milan recupera prima con un gol di Tomasson, successivamente pareggia i conti con Kakà ed infine suggella la rimonta con Seedorf, protagonista del goal del 3-2 che sigilla la gara. Cuore, testa, gambe e tanto talento: quello del ragazzo brasiliano che scuote i suoi. 

Decidere la qualificazione al turno successivo di UCL grazie ad una marcatura tanto straordinaria quanto provvidenziale? Fatto.

Sì, esatto, ormai lo avete capito. Il ragazzo gradisce solamente segnare gol belli o importanti; anzi, molto spesso le due cose coincidono e si fondono, creando delle opere d’arte destinate a rimanere intatte nella memoria a lungo termine degli appassionati di calcio. È questo il caso della rete segnata contro il Celtic, durante la sfida di ritorno valevole per i quarti di Champions League 2007/2008: la difesa degli scozzesi sembrava insormontabile ed il portiere rivale, un tale Artur Boruc, appariva come un cancello invalicabile, destinato a farli penare. Ricardo Kakà, evidentemente, teneva con sé la chiave di quel cancello; una chiave pregiatissima, indimenticabile. Domandare ad un tifoso milanista per ulteriori delucidazioni riguardo lo stato emozionale in seguito a tale momento storico. 

Vendetta!

Durante la UCL 2003/2004 la fase a gironi dei rossoneri si rivela più ardua del previsto; si ricorda, in particolare, una dolorosa sconfitta maturata a San Siro contro il Club Brugge, uscito vincitore dalla Scala del Calcio per 1-0. Quell’anno i rossoneri riuscirono a strappare il ticket per gli ottavi di finale davvero per pochi punti; la classifica, difatti, recitava così:

1 AC Milan Milan 6 1 0 2 2 1 0 3 1 2 4 3 1 10
2 RC Celta de Vigo Celta 6 1 2 0 1 1 1 2 3 1 7 6 1 9
3 Club Brugge KV Club Brugge 6 1 1 1 1 1 1 2 2 2 5 6 -1 8
4 AFC Ajax Ajax 6 2 0 1 0 0 3 2 0 4 6 7 -1 6

 

A vendicare il proprio club assicurandogli tre punti fondamentali fu proprio il mirabolante trequartista proveniente dal Brasile. Un goal di rara esecuzione ed osannato come uno dei più magnifici all’interno del repertorio di Kakà

Un modo non comune di tornare al goal.

Per chiudere la classifica non potevamo non rievocare il ritorno al goal del figliol prodigo. Durante la stagione 2013/2014, infatti, Ricardo Izecson dos Santos Leite fa ritorno al Milan, facendo di esso il primo ed ultimo club europeo in cui Mr. Pallone d’Oro ’07 abbia militato. La partita tra biancocelesti e rossoneri si chiuderà con un magro pareggio che non servirà veramente a nessuna delle due formazioni. A dare sapore alla gara, però, è questo sublime tiro a giro che porta momentaneamente in vantaggio i suoi. Perchè per tornare al goal ci vuole stile, ed il numero 22 del Milan ne possiede in quantità industriale; proprio per questo motivo, durante quell’estate, Adriano Galliani ha intensificato i contatti col presidente blancos Florentino Perez. La voglia di riabbracciare quel fuoriclasse era troppo grande per sottrarvisi.

IN CONCLUSIONE

Osservare un grande campione appendere gli scarpini al chiodo è sempre dura, sia esso un calciatore amato o odiato. Si tratta di una questione di rispetto, di stima innegabile verso qualcuno che, in un modo o nell’altro, ha segnato un’epoca.

L’avversario che ho sofferto di più? Kakà, un mostro, era ovunque, velocissimo, quasi immarcabile. Ricordo una corsa a due con lui, una ripartenza terribile, riuscii ad accompagnarlo a fondo campo, venne giù San Siro per applaudirmi, ma io ero letteralmente senza ossigeno alla fine di quella volata”.

(J. Zanetti)

“Con il pallone tra i piedi era mostruoso. Uno dei giocatori più forti che abbia mai allenato.”

(C. Ancelotti)

E se vi sono personalità del genere ad incoronare quanto fatto, l’addio, forse, assume connotati più malinconici; ma non mancherà mai la consapevolezza di quanto sia importante ciò che è stato in grado di portare a termine.

Adeus, Kakà! Foi um prazer.