La violazione del codice etico è un grande complotto.

Con queste parole, pochi giorni fa, si è espresso Sepp Blatter in un’intervista al Corriere della Sera. Intervista nella quale sono emersi differenti punti di vista, calcistici e non, i quali si possono riassumere in un unico grande punto in comune: l’ex Presidente FIFA si sente innocente e grida al complotto.

LA SENTENZA

Sepp Blatter nel dicembre del 2015 era stato condannato, insieme a Michel Platini, a 8 anni di squalifica dalla Camera arbitrale del Comitato Etico indipendente. Successivamente, nel febbraio del 2016, la squalifica si era ridotta da 8 a 6 anni. La questione finita sul banco degli imputati riguardava una dubbia consulenza quantificata in due milioni di euro svolta da Platini all’allora presidente della FIFA nel 2011. Un’accusa pesante, forte, decisa, che fu accolta dalla gran parte dell’opinione pubblica con notevole scalpore, anche se in parte qualcuno aveva già fiutato qualcosa molto tempo prima.

Andrew Jennings, giornalista scozzese, nell’ormai lontano 2002 durante una conferenza stampa aveva domandato al capo della FIFA se avesse mai preso una tangente. La risposta fu quantomai scontata e pronosticabile: “Ovviamente no”. Una domanda che però aveva iniziato a sollevare i primi dubbi riguardo l’integrità morale dello svizzero, tant’è che lo stesso Jennings proseguì autonomamente le indagini del caso. Lo scozzese, grazie al proprio lavoro di reportage, riuscì a scoprire numerosi scandali interni alla FIFA, che lo portarono, dopo anni di lungo lavoro, a consegnare i documenti raccolti all’FBI. Gli arresti del 27 maggio 2015 di 7 alti dirigenti della Fédération Internationale de Football Association sono merito soprattutto delle indagini di Jennings proseguite poi dagli investigatori. Da lì in poi si alzò un forte e tremendo polverone, che poco tempo dopo investì anche lo stesso Blatter.

LA TESI DEL COMPLOTTO

La violazione del codice etico è stato tutto un grande complotto, gli americani volevano una testa: la mia, alla fine, l’hanno avuta con il concorso della commissione etica. La mia missione non è finita. Alla fine mi ha sospeso un tribunale sportivo, ma tutta l’attività della commissione etica ha lasciato l’impressione che si sia trattato solo di un gigantesco complotto. La giustizia ordinaria non mi ha mosso accuse, alla fine hanno fatto tutto gli americani. E gli inglesi, soprattutto gli inglesi.

Sempre durante l’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Blatter è tornato sulla questione squalifica accusando le federazioni americane e inglesi di aver creato a tavolino questo scandalo per potersi sbarazzare dell’allora presidente FIFA. Accuse pesanti e reiterate (non è infatti la prima volta che lo svizzero si pronuncia in questo modo riguardo ad americani e inglesi) che fanno riflettere su cosa sia potuto realmente accadere. Lo snodo cruciale sul quale si concentra Blatter è l’assegnazione dei mondiali del 2022.

Il comitato esecutivo aveva un’intesa: la Coppa del Mondo 2018 doveva andare alla Russia, quello dopo agli Usa. Era un ponte ideale: le nazioni che erano state in guerra fredda per anni venivano riunite dal calcio. E invece i piani saltarono. In Francia comandava Sarkozy che faceva affari con l’allora principe ereditario del Qatar, oggi emiro, Tamim binHamad al Thani. I due si vedono all’Eliseo a cena e convocano Platini, allora presidente Uefa e nel comitato esecutivo della Fifa, che sosteneva la doppia assegnazione Russia-Usa. Finito l’incontro Platini mi chiama.“Sepp, ho un problema e se ce l’ho io ce l’hai anche tu. Sarkozy mi ha chiesto di votare per il Qatar e mi ha detto che anche i miei amici devono andare in quella direzione”. Non ero d’accordo, alla fine ha vinto il Qatar. Il presidente Obama però non era arrabbiato. Gli inglesi, loro sì che si arrabbiarono e se la presero con me.

Blatter sostiene quindi che il presunto accanimento nei suoi confronti da parte degli inglesi fosse dovuto alla mancata assegnazione del mondiale 2022 agli USA. In sostanza Blatter intravede nella sua squalifica una sorta di rivincita e vendetta voluta da alcune federazioni per ciò che era successo riguarda all’assegnazione del mondiale.

QUALE VERITÀ

Ci troviamo di fronte a due versioni, due visioni, due storie che raccontano una verità differente. Una cosa è certa: la sentenza emessa prima dalla Camera arbitrale del Comitato Etico indipendente e poi successivamente ridotta (ma comunque confermata) dalla Commissione d’Appello della FIFA. Blatter ha però in parte ragione nell’affermare che la sua squalifica si riferisce unicamente ad una sentenza emessa da un tribunale sportivo, mentre quello ordinario non ha mosso alcuna accusa. Un’altra cosa però è altrettanto certa: la FIFA da tempo, anzi da anni, si muoveva e lavorava in un alone di mistero nel quale i legami geopolitici si collegavano fortemente a quelli calcistici. Un cono d’ombra nel quale era il potere a farne da padrone, all’interno del quale gli accordi e gli impegni tra FIFA e le varie federazioni non erano cristallini. Blatter ha pagato questo: l’aver creato una situazione poco idilliaca in tanti anni di presidenza FIFA, nella quale il vero obbiettivo, cioè migliorare il mondo del calcio (quello giocato si intende) era stato accantonato in favore di interessi differenti.