Se è vero che la pochezza espressa in campo dalla Nazionale (rimandata ai playoff come una miglior seconda) non ci ha fatto né innamorare né minimamente apprezzare questa sosta ai campionati, bisogna comunque esser cauti nell’estendere la nostra valutazione all’intero torneo di qualificazione, che per la verità ha riservato sorprese e scontri diretti più che interessanti. Il che, per un pre-Mondiale, è già un successo.

Anche un calciofilo disinteressato al mondo delle Nazionali non può non aver seguito – almeno in parte – le vicenda dell’Italia e, quindi, delle altre compagini impegnate in questa selezione.

La conferma clamorosa dell’Islanda, la fatica tremenda della Colombia, la solidità della Germania e il talento della Spagna. Messi, Messi, Messi. E poi i flop degli Stati Uniti, del Cile, dell‘Olanda e del Galles.

A cui potremmo aggiungerci anche noi, visto che prima o seconda fascia che sia, in questo momento ci fa paura un po’ chiunque.
In realtà, vada come vada, ci siamo fatti almeno il favore di toglierci dalla seconda fascia delle migliori seconde, evitando di rischiare al sorteggio una squadra incomprensibilmente nella nostra stessa situazione: la Croazia.

Anzi, pure peggiore. Si è imposta lunedì a Kiev contro l’Ucraina (0-2, Kramaric 2), fino a quel momento seconda a pari merito, per scongiurare una eliminazione diretta e prematura che proiettava un’ombra decisamente più larga ed inquietante di quanto non fosse quella che avvolge la nostra Nazionale.

Fino a domenica, infatti, la Croazia era nel caos, seconda/quasi terza in un girone dominato dall’Islanda.

Laddove infatti una ‘piccola’ compie un’impresa, bisogna sempre riconoscere il rendimento insufficiente di una grande. Se infatti l’Italia può quantomeno rivendicare la contestuale presenza della Spagna nel proprio girone come alibi per non averlo vinto, la Croazia non può nascondersi dietro ai meriti del calcio islandese. Coriaceo, commovente, quasi romantico, ma nemmeno lontanamente vicino al livello tecnico – almeno sulla carta – a quello croato.

La Croazia era uscita dagli scorsi Europei in Francia con la certezza di andare verso una meritata affermazione internazionale.
Vinto il girone della fase finale degli Europei davanti proprio alla Spagna che oggi ci sembra inarrivabile, era stata eliminata solo ai tempi supplementari dal Portogallo che poi si laureerà Campione d’Europa.

Non a caso, i nazionali croati infestano le grandi squadre di club europei, soprattutto italiane.
Mandzukic, Kalinic, Brozovic e Perisic sono giocatori chiave del terzetto Juve, Milan ed Inter. Modric e Kovacic rappresentano il presente e il futuro del centrocampo del Real Madrid due volte di fila Campione d’Europa. Rakitic, compagno di regia di Iniesta nel Barcellona. Pjaca (ancora infortunato) e Rog, stelline di Juve e Napoli.
E poi, in ordine sparso, i vari Subasic, Lovren, Corluka, Vrsaljko, Strinic, Badelj: qui non si parla di un ‘buon gruppo’, ma di una potenziale corazzata in grado di ambire a risultati importanti.

Così, consapevole della forza crescente del proprio movimento, la Croazia si era approcciata al girone di qualificazione ai Mondiali con piglio da grande squadra: dopo un mezzo passo falso contro la Turchia (1-1), il 5 settembre di un anno fa, aveva inanellato quattro vittorie consecutive con 10 gol fatti e nessuno subito. Un ruolino di marcia che aveva portato alle soglie di quest’estate con relativa tranquillità riguardo al divenire della qualificazione.

Poi, il buio.
Sconfitta per 1-0 in Islanda, a metà giugno. Solo 1-0 contro il Kosovo, il 3 settembre, dopo avergliene dati 6 meno di un anno prima.
Poi altra sconfitta, questa volta in terra turca, sua personale bestia nera del girone (un punto in due partite).
A questo punto diventava fondamentale la partita in casa con la Finlandia, squadra senza pretesa alcuna.
Mandzukic fa il suo e fa gol, la Croazia però prima spreca poi scende di tono, Soyiri firma il pareggio in zona cesarini.
Primato nel girone perso, secondo posto e playoff addirittura in bilico: è crisi.

La Federazione reagisce in maniera pesante ed esonera, a una sola partita dal termine del girone, il c.t Ante Cacic. Al suo posto Zlatko Dalic, veterano del calcio croato richiamato in patria dopo le esperienze arabe e negli Emirati.
Senza alcuna certezza e con diversi indisponibili la nazionale ritrova se stessa nell’impervia trasferta di Kiev e vince una partita difficile, ma la qualificazione è tutt’altro che certa.
Il discorso sulle possibili avversarie dell’Italia si può quindi estendere con metodo di copia/incolla anche ai vicini di Mediterraneo, visto che la situazione è adesso analoga. Inspiegabilmente analoga.

Perché se il nostro calcio è dichiaratamente in fase decrescente, quello croato sembrava andare verso altre direzioni. Perché se noi lamentiamo mancanza di talento, la Croazia ne ha da vendere. Perché se noi viviamo con apatia le fasi preliminari dei grandi tornei, la popolazione croata si ferma ogni volta che gioca la propria selezione.

Per questi ed altri motivi ancora, a rischiare l’eliminazione di lusso non siamo solo noi, ma anche quella che al di là del Ranking Fifa è probabilmente e a tutti gli effetti “la miglior seconda” vista di recente.