Fra lo scetticismo e la paura dei tifosi romanisti, Alisson ha scavato nei loro cuori in tempi record, conquistandosi la fiducia.

Dopo appena 8 partite giocate fra campionato e Champions League adesso si è preso la sua Roma.

LA SVOLTA DECISIVA

Diciamocelo: per tutta l’estate tanti tifosi, romanisti e non, non credevano moltissimo alle possibili ottime prestazioni fra i pali del brasiliano.

Paradossalmente, dopo la miglior stagione della sua carriera, adesso Wojciech Szczesny rischia di trovarsi senza una maglia da titolare. Ovviamente, però, il mercato accontenta sempre tutti. L’Arsenal sembra intenzionato a non volerlo trattenere, la Roma vede in Alisson una garanzia per l’anno prossimo. Il futuro di Wojciech è ancora tutto da decidere.

Paradossalmente Szczesny

Parlammo così di Szczesny noi per primi, mettendo in dubbio il cambio di guardia fra il portiere polacco, ormai inseritosi alla perfezione nel meccanismo giallorosso, e l’estremo difensore giunto dall’Internacional.

LA CITTÀ ETERNA

“Le partite di coppa saranno le tue”.

Così lo aveva convinto Luciano Spalletti, mister capitolino per la stagione 2016-17, ad accettare la panchina nella prima stagione in giallorosso.

A Szczesny il campionato, al brasiliano tutte le coppe: questo era il piano. E proprio per questo quando il mister toscano schierò il polacco nella partita di ritorno di Champions League nei drammatici play off contro il Porto, l’ex Internacional non la prese, probabilmente, troppo bene.


Quella partita finì poi 0-3 per i dragoni e la Roma andò a giocarsi l’Europa League.

Da quel momento Alisson Becker crebbe in maniera esponenziale, a tal punto da conquistarsi parzialmente la fiducia del pubblico romanista.

CLEAN SHEET

Atalanta, Verona, Benevento, Atletico Madrid, Milan. Cinque squadre che hanno una cosa in comune: nessuna è riuscita a fare neppure un gol alla Roma. Clean Sheet, direbbero gli inglesi.
Snobbato dai più, continua a tenere la Roma a galla partita dopo partita. E se contro l’Atletico Madrid quelle 8-9 parate strabilianti gli avevano consegnato degnamente il ruolo di migliore in campo, con il Milan si è dovuto limitare a stare in piedi fra i pali per quasi tutto l’incontro, superandosi però – nel momento opportuno – sul tiro a botta sicura di Leonardo Bonucci.

Tutto ha inizio proprio dalla partita contro gli spagnoli valida per la prima giornata di Champions League: dopo 16 minuti già è chiamato alla parata di sicurezza su Vietto, così come al 56esimo – sempre su Vietto – si supera deviando in angolo.

Da lì in poi sarà una partita quasi al tiro a bersaglio verso il portiere brasiliano che in seguito trova una grande risposta su Correa prima, su Carrasco poi e di nuovo sul primo: monumentale.

CARATTERISTICHE TECNICHE

Com’è però il portierone giallorosso?
Potremmo definirlo “grosso e agile”. Unendo il suo fisico con l’agilità che lo contraddistingue, riesce molto spesso a coprire tutto lo specchio della porta agli avversari.
Caratteristica, inoltre, che lo differenzia da moltissimi altri estremi difensori è l’agilità nonostante la struttura fisica mastodontica.
Soprannominato in Brasile “il portiere gatto” si sta affermando nel nostro paese come il nuovo Julio Cesar: paragone che ai più potrebbe sembrare, giustamente, azzardato ma che potrebbe anche onorare visto quanto dimostrato finora.
Inoltre parliamo di uno di quei portieri “nuova generazione”: bravo con i piedi, spesso – in assenza di Juan Jesus – Di Francesco è addirittura ricorso alla sua regia per impostare da dietro.

Si è contraddistinto molto spesso per delle uscite a valanga sul pallone dell’ultimo uomo avversario, sventando il pericolo.
Rapido, infine, con mani e piedi nei rilanci, favorisce il gioco rapido e tagliente di mister Di Francesco.

NEGLI SCHEMI DI DI FRANCESCO

«Alisson? Le grandi squadre hanno anche grandi portieri e noi ce lo teniamo stretto. Stasera è stato decisivo e mi auguro che continui ad esserlo».

Così si è espresso il mister abruzzese riguardo al numero 1 giallorosso.

L’ex allenatore del Sassuolo è stato spesso definito “Il nuovo Zeman“, in quanto solito nello schierare una difesa alta.

Otto partite e già di quelle affermazioni se ne son perse le tracce: pochissimi gol presi ed uno scheletro tattico che funziona eccome (per ora).
Lo avevamo accennato poco fa: arrivare a fare impostare il portiere potrebbe da un lato essere un segnale di debolezza in cabina di regia, ma d’altra parte, rende anche imprevedibile la manovra capitolina: messo capitan De Rossi sulla mediana per fare da diga davanti al pacchetto arretrato, si fa partire l’azione da Juan Jesus. In assenza di quest’ultimo, però, è Alisson Becker a lanciare, con Fazio e Manolas a fare buona guardia.
E non è un caso se ad oggi anche Skorupski – che a giugno chiedeva spazio per rimanere – se ne è accorto rassegnato:

“Alisson è forte, all’inizio nella tournée in America non mi sembrava così bravo, però ora partita dopo partita sta giocando sempre meglio. In campionato e in Champions League ha fatto bene ma arriverà anche la mia occasione e dovrò sfruttarla“.

È il suo momento ora: con la piena fiducia del pubblico romanista (e non è facile ottenerlo) dovrà restare sulla cresta dell’onda, confermando quanto di buono fatto fin qui e soprattutto rimanendo uno dei capisaldi del gruppo-Di Francesco, che al di là di critiche e disfattismo è ancora lì, pronto ad agguantare la zona Champions.