HURT

Dalle stelle alle stalle, senza mezzi termini: il Cile che aveva sorpreso tutti con Sampaoli in panchina e per due anni di seguito potenza del calcio sudamericano, si è spento in un incriminante 3-0 contro il Brasile, per altro, sancendo il probabilissimo addio di Vidal dalla Selezione. Le ultime due grandi competizioni della Roja sono state il fiore all’occhiello di un gruppo che negli anni si è veramente unito attorno ad una causa patriottica e tale gruppo, guidato da alcuni top player, è riuscito pure a seguire un onesto percorso in Confederations Cup: battere il Portogallo ai rigori e perdere dignitosamente contro la Germania in finale. Sempre in ambito storico-statistico, il Cile aveva ottenuto due ragguardevoli posizionamenti ai Mondiali, vale a dire due ottavi di finale che hanno rafforzato la credenza che tale Nazionale non fosse solo una mina vagante nell’emisfero sudamericano; senza fare troppi complimenti, il Cile era una squadra latina dai tratti molto moderni: un allenatore innovativo e competente in panchina (Bielsa prima, poi Sampaoli e fino a ieri mattina Pizzi), giocatori di spessore come Claudio Bravo del Manchester City, Alexis Sanchez dell’Arsenal e Arturo Vidal del Bayern Monaco, leader di uno spogliatoio grintoso e ancora molto legato al proprio paese. Basti pensare che sui 23 selezionati solo otto giocano in Europa, e tutto il resto è frutto di una ricerca dei talenti che va dalle grandi squadre cilene come l’Univesidad de Cile al Flamengo in Brasile o al San Lorenzo in Argentina. Oggi, questo meccanismo si è rotto, e a Santiago si cercano i responsabili.

LIMITI DI TESTA

Nonostante le critiche e la clamorosa esclusione, il Cile rimane comunque una squadra molto forte: come non si può giudicare di basso livello l’Argentina che faticosamente ha strappato il pass per i Mondiali, allo stesso modo appare disonesto affermare che la Roja non meritasse di prendere parte al torneo più atteso del mondo. La Nazionale cilena è arrivata quinta dietro il Brasile di Neymar e Gabriel Jesus, l’Uruguay di Cavani e Tabarez, la Colombia di James e l’Argentina di Leo Messi. Alla fin fine, conti e pronostici alla mano, solo l’Uruguay potrebbe sembrare di troppo lì in mezzo, eppure il calcio uruguagio ha vinto sugli altri ed è arrivato secondo solo ai brasiliani, quest’anno decisamente più cinici e forti delle recenti annate. Ciò che non si può però accettare dell’eliminazione dal mondiale è l’atteggiamento e la maleducazione che alcuni calciatori hanno mostrato durante le ultime uscite.

Premessi gli applausi per la buona partita vinta contro l’Ecuador, tuttavia, anche contro il Brasile si era vista una buona squadra in campo; anche se, poi, le voci corse da Quito hanno scoraggiato gli uomini di Pizzi e nel finale, il 3-0 a porta vuota di Gabriel Jesus, ha cementificato la distanza di morale tra i Verdeoro e la Roja. Da lì una burrasca di insulti, malelingue, dimissioni ed accuse: dal CT Pizzi che lascia immediatamente dopo il fischio finale alle clamorose e sconcertanti imputazioni della moglie del portiere, Bravo, contro i compagni del marito.

Ecco, se confermate le voci della signora Bravo, questo si tratterebbe del punto più basso del professionismo di alcuni giocatori. Carla Pardo – su Instagram – ha infatti accusato come alcuni calciatori avessero organizzato festini e party alcolici nei giorni del ritiro, togliendo ai compagni la concentrazione e la possibilità di allenarsi correttamente. Una denuncia pesante che si elegge a sintomo di una condizione mentale erronea di una parte dello spogliatoio, di alcuni giocatori che forse, in cuor loro, al Cile non ci pensavano poi così tanto.

NUOVE ARMI

Arturo Vidal è quasi certo di lasciare la Nazionale dopo questa eliminazione, perchè come lascia intendere, non ci sarebbero gli stimoli per continuare.

“Grazie di tutto ragazzi! Per tutti questi anni insieme, per aver dato la vita in ogni partita e per aver insegnato a me e al paese che con lo sforzo e il lavoro può accadere di tutto nella vita!!! Ho l’anima distrutta ma allo stesso tempo sono orgoglioso di questi giocatori e dello staff tecnico”

Tuttavia, è strano pensare che un giocatore grintoso e focoso come Vidal lasci una squadra di cui ne è simbolo dopo un’eliminazione del genere. Certo non giocare un Mondiale è pesante, ma lo sconforto per il fallimento sembra più dovuto ad altri motivi più che a qualcosa di campo. Dunque, la Roja potrebbe perdere uno dei due pezzi da 90 della Selezione, ammesso che anche l’altro top player Sanchez non decida di dare un definitivo forfait alle convocazioni.

Ma come ha in parte insegnato la storia delle Nazionali, il fallimento non è che il primo passo per ripartire, un mucchio di cenere da cui far rinascere la fenice. La Germania post 2006, il Brasile sconfitto al Mondiale casalingo, tutti esempi di come la bocciatura di un Paese sia da stimolo per ricominciare e creare un nuovo sistema in cui si devono fare scelte importanti: è giusto che chi non si senta stimolato vada altrove e lasci posto a chi può e ha voglia di migliorarsi. Le risorse economiche tedesche e brasiliane sono nettamente superiori a quelle cilene ma, come accaduto in altre realtà, bisogna riorganizzarsi con poco e dettare fin dal principio una linea lucida e chiara, un iter tecnico-tattico che permetta alla Nazionale di ritornare competitiva ai livelli del 2015 e del 2016.

L’Under 20 cilena, ad esempio, è una realtà fra le più affermate in Sudamerica e con il lavoro e la collaborazione coi club possono emergere promesse interessanti e nuove qualità tecniche, che visti i recenti addii, devono ovviare il prima possibile alle incombenti assenze: Vidal è quasi andato, Sanchez e Bravo non ci saranno in eterno. Il Cile ha bisogno di nuovi eroi.