Nel weekend che vedrà il derby di Milano su tutte le copertine, assieme alla rivincita tra Juventus e Lazio, che sicuramente occuperà le seconde, risulta difficile lasciare dello spazio ad un derby molto importante per la storia dell’Emilia Romagna, che non si giocava da più di 40 anni, ovvero quello che vedrà Bologna e SPAL opporsi Domenica alle ore 15:00. Noi di Numero Diez proviamo a spiegarvi perché il derby emiliano, all’andata in salsa bolognese, è importante tanto quanto gli altri due incontri di cartello della giornata. In palio non ci sono solo tre punti, ma finalmente una supremazia regionale che da più di vent’anni non aveva più visto contrapporsi alcuna compagine alla supremazia di Bologna e Parma e che aveva visto pian piano decadere un’altra squadra di cartello come il Modena degli anni 2000.

Eccovi perciò i 5 motivi per seguire Bologna-SPAL:  

1)Perchè molti di noi non erano nati quando queste due squadre lottavano in Serie A

La curva del Bologna in una coreografia del 1993 in un derby.

Il primo motivo, in effetti, riguarda proprio la lontananza storica dell’evento: se parliamo di Serie C, le squadre hanno dato vita a tanti confronti accesi durante la metà degli anni novanta (in foto la curva felsinea del 1993), ma se torniamo a parlare di Serie A bisogna davvero rispolverare gli almanacchi. L’ultimo confronto a Bologna risale alla stagione 1967/1968, quando la SPAL si impose per 3-2 grazie ad un gol di Giovanni Brenna. Ecco perché la storicità dell’evento porta assolutamente questa partita ad avere una voce di riguardo. Ai tempi si giocava all’Andrea Costa, dall’omonimo nome della via di Bologna che dal centro città conduce sino a quello che oggi è chiamato lo stadio Dall’Ara.

 

2) Le tifoserie

 

Uno dei primi articoli che La Repubblica di Bologna dedicò alla promozione della SPAL non fu il classico pezzo elogiativo e pieno di complimenti per i protagonisti, ma fu un perentorio “Si riaccende il derby, bentornata in A Ferrara”, che fa capire come sia questo il derby con la D maiuscola. Ecco perché il colpo d’occhio sarà impressionante: basterebbe salire le ripide rampe del porticato di San Luca per rendersi conto di quello che sarà il colpo d’occhio che il Renato Dall’Ara regalerà dopo tanto tempo, perché oltre alla calda curva bolognese, in cerca da anni di un vero obiettivo nel corso del campionato dopo tante agevoli ma noiose salvezze, il pubblico ferrarese non sarà da meno e lo ha già dimostrato in tutte le partite ospitate al Mazza. La curva è unita, sempre gremita e sempre a favore della squadra, pur conoscendo quelle che sono le ovvie difficoltà nel restare ed imporsi in un campionato come quello di Serie A.

3) Pragmaticità vs possesso palla

Parlando di campo, le due squadre possono definirsi antitetiche in quanto hanno professato, almeno al momento, due filosofie di gioco e d’interpretazione totalmente diverse: da una parte un pragmatismo quasi esasperato ed involontario, che riporta al più classico dei concetti di brutto ma buono che il calcio italiano ha malamente esportato per tanti anni, ovvero vincere ma non convincere. Ne è un esempio la vittoria rossoblù nella sfida di Genova, contro una squadra tendenzialmente impaurita che ha permesso all’avversario di rintanarsi senza subire e di partire in contropiede per far male e mettere in cassaforte la partita. Non sarà sicuramente l’intento di Donadoni, ma al momento funziona visti gli 11 punti in classifica ed una relativa tranquillità ottobrina.

Dall’altra parte invece, il tiki-taka in salsa Semplici di cui già avevamo parlato: perché i ferraresi, nonostante siano una squadra in lotta per salvarsi, non perdono l’occasione di fare il proprio gioco e di scambiarsi costantemente il pallone. Il tutto grazie ad un centrocampo solido ma tecnico ed un attacco capace di tenere la palla e di scaricare con lucidità e tecnica verso le ali senza mai perdere la bussola là dietro. Al momento però, concretamente, tutto ciò non ha premiato: una vittoria e due pareggi, ovvero 5 punti, e se è vero che gli scontri contro le big sono alla spicciolata la sconfitta casalinga contro il Cagliari (0-2), potrebbe pesare nel computo finale.

D’altronde, due città come Bologna e Ferrara hanno sempre fatto parte, per motivi differenti, del patrimonio italiano: da una parte il possedimento etrusco Felsina con la conseguente influenza della civiltà villanoviana, dall’altra lo sviluppo rinascimentale degli Estensi che l’hanno resa un importante snodo della civiltà italiana diventato poi patrimonio UNESCO nel 1995.

4) Gli attacchi “sperimentati” 

Età non corrisponde con gol, e questo le due squadre lo sanno: meno di un gol a partita di media per entrambe (6 totali), nonostante le batterie offensive di entrambe siano costituite da attaccanti che del gol, soprattutto in Serie A, ne hanno fatto un mestiere: Palacio e Destro da una parte, Borriello-Paloschi dall’altra. Più che una sfida all’ultimo gol sarà chi riuscirà, grazie alla classe dei suoi interpreti, a farne uno. A tutto ciò bisognerà valutare la variabile delle difese avversarie: Donadoni è convinto del binario Gonzalez-Helander, col primo che recentemente si è qualificato per il Mondiale, mentre Semplici opterà sulla difesa a tre, con l’ex Oikonomou pronto a prendere il posto di Felipe.

5) Per gustarci Simone Verdi  

Dopo la prima convocazione in nazionale, ci sarà ancora il tempo per gustarsi Simone Verdi, in questo caso in un derby che per l’ambiente conta tanto. Sarà l’occasione di mettersi in mostra per l’ennesima volta e di diventare a tutti gli effetti un idolo per il Bologna?

Mettetevi quindi comodi, riscaldandovi con l’ottava giornata ed i suoi incontri di cartello di questo Sabato, perché domani, alle ore 15, torna la sfida sull’autostrada 13 dopo più di 50 anni.