Puntuale appuntamento del lunedì. Raccolta dei protagonisti e degli appuntamenti mancati nella due giorni di calcio. In Italia e non solo. Ecco la top e flop del weekend.

I TOP

SEMPRE PIÚ SU

Seconda apparizione nelle ultime tre nostre top e flop per la Lazio di Inzaghi. Inizia a non essere più solo un caso. Piuttosto una grande conferma. I podi fra i top dopo il sonoro e pesante 4-1 al Milan e il roboante 6-1 al Sassuolo si accodano al successo più importante per peso dell’avversario. Il 2-1 di Torino come picco massimo simbolo di quanto presentato nelle 7 giornate precedenti. Esito scritto, forse, sulla carta. Di diverso parere l’Allianz Stadium. La linea di demarcazione fra quanto siano effettivamente maggiori i meriti della Lazio rispetto ai demeriti della Juventus è molto labile. Non ben distinguibile. Sta di fatto che la somma delle due componenti scrive 1-2 sul tabellone di Torino. Ancora, sempre il solito Ciro Immobile. Non stupisce neanche più. Stupisce piuttosto il raffronto fra il Ciro nazionale e quello versione biancoceleste. Enigma ancora senza spiegazione. In un mare di parole, gol e risultati il vero, assoluto protagonista e artefice è solo e soltanto Simone Inzaghi. Perché questa Lazio, non è più solo parole e incerte spiegazioni. Questa Lazio è definitivamente, se ce ne fosse bisogno, fatti e affermate certezze. Questa Lazio è soprattutto Simone Inzaghi.

FINALMENTE SOLI

“Datemi tempo”. Pretesa di Guardiola vecchia di un anno. Tempo per amalgamare le sue idee e plasmare il City a propria immagine e somiglianza. Neanche un anno dopo la richiesta di pazienza sta ripagando. Prima di tutto in campionato. Dopo 8 giornate, finalmente, la parte azzurra di Manchester può esultare di solitudine. La solitudine più bella che ci sia, l’unica che fa esultare, quella provata guardando dall’alto in basso, dalla testa verso il resto della classifica. L’inciampo dell’altro Manchester a Liverpool infatti premia Guardiola. Con il 7-2 sullo Stoke, il City dà un’altra prova di immensa forza e strapotere in Premier scrollandosi finalmente di dosso finalmente i pressanti cugini. Si diceva prima di tutto in campionato. Con numeri incredibili: con 29 gol in 8 giornate, con solo 4 gol subiti. A seguire poi la Champions dove lo sguardo è sempre rivolto verso il basso. Neanche a dirlo. Verso Shakhtar e Napoli. Lo stesso Napoli che martedì’ sera sarà ospite all’Etihad. Uno stadio, un palcoscenico in cui per 90 minuti abiteranno le due scuole di pensiero di calcio giocato, oggi, migliori d’Europa. Due squadre che comandano in solitaria i propri campionati. Top!

ICARDIMANÍA

Confutarlo è impossibile, vincere il derby vuol dire inevitabilmente ritagliarsi lo spazio nel podio dei migliori. Specie se alla maniera di Icardi. Seprentesco prima. Ora grandioso. Non semplice retorica o chiacchiere da bar ma parole del suo stesso allenatore. Paola di Spalletti. “Icardi è grandioso” . Tre parole per riassumere una serata, uno stadio ai piedi di un solo uomo. Inarrestabile. Implacabile. È Icardi-mania. Tre gol nel derby fanno vivere di gloria semi-eterna. A sommarsi e renderla forse eterna c’è il passato. Un passato nerazzurro sulla sola lunghezza d’onda del gol e del sacrificio. Ormai non ci si può più girare intorno e appellarsi a sporadici momenti di crisi da gol, il capitano nerazzurro è nell’olimpo dei più forti centravanti d’europa. Pochi, pochissimi davanti a lui per certi aspetti. Per le sue doti…serpentesche appunto. “Scomparire” con un semplice movimento, far perdere le tracce ai difensori e mordere, letale, con la stoccata decisiva. Riassunto che si propone perfettamente nel gol del 2-1. San Siro ai suoi piedi. Milano, quella nerazzurra, ai suoi piedi. L’altra Milano, quella rossonera battuta, altrettanto. Nella serata di Icardi, un ex interista trova finalmente gioia.

Piccolo anche il nostro slot dedicato al primo gol di Gabigol nella casa del Benfica. E a rivederlo, che gol!

I FLOP

ANCORA UNA VOLTA NON VA

Gloria nerazzurra. Baratro rossonero. Non per la prestazione (almeno quella del secondo tempo) ma per un atteggiamento difensivo da far rabbrividire. Apprezzabile la testardaggine di Montella nel voler far funzionare la difesa a tre, non arrendersi e accomodarsi alle difficoltà. Ma le lacune sono ormai evidenti. Una difesa a tre plasmata anche per far rendere al meglio quello che è stato l’acquisto più esoso dell’altrettanto esosa campagna rossonera. Ma Bonucci non sta ripagando. Le mancanze sono sempre superiori ai bonus e alle giocate positive difensivamente parlando. A sommarsi all’intero reparto spesso confuso e disattento. Troppi buchi. A pareggio trovato, 1-1 conquistato due affondi nerazzurri sono bastati prima a sfiorare il nuovo vantaggio con Vecino immediatamente qualche istante dopo. Poi 6 minuti dopo a lasciare Icardi libero di infilare Donnarumma per la seconda volta si con una grandissima giocata ma altre’ senza opposizione alcuna. E il nostro lavoro ci è reso ancora più facile se un investimento da oltre 40 milioni, classificato come uno dei difensori più forti d’Europa, commette errori da difensore qualunque. Specifico di questo è la leggerezza disarmante – da rivedere se potete – con cui Bonucci affronta Icardi – simile al virale uno-contro-uno con immobile nel 4-1 di Roma – prima del 2-1 interista. La difesa rossonera non può essere più un semplice “caso”.

DUE PER UNO

Uno stesso slot al posto di due per “premiare” con la palma del flop due londinesi. Arsenal e Chelsea. Due londinesi per uno stesso flop. Stessa sconfitta con stesso risultato. In ordine inverso di clamore prima citazione per i Gunners. Wenger continua nella sua corsa di proverbiale ormai eterno incompiuto co la sconfitta contro il Watford. La squadra di Marco Silva in realtà sta ben figurando in Premier. Non ancora entrato nel calderone degli scontri al vertice (solo City e, appunto, Arsenal incontrate finora con pesante 0-6 contro Guardiola) viaggia meglio delle due londinesi e Liverpool. La quarta casella in campionato non è di cero casuale. Più che premiare il Watford ci concentriamo qui sulla caduta dell’Arsenal. Prima in vantaggio con Mertesaker salvo poi farsi rimontare da Deeney e sorpassati dall’ex United Cleverley al 92esimo. Profondo rosso a 13 punti ora già a – 9 dal City. tempi duri in casa Gunners a cui si appaia la debacle di Conte e del suo Chelsea sul campo del Crystal Palace. Come anticipato quella dei blues è una caduta ancor più clamorosa. Il motivo gli 0 punti del Crystal Palace prima della gara. Gentile omaggio londinese i tre punti firmati dall’autogol di Azpilicueta e da Zaha. Clamoroso inciampo che favorisce il primo accenno di fuga di Mourinho e Guardiola. Il clima uggioso di londra si incupisce dopo la giornata di Premier…