Per aspera ad “Ax” non è una storpiatura del più famoso motto latino, diventato frase di riferimento di tanti atleti, ma è una promessa, una speranza, un augurio per la nuova stagione della vecchia “Olimpia” Milano, diventata A|X Armani Exchange, marchio Armani in espansione in tutta Europa con la “nuova” vecchia promessa di restituire al basket italiano per club lo splendore di un tempo.

E allora restano in sei, gli altri tutti quanti tagliati fuori, mister Jasmin Repesa compreso, perché il 4-1 nella serie di semifinale contro Trento bruciava eccome. Tra gli epurati, nomi importanti come quello di Raduljica, Hickman e McLean, mentre la linea verde italiana, almeno per questa volta, viene preservata e protetta dalla tempesta, perché col capitano Cinciarini restano Fontecchio, Pascolo e Abass. Alla guida uno dei migliori coach italiani in circolazione, Simone Pianigiani, che ha affermato di essere arrivato qui per “costruire un futuro”.

Per ora il futuro è stato costituito da cinque partite, tre di campionato e due di Eurolega: se nel caso del campionato risulterebbe prematuro fare una valutazione globale, visti gli impegni contro squadre di metà classifica come Cremona, Varese (vittoria sofferta 74-73), e Capo d’Orlando, in Eurolega le avversarie sono state di rango ben più elevato e la nuova Milano ha dimostrato come sia cambiato il modo di approcciarsi a queste partite. La prima giornata ha visto l’Ax impegnata sul campo del CSKA Mosca, squadra giunta terza lo scorso anno e vincitrice nel 2015-2016, presente nella Final Four dal 2011-2012, mentre la seconda, in casa, ha visto giungere Datome e Melli da Istanbul con il loro Fenerbahce, vincitore della scorsa Eurolega 2016-2017.

Pianigiani, nella costruzione della rosa, ha scelto secondo i suoi criteri di pallacanestro: tanta precedenza a mani buone e gran precisione da fuori piuttosto che fisicità e lentezza, cosa che l’Armani aveva fatto un po’ meno prima d’ora. Nel quintetto vanno sempre due guardie, Goudelock e Theodore, insieme a due ali tuttofare come Micov e M’baye, mentre il pivot, Tarczewki, ha il compito di sedare gli animi nel pitturato tutto solo. Dalla panchina, scalpita il cecchino lettone Dairis Bertans.

 

RESOCONTO

Il fatto che entrambe le partite siano terminate con una sconfitta non deve distogliere lo sguardo dal miglioramento d’attitudine che Milano ha attuato quest’anno: il 93-84 della Megasport Arena è stato scaturito da un’evidente maggior capacità dei russi di vincere i rimbalzi offensivi (15 contro 8) e di realizzare da due punti, tirando di più (26/50 contro 21/38), che hanno perso Teodosic ma hanno trovato un altro grande playmaker come Sergio Rodriguez, capace di condizionare a suo piacimento il corso della partita attraverso i suoi possessi. In compenso, bene Goudelock in penetrazione, assieme a Micov, bravo in tutti i fondamentali offensivi, Bertans e Gudaitis, che da pivot prende pochi rimbalzi ma mette a referto 15 punti.

Il life motive non cambia contro il Fenerbahce: da tre punti Milano si fa preferire, è più chirurgica e tira poche volte in maniera forzata nonostante Goudelock fatichi a sbloccarsi dall’arco (1/9 al momento), con Bertans (3/7 da tre) e M’baye (4/5) che trascinano la squadra in scia ai turchi. La differenza è sempre da due, dove il Fenerbahce ha il 64% e sublima queste percentuali all’over-time (i tempi regolamentari erano terminati 80-80). Milano, dalla sua, ha il merito di non aver mai mollato e di aver conquistato il supplementare nonostante un ultimo quarto in cui Sloukas aveva cambiato marcia e il Fener aveva realizzato un parziale di 8-0 a metà tempo.

 

Tanti aspetti per il quale l’Armani non deve scoraggiarsi: Pianigiani ha dato un’identità europea e la squadra entra sul parquet con uno spirito diverso, più combattivo e meno arrendevole rispetto alla passata stagione. La regular season di Eurolega, col nuovo formato da 30 partite, permette alla costanza ed al buon lavoro di avere la meglio sulla casualità degli dei del basket che, nello scorso format, alle volte giocavano brutti scherzi. Ecco perché, dalle asperità degli ultimi anni, si punterà a tornare ai livelli del 2013-2014, dove la corsa di Milano si arrestò ai playoffs.