I playoff di Major League Soccer sono iniziati questa notte e chi meglio di un italiano poteva dirci la sua su come andranno le cose e su quali giocatori e team bisognerà seguire in questa post-season del calcio a stelle e strisce. Parliamo di Paolo Tornaghi, partito nel 2012 dall’Inter per un’esperienza di cinque anni alle in MLS, vivendo quindi il periodo di “transizione” che questo campionato ha vissuto negli ultimi anni. Dopo un passato in Lega Pro tra Como e Rimini, il nativo di Garbagnate Milanese ha deciso poi di trasferirsi negli Stati Uniti, diventando un pioniere italiano nel calcio americano. Chicago Fire prima, Vancouver Whitecaps dopo, in quest’intervista ci aiuterà a capire meglio quali siano gli scenari di un campionato sempre più mediatizzato ma mai troppo approfondito e spiegato in Europa, regalandoci anche qualche “chicca” della sua esperienza nerazzurra post-triplete.

 

Paolo Tornaghi in maglia Vancouver Whitecaps.

Partiamo dal presupposto che si è scritto e parlato tanto del calcio in America, ma a che punto siamo in MLS oggi? 

“Cinque anni fa, appena sono arrivato, era un campionato molto “americano”, ovvero tanti americani ed alcune stelle, come Beckham a Los Angeles ed Henry a New York. Nomi grossi ma isolati, che facevano immagine. Adesso invece gli investimenti delle squadre sembrano essersi spostati verso il sudamerica, prendendo giocatori che sono titolari in campionati come quello argentino, brasiliano o colombiano. I più forti arrivano direttamente in Europa, ma tanti buoni giocatori preferiscono firmare negli Stati Uniti per un discorso economico. Meno fenomeni assoluti ma più squadre ben assortite e complete, fatte da gente giovane che contribuisce ad alzare il livello. Un esempio su tutti, Josef Martinez che dal Torino ha segnato tanto ad Atlanta quest’anno. E poi tanti tifosi in più e tante nuove franchigie. L’interesse aumenta.”

Visto l’equilibrio complessivo delle forze in campo, comprese delle nuove franchigie del 2017 Atlanta e Minnesota, è Toronto la favorita essendo l’unica squadra ad aver raggiunto quota 69 punti?

La classifica di MLS quest’anno. Le prime due di ogni Conference vanno direttamente ai quarti, mentre la terza affronta la sesta e la quarta sfida la quinta. La vincitrice del primo incontro sfida la prima classificata, mentre l’altra sfida la seconda.

“Si, perché l’hanno dimostrato sul campo in una lega così livellata. Vogliono la rivincita avendo perso la finale contro Seattle, per cui quest’anno vincendo la conference con 69 punti sono i candidati numero uno, anche perché hanno giocatori come Altidore e Giovinco capaci di grandi giocate che risolvono le cose nonostante un 3-5-2 di difficile interpretazione in alcuni casi, soprattutto difensivi.”

Il format utilizzato da ormai qualche anno tende a favorire le prime due classificate nonostante le differenze siano minime?

“Si, è vero, lo vedi anche nel caso di Vancouver. Per un punto arrivi terzo e vai a giocarti il primo turno rischiando di buttare una stagione. Il discorso va fatto a monte, entrando nella psicologia americana: Toronto quest’anno con 69 punti è di gran lunga la squadra migliore ma ora deve giocare i playoff, gli stessi che lo scorso anno Seattle conquistò all’ultima giornata da sesta classificata vincendo poi il titolo. E’ così, si rimescolano le carte e bisogna giocarsela fino alla fine. Dallas l’anno scorso e due anni fa fece due super stagioni, terminando prima ad Ovest ma facendo fatica ai playoff. Per lo spettacolo è così, nonostante per noi addetti ai lavori alle volte sia quasi più importante il Supporters’ Shield, il trofeo per la prima classificata in assoluto, che la post-season stessa.” 

Consigliaci quale partita e quali talenti nascosti seguire in queste notti di playoff in Major League Soccer.. 

“Tra gli attaccanti ad ovest vi consiglio Fanendo Adi, dei Portland Timbers, che in MLS è bravo ad unire fisico e killer instinct davanti alla porta, ed è un 1990, quindi ancora abbastanza giovane. Poi vi consiglio il trequartista di Vancouver, mio ex compagno, Yordy Reyna, che in Europa non è riuscito ad esprimersi tra Lipsia e Salisburgo ma da quando si è ripreso da un infortunio quest’anno ha praticamente trascinato la squadra verso questi risultati. Ad est invece occhi puntati su Miguel Almiron, trequartista ex Lanus fortemente voluto dal Tata Martino che è stato pagato ben 15 milioni di euro da Atlanta.  E’ gracile ma molto tecnico, se lavorasse un po’ sul fisico potrebbe tranquillamente giocare in Europa, mi ricorda molto Pastore. Occhio anche al capocannoniere di stagione, l’ungherese Nemanja Nikolics, perché dopo i 24 gol di quest’anno, se dovesse arrivare un’offertona dall’Europa, Chicago può vendere. Come partita vi consiglio i miei Vancouver Whitecaps contro San Jose, la classica partita da playoff di MLS: i primi hanno perso nel finale la qualificazione diretta ai quarti mentre i secondi si sono qualificati all’ultimo, umore a zero contro felicità alle stelle.”

Parlando della tua carriera, hai 29 anni e quest’estate hai lasciato volontariamente Vancouver. Perché e quali sono i tuoi obiettivi?

 

“Ho lasciato la MLS dopo cinque anni all’attivo e posso confessare che sono abbastanza visti gli impegni sfalsati rispetto al campionato in Europa: si gioca in continuazione e durante la stagione le partite non ti permettono mai di rientrare in Italia. Così insieme alla mia ragazza, ora moglie, iniziavamo a sentire la mancanza di casa. Dal punto di vista sportivo poi, avendo 29 anni, ho ancora la possibilità di rimettermi in gioco in altri campionati vista la longevità dei portieri, evitando di perdere il passo in Europa. Sono però tornato all’inizio del calciomercato in Major League Soccer, aspettando quindi che la squadra prendesse il mio sostituto ma trovando in Italia tutte le squadre già organizzate per l’estremo difensore verso fine Luglio. Ero molto vicino al firmare in Serie B ma non è successo. Continuo la preparazione con Piero Bosagli, preparatore delle giovanili dell’Inter che ancora mi segue, parlando con squadre che hanno subìto alcuni infortuni per quanto riguarda l’estremo difensore e che cercano quindi un valido sostituto.” 

Avendo respirato il clima dell’Inter post-triplete, passandoci sei mesi ad inizio del 2011/2012. Ciò ti ha portato a portare con più convinzione il tuo bagaglio d’esperienza negli States?

“E’ stato qualcosa di fenomenale far parte di quella squadra. Mi piace ricordare di quando Coutinho si cambiava vicino a me: si intravedeva già in allenamento che fosse un fenomeno, solo che forse all’Inter non è stato compreso nonostante avesse un sacco di talento. Avendo a che fare poi con Javier Zanetti o con Figo ti rendevi conto dello spessore di questi campioni, che nonostante abbiano vinto tanto sono sempre sul pezzo, lavorando tanto sulla parte psicologica. C’era Zanetti che era di una positività incredibile nonostante il periodo non ottimale, mentre Figo che per esempio in allenamento, giocando le partitelle con alcuni ragazzini della primavera che commettevano degli errori perché al suo fianco, preferiva addossarsi le colpe se si perdeva, proteggendoli. Parliamo di un Pallone d’oro che faceva tutto ciò!”

“E’ qualcosa che, nel mio piccolo, ho provato a fare ed a raccontare ad alcuni ragazzi anche in America, e sicuramente mi ha permesso di avere le cosiddette “spalle larghe”, perché subito arrivato a Chicago, alla prima partita giocavo da titolare a Montreal durante l’inaugurazione della franchigia con 60.000 persone allo stadio. Ero carico dall’Italia, fu un bellissimo periodo!”   

Vi lasciamo con una delle parate più belle di Paolo Tornaghi, con la maglia dei Chicago Fire contro i Colorado Rapids, a Denver e con le sue predictions sui playoff di MLS!

 LE PREVISIONI DI

PAOLO TORNAGHI