Fuoriclasse. Anzi, giovane fuoriclasse per rifarsi ad una canzone d’attualità. È Paulo Dybala il diez che brilla in maniera grezza allo stadio Meazza di San Siro. Il fenomeno argentino mette in luce tutte le proprie qualità, e al tempo stesso lascia solo l’oscurità all’altro diez, Hakan Çalhanoğlu. Dybala non segna, ma gioca una partita da vero campione. La strada per incontrare la costanza è quella giusta.

ATTENZIONI CENTRIPETE

Una partita passata ad analizzare tutte le giocate e tutti i movimenti di Dybala può sembrare stancante ma in realtà è qualcosa di molto piacevole, specialmente perché il protagonista su cui focalizzarsi è proprio lo stereotipo del Diez. Ieri a San Siro si è visto una Joya particolare, brillante come sempre ma anche molto concreta e utile per la propria squadra. La zona di campo più calpestata dai suoi tacchetti resti chiaramente la trequarti, anche se spesso l’argentino ha preferito farsi trovare libero lungo la fascia destra affittata a Cuadrado. Dybala c’è e si fa vedere, muovendosi in fase di costruzioni quasi come fosse un falso nueve. Pallone verticale indirizzato verso di lui, spalle alla porta e scarico/apertura immediata. Una filosofia efficiente che farà contento mister Allegri.

L’analisi fatta da Numero Diez parla chiaro. I dati riguardanti la sua partita in termini di giro palla sono sufficientemente convincenti. 17 i passaggi riusciti, 9 quelli non andati a buon fine (tra errori del singolo e chiusure avversarie). 3 invece i passaggi di prima andati in porto, solo 2 quelli non capitalizzati. C’è sicuramente qualcosa di migliorare per arrotondare ancor di più un rateo comunque più che positivo.

Il dato che forse può esser considerato il più interessante riguarda il supporto in fase di disimpegno/costruzione della manovra. Dybala si stacca dalla sua posizione per ricevere palloni utili a far salire la squadra. Ben 4 sono i falli che il sudamericano subisce solo nella propria metà campo, quasi tutti con le spalle alla porta nemica. Numeri che sono significati. L’ex Palermo conferma proprio con questi dati di esser un giocatore capace di farsi valere appunto come falso nueve, lavorando più che bene nelle vesti di una prima punta. Del resto certi compiti ce li si aspetta solo da una prima punta come Higuain, professionista vero della difesa del pallone.

UN BARICENTRO FOLGORANTE

La sua posizione, oltre a rivelarsi dunque molto utile per tutta la squadra, porta il 10 bianconero a spaziare con tanta fantasia per tutto il campo in fase offensiva. Dategli un paio di palloni e ne usciranno sicuramente due tiri o due assist. Anche in questo caso bisogna appoggiarsi ai numeri studiati a San Siro per comprendere al meglio quanto fatto dalla Joya. Il jolly di Allegri colleziona in tutto 4 tiri, due dei quali però indirizzati in curva. Possono sembrare pochi visti così, ma per come si è sviluppata la partita e per la mole di attenzione posta sul giocatore, 4 tiri son da considerarsi abbondanti. Pochi gli spazi a lui concessi, tanti i pericoli che comunque si son venuti a creare. Il gioiello è questo, deleterio e letale, in grado di ferire da un momento all’altro se lasciato incustodito.

Ed è un po’ quel che succede infatti in occasione dei due gol. Palla a Dybala, controllo e scarico immediato a Higuain che insacca alla perfezione il pallone alle spalle di Donnarumma. Due tac e la sfera di gioca assume una traiettoria che ha come metà finale il gol, dopo aver passato però il passaggio per il casello Pipita. Stessa scena anche per la seconda rete. Dybala serve un assist senza toccare il pallone. Di per sé non si potrebbe teoricamente parlare di assist, ma la giocata che manda effettivamente in porta il compagno vale come tale. Talento applicato alla giocata = mossa da fenomeno. Insomma, davanti ai 78 328 spettatori presenti, la Joya ha fatto quella prestazione che coincide con le sue abilità.

TATTICAMENTE MILAN – JUVENTUS

Breve spazio va concesso anche ad un’analisi tattica (e po’ tecnica) di Milan – Juve. Iniziando dai padroni di casa, bisogna dire che la squadra di Montella ha raramente imposto il proprio gioco sugli ospiti. Movimenti e giro palla più che positivi nella primissima parte di gara, un po’ meno per il resto del match. Era ipotizzabile che i rossoneri potessero faticare un po’ sotto questo aspetto contro una formazione che da 6 anni vince lo scudetto.

Le buone (e non poche) occasioni create appartengono tutte ad una filosofia che contro il Chievo si è rivelata decisiva. Palla sulla fascia e invenzione singola per trovare gol o compagno per il gol al centro dell’area. Uno stile di gioco che l’armata bianconera ha chiaramente sofferto. Eppure la stessa armata bianconera ha saputo reggere fino alla fine, neutralizzando ogni tentativo nemico sfruttando anche un po’ il fattore fortuna. I cambi fatti dal tecnico rossonero non si sono poi rivelati drastici per la modifica della costruzione dell’azione. Probabilmente con un motore diverso (Montolivo al posto di Biglia?), il Milan avrebbe potuto giocare e inventare qualcosa di più, ma ciò resta un dubbio che non avrà risposta, almeno per oggi.

Discorso differente (ma non troppo) per la compagine bianconera. La squadra di Allegri si è dimostrata ben organizzata e anche un po’ più solida rispetto le ultime giornate. La palla è stata fatta girare discretamente, e il centrocampo juventino ha saputo imporsi più volte su quello casalingo. Un assetto più impostato sulla forza fisica e sulla semplicità dei propri singoli ha dato i suoi frutti. Khedira ieri può valere come giocatore che meglio ha rappresentato la prestazione dell’intera squadra. Gioco semplice, trasparente, propositivo e poco dispendioso. Insomma, una Juve che ha giocato da grande squadra, portandosi a casa il massimo con il minimo.

PAGELLE FINALI

Milan, i voti di Enrico Bricchi:

DONNARUMMA 6 – I due goal non provengono da sue disattenzioni, entrambi i capolavori di Higuain sono imparabili e figli di errori difensivi. Lui gestisce al meglio la palla in fase di palleggio e si destreggia in due-tre parate su Dybala e Mandzukic.

RODRIGUEZ 5 – Si perde Higuain nel secondo goal perché per tutta la partita ha due marce in meno rispetto agli avversari ed oltre i cross sterili. Non incide quando spinge, mai.

ROMAGNOLI 5.5 – Reo di perdersi Higuain, come Rodriguez, seppur un po’ più ordinato rispetto al compagno svizzero.

ZAPATA 6 – I tifosi hanno avuto i brividi vedendolo fra i titolari, le sue disattenzioni sono ormai note in tutta Europa. Proprio su questo punto, però, sorprende tutti e gioca una buona prestazione, sicuramente il migliore nella difesa rossonera.

ABATE 5 – Valutare Abate è una costante da circa due anni: incapace di far cross, corre senza un motivo e rincorre gli avversari senza mai combinar nulla. Si è ripetuto anche stasera. (dal 61′ ANTONELLI 5,5 – Doveva dar qualità e spinta sulla fascia mancina ma non realizza il “perché” del suo ingresso in campo)

BIGLIA 4 – E’ stato preso per far girare la palla, ai tifosi rossoneri fa girare qualcos’altro, più simili a due palloni. Bisogna ancora credere che quel 21 alle spalle abbia un senso? Se si vuol risparmiare e ottenere la stessa prova si può provare a chiamare un qualsiasi giocatore d’oratorio per realizzare i suoi “passeggini”, inutili e davvero imbarazzanti. (dal 61′  LOCATELLI 6 – Almeno ci mette la grinta a differenza dell’argentino)

CALHANOGLU 5 – Ha fatto tripletta oggi. Di goal? No, di partite non giocate. Oltre a qualche occasione non incide, un altro flop del “passiamo alle cose formali”. (dal 77′ ANDRE’ SILVA s.v. – Messo troppo tardi)

KESSIE’ 4.5 – Dietro Montella si cela senza ombra di dubbio Venom, perché lo Spider-Man africano che abbiamo conosciuto con l’Atalanta e all’inizio di stagione rossonera, è scomparso e si è tramutato in un anti-eroe lento (a causa delle ragnatele negative dell’Aeroplanino), impreciso e disattento.

BORINI 6.5 – Dopo la partita contro il Genoa ci ha chiesto: “Come potete mettermi 6 in pagella?”. Effettivamente è l’unico ad aver ragione e a correre nell’ambiente del Diavolo. Il migliore in campo, si sbatte e moltiplica il suo valore (1 milione) di 220 volte, non proprio un numero a caso.

SUSO 5/6 – Bloccare Suso è come bloccare il Milan? Assolutamente si, l’involuzione rossonera passa sempre tra i piedi dello spagnolo, basta fermare lui per fermare il Diavolo.

KALINIC 5 – Da una parte c’è Higuain: 2 occasioni 2 goal, dall’altra c’è Kalinic: 4 occasioni e 0 goal.

MONTELLA 5 – In una società senza attributi può far comodo un allenatore senza attributi, almeno si può dar la colpa e additare facilmente l’allenatore. Dal canto suo, però, l’Aeroplanino è l’allenatore più indeciso nella storia del Milan, 13 formazioni diverse, 13 pensieri diversi e incapacità di inserire i giocatori nel ruolo giusto (Suso).

Juventus, i voti di Matteo Zorloni:

BUFFON 7 Straordinarietà a cui siamo abituati ormai da anni. L’ultima (?) a San Siro contro il Milan è stata partita meravigliosa del portiere bianconero, che da vero fenomeno ha saputo deviare di quanto basta un pallone indirizzato alle sue spalle.

LICHTSTEINER 6 Sufficienza meritata senza ombre di dubbio. Resta però da rivedere la sua prestazione in termini sportivi, visto che lo svizzero gioca una gara socializzando molto con la parola malizia. (Dal 65′ BARZAGLI 6,5 – Efficace in ogni suo intervento, fa al meglio il proprio dovere)

RUGANI 7 – C’è. Basta questo per descrivere la gara del giovane bianconero. Silenzioso e professionale, salva addirittura il risultato. Ora Allegri deve concedergli più spazio. Ah, con lui ieri zero gol subiti.

CHIELLINI 6,5 – Il solito leader che anche oggi ha saputo farsi valere lottando su ogni pallone. Buona gara, come del resto lo sono state tutte quest’anno.

ASAMOAH 6,5 – Ferma Suso e fermerai il Milan. E così è stato, visto che lo spagnolo ha faticato molto lungo quella fascia. Il ghanese è più che una valida riserva. (Dal 71′ ALEX SANDRO 6 – Il minimo indispensabile per prepararsi alla gara di Champions League)

KHEDIRA 6,5 – Pochi sono gli aggettivi per descrivere la partita del tedesco, sempre preciso e ben preparato ad ogni giocata della propria squadra. Un motore che funziona bene, anzi benissimo. (Dal 81′ MATUIDI s.v.)

PJANIC 7 – Il cervello bianconero fa muovere la sfera di gioco con grande disinvoltura. Ciò che lo ha distinto dagli altri 21 ieri riguarda il tempismo nel scegliere la miglior giocata. Fuoriclasse.

CUADRADO 7 – Corre sempre, ad ogni occasione disponibile. Si rivela inoltre l’uomo più pericoloso palla al piede, con i quali realizza dribbling spacca-difesa.

DYBALA 7,5 – Che piacere vederlo giocare. Sacrificio e voglia di rendersi utile oltre alla solita grande classe in fase offensiva.

MANDZUKIC 7 – Il guerriero ha lottato anche ieri uscendo vincitore dall’arena del Meazza. Lo spirito bianconero risiede dentro di lui.

HIGUAIN 8,5 – Due tiri e due gol. Ma oltre a far la differenza sul maxi schermo, il pipita gioca una partita mostruosa anche per quanto concerne la fase difensiva e la costruzione dell’azione.

ALLEGRI 7 – Coach Allegri si vendica della sconfitta dello scorso anno, facendo giocare i suoi in maniera eccellente. Palla bassa, passaggi efficaci e continue azioni di gioco costruite con idee ben chiare. Miglioramenti anche in fase difensiva, dove si è sofferto parecchio ma questa volta senza aver preso gol.