Vogel ci presenta la prima sorpresa dell’anno. Magic in forma smagliante come mai da molto tempo ad oggi, con Fournier e Gordon finalmente in grado di prendersi in mano la squadra. Sorprendente anche Nikola Vucevic che sembra aver trovato un’inopinata dimensione in questa motion offense molto up-tempo disegnata dall’ex coach di Indiana. Una proposta di gioco estremamente interessante che merita di essere approfondita, a cominciare da quelli che sembrano essere i suoi principali attori.

Evan Fournier è finalmente il trascinatore offensivo dei Magic. Dimenticare assolutamente la stagione scorsa (career low per percnetuale da 3, 35,6%) ed esplorare quei margini di crescita che sono nelle sue corde sono la sua priorità quest’anno e servirà più continuità nel lungo periodo (e spesso anche nella singola partita). Una guardia con le sue misure ed il suo atletismo può trovarsi molto bene in questa versione tattica, molto adatta alle sue sfuriate in contropiede. Spesso è essere usato anche come secondo portatore di palla dopo Payton, le doti da handler non gli mancano e vederlo in isolamento contro il suo diretto marcatore non è un attentato alla pallacanestro, anzi, tutt’altro. Con la partenza di Green, rimane praticamente l’unico a roster in grado di portare punti velocemente in circa qualsiasi situazione.

Anche Gordon sta mostrando grossi segni di miglioramento, i passati esperimenti da AP sembrano cominciare a dare i suoi frutti ed il tiro da fuori è migliorato sensibilmente per percentuali e meccanica. Come Payton, Aaron è nel suo “contract year” quindi l’anno prossimopotremmo vederlo con una canotta diversa ma ad oggi, c’è da sperare per lui e per Orlando di rimanere insieme ancora qualche anno. Ancora un po’ in ombra, come del resto ampiamente preventivato, Jonathan Isaac.

Il 19enne ex-Florida State parte subito dietro a Gordon nelle rotazioni e sarà interessante vederlo all’opera con i “grandi”. Sebbene abbia 19 anni, Isaac può tranquillamente essere classificato come un progetto grezzo di lungo molto mobile e dinamico, con uno shooting range abbastanza ampio per coprire il ruolo di stretch-4. Già con la divisa dei Seminoles ha dimostrato di avere abbastanza fiducia per poter tirare con i piedi fuori dall’arco (34.7% in 2.8 apg) e possiede doti fisiche veramente notevoli. La sua struttura fisica offre una versatilità difensiva che può spaziare almeno 3 ruoli, un eccellente footwork e con i suoi tentacoli nei paraggi (2,13 metri di wingspan) nessuno ha veramente la palla al sicuro. In attacco possiede già un buon arsenale (anche se c’è da lavorare sul jumper e sul decision making), sa giocare sopra il ferro ma soprattutto, sa correre il campo. In una squadra che ad oggi ha il terzo pace della Lega (104.3 di media) le sue caratteristiche sono oro colato per Vogel. Merito del coach aver rivalutato un corpo estraneo come Vucevic. Il montenegrino sta riscrivendo i record delle sue statistiche, sebbene sia presto per parlarne. Comunque, presenza in difesa e un ottimo gioco dal post sono il paracadute per i difetti intrinsechi dell’estremismo di questi Magic. Gordon si trova a meraviglia con i suoi tagli dal backdoor, Fournier è un ottimo bersagio dal lato debole. Inoltre, non batte ciglio se deve prendere conclusioni fuori dall’arco. Le prolungate voci di trade sembrano sempre più affievolirsi, finalmente.

Impossibile poi, non citare le performance di Jonathon Simmons in uscita dalla panca. L’ex San Antonio ha trovato la sua dimensione come sesto uomo con una produzione offensiva estremamente efficiente. Con 25 minuti in campo, mettere 16 punti di media con il 50% da 3 è veramente un gran risultato. La vera forza di questo giocatore sta nelle letture di gioco, difensive ed offensive. Difficilissimo trovarlo fuori posizione o distratto, piedi veloci e capacità di marcare più ruoli, sa uscire dai blocchi ed ha un piazzato di tutto rispetto. Un all-around di tutto rispetto per una panchina che ne aveva veramente bisogno. Ancora un po’ presto per dire di più su questi ragazzi, ma ad oggi dobbiamo dargli credito per il lavoro fatto in estate e metterli sotto la lente di ingrandimento. Mancano più di 70 partite ma i segnali sono piuttosto chiari. Serve continuità, soprattutto quando gli altri si adatteranno al loro gioco, ma essere primi di Conference con i Celtics, con questi numeri e questa qualità espressa, è quasi un miracolo.