Squadre come il Napoli, di quelle che come noi amano giocare al calcio, sono la fortuna del calcio” ha affermato ieri Pep Guardiola dopo il confronto di Champions League. In Europa in effetti, cercare equilibrio e spregiudicatezza per prevalere offensivamente e non difensivamente è diventato un qualcosa di piuttosto raro ed è per questo che si tende a definire il calcio del vecchio continente sempre più “italianizzato”, attendo cioè a non prenderle. In Sudamerica invece, la meno attenzione tattica che gli allenatori (tranne alcuni) richiedono ai propri giocatori permette a questi ultimi di esprimersi secondo le loro migliori capacità, non sempre confinate in un ruolo ben preciso. Il Lanus di Jorge Almiron invece, seppur con qualche eccezione, gioca da un biennio un bellissimo calcio secondo un 4-3-3 di scuola “sarriana” che predilige il possesso palla per entrare in area avversaria. Il titolo dello scorso anno in campionato (il secondo dopo l’Apertura 2007), con una finale schiacciante contro il San Lorenzo, ha consacrato il Granate che raggiunge la finale di Copa Libertadores per la prima volta nella sua storia, ribaltando l’1-0 casalingo del River con un sontuoso 4-2 nel suo stadio Nestor Diaz Perez, catino da 47.000 posti.

L’interno dello stadio Nestor Diaz Perez.

PROFILO TECNICO

Accomunare il Napoli a questo Lanus è tutto fuorché forviante, perché oltre ad avere la stessa sistemazione in campo (il 4-3-3) le squadre prediligono alcune caratteristiche dei propri giocatori come Sarri ama fare nel capoluogo campano. Entrambe le squadre amano passare dagli esterni offensivi per poter arrivare in area, con scambi rapidi ed incomprensibili per gli avversari che portano facilmente di fronte all’estremo difensore. Se il Napoli ha Callejon ed Insigne da una parte, che amano svariare su tutto il fronte per scambiare palla con Mertens, adattato ormai a falso nueve, il Lanus esegue gli stessi movimenti con Lautaro Acosta, da mesi ormai nell’orbita seleccion, e Alejandro Silva, bravi nel leggere l’azione, nel dribblare il proprio diretto avversario con la loro velocità oppure nell’accentrarsi per servire il bomber Pepe Sand. Il gol dell’1-2, quello che l’altra notte ha dato ossigeno agli uomini di Almiron, che sembravano spacciati sullo 0-2, è il biglietto da visita che il Lanus porterà al Gremio il prossimo 22 e 29 Novembre per la finale del torneo.

Nell’azione notiamo, in ordine, tre cose: la rapidità di pensiero di Silva che, pur con la sovrapposizione del terzino, preferisce accentrarsi per aumentare la velocità dell’azione granata; da qui, la bravura di Lautaro Acosta, che spesso agisce sulla fascia sinistra, nell’accentrarsi per servire il centravanti Sand secondo un triangolo a tre che permette a quest’ultimo di calciare in tranquillità verso la porta.

PECULIARITA’ E FATTORE “SAND”

Ma cosa permette al Lanus di avere la sua identità e di stravolgere le carte in sudamerica? Il fattore decisivo è prevalentemente uno ed è la massima differenza del gioco di Almiron da quello di Sarri oltre ad un utilizzo inferiore delle fasce, soprattutto quella sinistra, dove capitan Maximiliano Velasquez preferisce prestarsi alla difesa piuttosto che scoprire il campo. La vera differenza la porta il numero nove che il Napoli, per gli sfortunati motivi che conosciamo, aspetta da ben due anni: il Lanus ha invece Jose Pepe Sand, uno degli ultimi attaccanti vecchia scuola che non va tanto per il sottile e può risultare noioso e macchinoso ai fini dell’estetica ma ha un’utilità chiave per mischiare le carte durante le partite con una capacità favolosa di contenimento dei difensori avversari che spesso, ammassandosi su di lui, dimenticano gli altri diamanti del Granate.

Come nel caso del gol del 3-2 di Lautaro Acosta: Sand tiene Pinola, uno dei difensori migliori in Argentina, costringendolo a venir fuori dalla sua zona di protezione ma servendo abilmente Silva per l’inserimento. Quest’ultimo è bravo a prendere di sorpresa Maidana e Montiel servendo poi Lautaro Acosta che lestamente la mette dentro. Un aspetto che, nel corso delle partite, viene spesso usato da Almiron proprio per creare “superiorità tecnica” all’interno dell’area di rigore.

Jorge Almiron, allenatore del Lanus.

 

PER LA STORIA

Citando l’ultimo post sulla pagina instagram della società, che ha lanciato il nuovo hashtag #SigamosHaciendoHistoria, “continuiamo facendo la storia”, che sarà la motivazione numero uno per il Lanus per poter finalmente trionfare ai piani alti e per permettere ad una piccola realtà della provincia di Buenos Aires di diventare finalmente grande. Di fronte ci sarà un Gremio agguerrito che ieri ,pur perdendo per 0-1 contro il Barcelona Sporting Club si è assicurato la qualificazione in finale. Sand contro Luan, nuova stella brasiliana, ovvero due modi di vedere l’attacco in due paese vicini ma dissimili.