Il Chievo si sa, è una squadra tosta, organizzata e gioiosamente umile. La squadra di Maran infatti sembra divertirsi (quasi godere) nel giocare partite complicate, dove le uniche cose sicure sono la fatica ed il sacrificio. Anche contro il Napoli è stato così: il tecnico dei clivensi sapeva che per fermare la squadra di Sarri ci sarebbe stato bisogno di una prestazione al di sopra delle aspettative non soltanto a livello individuale, ma soprattutto a livello collettivo. In particolare il lavoro di ripiegamento da parte degli attaccanti (che ieri era soltanto uno ovvero Inglese), avrebbe fatto la differenza nello sporcare le linee di passaggio di Hamsik e compagni. Il Napoli, notevolmente stanco dopo le fatiche di Champions, è rimasto imbrigliato nella gabbia studiata da Maran e, a parte qualche occasione creata da Insigne, non si è reso pericoloso come al solito.

ACUME TATTICO

Ciò che ha fatto realmente la differenza è stato l’acume tattico con il quale Maran ha approcciato alla sfida contro il Napoli. Il tecnico dei clivensi infatti ha deciso di cambiare sistema di gioco, riconoscendo la superiorità dell’avversario e immaginando una partita prettamente difensiva. Abbandonato per una domenica quindi il 4-3-2-1 o 4-3-1-2, Maran ha deciso di presentare il suo Chievo con un solido ed organizzato 4-4-1-1. Davanti a Sorrentino l’ex tecnico del Catania ha schierato Cacciatore a destra, Tomovic e Gamberini in mezzo e Gobbi a sinistra. Centrocampo in linea con Depaoli a destra, Radovanovic-Castro al centro e Hetemaj a sinistra. Davanti Birsa a supporto di Roberto Inglese. Il grande cambiamento rispetto alla trasferta di Genova consisteva nell’inserimento di un terzino, adattato ad esterno per l’occasione, come Depaoli al posto di Meggiorini.

Il centrocampo in linea del Chievo e Inglese-Birsa che lavorano su Jorginho

Sapendo di non poter aggredire e rubare palla facilmente alla squadra di Sarri, con questa soluzione tattica Maran aveva deciso di lasciare liberi di palleggiare i due difensori centrali, Albiol e Koulibaly. La grande preoccupazione dell’ex allenatore del Catania era quella di non subire l’uno contro uno sulle fasce e gli inserimenti senza palla di Hamsik e Zielinski. Hetemaj e Depaoli avevano quindi un doppio compito: restare stretti per assorbire il centrocampista del Napoli quando la palla si trovava sul versante opposto e attaccare il terzino avversario nel momento in cui il pallone arrivava nella propria zona di campo. Un lavoro dispendioso e difficile, tant’è che Maran è stato poi costretto ad inserire Bastien al posto di Depaoli.

Depaoli scala stretto su Hamsik e Hetemaj fa lo stesso su Zielinski

POCO BRILLANTI

Di fronte ad un Chievo chiuso, intelligente e ligio al dovere imposto dal proprio tecnico, il Napoli è sembrato poco brillante, soprattutto dal punto di vista fisico. Contro squadre come il Chievo, le quali sanno chiudersi massicciamente nella propria metà campo ed hanno anche la forza mentale per battagliare 90 minuti e oltre, è fondamentale la giocata del singolo. Il guizzo del campione. Il solo dei tre piccoletti del Napoli veramente ispirato è sembrato Lorenzo Insigne, il quale è stato l’unico, insieme ad Hamsik, a calciare verso lo specchio della porta. Mertens e Callejon hanno fatto invece più fatica: il primo perché imbottigliato nella morsa di Tomovic e Gamberini; il secondo perché egregiamente contenuto da Gobbi, a cui si è aggiunta una condizione fisica complicata. La grande occasione della partita, la più nitida di tutte, è capitata proprio sui piedi dello spagnolo dopo un’ottima manovra targata Mertens-Hamsik all’altezza dell’area di rigore.

Mertens per Hamsik per Callejon che però non è preciso

Il Napoli riusciva a rendersi pericoloso dalle parti di Sorrentino solamente quando era capace, attraverso un palleggio veloce e verticale, ad uscire dal pressing del Chievo. Il tiro di Hamsik del primo tempo (deviato da Tomovic in angolo) nasce da un’errata pressione dei clivensi. In pochi passaggi il Napoli infatti aveva catapultato l’azione da destra verso sinistra stravolgendo e mandando in fumo il piano tattico di Maran. Troppe poche volte però la squadra di Sarri è riuscita nell’intento di eludere il pressing organizzato del Chievo, inoltre è mancato l’apporto nell’uno contro uno di Mertens. Il belga, che doveva vedersela con due centrali, non è mai riuscito a scappare in velocità puntando la porta. Tomovic e Gamberini si preoccupavano soprattutto di coprire la profondità, nella quale sarebbero andati in difficoltà a causa della maggior velocità del numero 14 azzurro, lasciando più spazio per la palla incontro. In queste situazioni di gioco è emersa la stanchezza del belga, che già dopo la partita contro il Manchester City aveva accusato qualche acciacco fisico. Meno esplosivo delle altre volte, Mertens è rimasto anche lui ingabbiato dalla difesa del Chievo.

CAPOLAVORO TATTICO

Maran si è quindi dimostrato ancora una volta capace di leggere alla perfezione le partite e di saperle interpretare nella maniera giusta. Il cambio di modulo e di schieramento tattico, cosa non tanto abituale in casa Chievo visto che i clivensi sono una delle poche squadre a mantenere con continuità un determinato modulo, ha dato ragione al tecnico trentino sottolineando la sua intelligenza calcistica e premiando il capolavoro tattico messo in piedi contro il Napoli. Dall’altra parte invece Sarri ha dovuto fare i conti con una squadra notevolmente fiacca e spossata dai tanti impegni ravvicinati ai quali si somma la solita problematica relativa ai ricambi. Detto ciò, il tecnico toscano ha trovato di fronte a sé una squadra tenace e consapevole delle proprie qualità, e quindi anche dei propri limiti. Creare una gabbia e tentare di domare il Napoli era l’unica possibilità per il Chievo di fare punti: e così è stato.