Taranto e la Serie D, oppure Taranto è la Serie D. Questione di accenti, o di verità scomode. Perché nel primo caso quella tra la città ionica e la quarta serie italiana sembra essere una storia d’amore mai sbocciata, come fosse un amore sostitutivo che mai potrà essere come quello vero e primordiale per questa maglia e questi colori che per più di qualche tifoso non saranno mai più gli stessi. Oppure, in secundis, Taranto è la Serie D, ovvero ad oggi è una società che può competere in questa categoria: pensare di accontentarsi, in una città che per nomina e per oggettive “potenziali” strutture potrebbe competere a livelli ben più alti sarebbe inutile, ricordando soprattutto cosa fu capace di produrre la città per il ritorno in Lega Pro dello scorso 28 Agosto 2016. Parliamo di un anno fa, un anno in cui i tifosi riposero per l’ennesima volta le loro speranze ed il loro cuore rossoblù alla volta di un ennesimo sogno, realizzando dei veri e propri spettacoli sugli spalti per amore, passione e calore.

Taranto-Matera, 28 Agosto 2016. La curva tarantina.

La curva tarantina oggi.

I tumulti di fine stagione, con l’aggressione ai giocatori ed un’inesorabile retrocessione dovuta ad una perdita di fiducia della squadra nei suoi mezzi e dei tifosi nella società, che mai aveva delineato quale fosse il percorso da seguire, ha portato all’allontanamento di gran parte dei tifosi che, in quest’anno chiamato di “diserzione”, hanno deciso di abbandonare la squadra perché traditi, una volta per tutte, nel profondo del cuore. Saggia o sbagliata che sia, grazie a Numero Diez ho provato a capire, dall’interno, come procedesse l’ennesima ricostruzione di una società che, in puro stile spartano, ha sempre dovuto fare i conti con le macerie e la distruzione di progetti. La prima cosa che per l’appunto mi ha colpito ieri, durante Taranto-Frattese, valevole per l’undicesima giornata di Serie D, è proprio il silenzio “assordante” dello Iacovone, privo dei canti e del calore dei tifosi che sono rimasti si, ma in minima parte, perché i gruppi organizzati hanno deciso di lasciar perdere. E allora si, confermo che il silenzio, quando è reale, è specchio di una situazione e fa più rumore di tante inutili polemiche. Ma per chi ha vissuto la Serie C, per chi ha sofferto il quinquennio in Serie D e per chi aveva sperato nel gran ritorno in Lega Pro, dopo averla lasciata come una delle migliori difese d’Italia nel 2011-2012 (16 gol subiti, primo posto nel girone A diventato poi secondo a causa della penalizzazione che permise alla Ternana di salire), questo silenzio può far solo tristezza.

 

LA PARTITA

 

Nell’ovvia mediocrità di un campionato dove costruire calcio è complicato, le fortune di questo Taranto sono proprio quelle di voler imporre la sua supremazia sul campo ed il suo gioco palla a terra. Merito di un ex calciatore, ora allenatore, come Michele Cazzarò, a cui questa squadra deve tanto soprattutto in Serie D. Col suo 4-3-1-2, sostenuto da un centrocampista centrale come Marian Găldean, metodico e bravo palla al piede come piace all’allenatore tarantino, questa squadra potrà togliersi tante soddisfazioni come quella di ieri pomeriggio nel 3-0 contro la nuovissima Frattese, rifondata nel 2012, che aveva dimostrato una migliore capacità nel ripartire ma è affondata quanto gli ionici hanno alzato il passo nella seconda parte di secondo tempo grazie al gol di Palumbo che apriva le marcature. Da parte mia, a livello personale, sono rimasto piacevolmente stupito per le strutture riservate a giornalisti e televisioni all’interno dell’Erasmo Iacovone, un aspetto che ha confermato la mia idea secondo il quale potenzialmente, questa società, dovrebbe essere altrove. L’impianto ha 30.000 posti, ma al momento ne può contare solo 12.000 attivi. Ieri si era in 1800 circa. Dopo Palumbo, è la volta di Găldean, con una grande punizione, raddoppiare il risultato.

La punizione vincente. Credits: Fabio Mitidieri.

La chiude poi il subentrato Pera, dopo 8 minuti di recupero, con uno scavetto su calcio di rigore all’ultimo secondo con un pregevole scavetto. Il pubblico è in visibilio, il Taranto si piazza in zona playoff a quota 21 punti ma deve inseguire di ben 10 punti la capolista Potenza, che sembra ormai avviata alla supremazia del girone H di Serie D. Ma, come gli spartani, non si mollerà mai.

 

DA TENERE D’OCCHIO QUEST’ANNO

Dopo il breve focus su Găldean, che è stato premiato con il trofeo “Birra Raffo” dopo la partita, ovvero il miglior giocatore del match, capace di dare tranquillità e qualità alla manovra rossoblù, ci sono altri giocatori, sponda tarantina e non solo, che si sono fatti notare per attitudini e capacità di leggere il gioco.

VITTORIO PALUMBO: centrocampista classe 1998, partito a sinistra nel centrocampo a tre di scuola Cazzarò, ha dimostrato ottime capacità di inserimento sia sui cross dalle fasce che quando il gioco si condensa nell’area di rigore. Il primo gol, quello fondamentale che ha sbloccato la situazione, è nato proprio da una sua penetrazione in area di rigore che gli ha permesso di sfruttare il colpo di testa di Bojan Aleksic, accerchiato dalla difesa, che lo ha smarcato davanti al portiere.

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ADAMA DIAKITE: Ex Modena e Benevento, il 24enne ivoriano ha spaccato la partita con le sue folate offensive in un momento della partita dove gli avversari provavano a buttarsi in avanti per recuperare alla disperata la partita. Giocatore di gran qualità, ha subito anche il fallo per il rigore e sarà sicuramente un pilastro dell’undici titolare appena ritroverà la gamba di un tempo. Fisico, corsa e ottimo senso del passaggio verso i compagni meglio piazzati, da lui passerà tanto nell’attacco tarantino.

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GENNARO SIGNORELLI (Frattese): Il più reattivo dei suoi, crea la palla gol del match durante il primo tempo, sfruttando un errore della difesa, salvo poi scavalcare il portiere ma scaricare su un difensore tarantino. Per il resto, pur giocando quasi come unica punta, prova sempre a far giocare i compagni con lui con dei fraseggi stretti. Quando l’attacco diventa a tre diminuiscono però le occasioni e quasi sparisce dalla partita. L’anima di questa squadra.

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