“Quando l’ho visto la prima volta, sembrava muoversi alla Diego Milito”

Gérard Bonneau.

Yassine Benzia, talento franco-algerino uscito dalla pregevole scuola Lyonnais, ha dovuto cambiare il suo stile di gioco per poter tornare ad essere grande dopo un periodo di torpore. Eppure, ad oggi, parliamo semplicemente di un ragazzo di 23 anni che, come tanti, ha avuto qualche passaggio a vuoto nel Lione, forse dovuto alla troppa foga del club del Rodano di trovare il giusto sostituto per Karim Benzema. Perchè la vera storia di Benzia è questa: quando Karim parte nel 2009 per cercare fortuna al Real Madrid, di Yassine Benzia, che iniziava a scalare i settori giovanili della nazionale francese, si parlava eccome. Per assonanza di nomi o di caratteristiche, in Francia fu subito concluso che sarebbe stata lui la nuova punta di diamante del Lione.

St.Aubin, Oissel, Caudebecais prima di arrivare a Lione grazie al supervisore Gérard Bonneau che nota in lui una spiccata capacità di comprensione del gioco, di movimento, di passaggio e di freddezza davanti la porta sia con i piedi che di testa, cose che Benzia conferma anche nelle sue annate nelle giovanili rossoblù.

36 gol a meno di 17 anni nel Lione gli valgono un record al momento insuperabile che ai tempi aveva svegliato grandi società come Liverpool e Milan grazie anche ad uno strepitoso mondiale under 17 con la Francia, sempre nel 2011. Alla fine della sua campagna con le giovanili, a poco più di 17 anni, i suoi gol nel Lione saranno 38 e l’Olympique deciderà così di metterlo sotto contratto nell’Ottobre 2011, il suo primo da professionista. In CFA, quarto gradino della scala gerarchica del calcio francese, i suoi gol saranno 6 in 12 partite. Passo passo, a fine 2011/2012, Yassine Benzia giunge in prima squadra e fa il suo esordio in Ligue 1 all’ultima giornata.

L’anno successivo, nel 2012/2013, il francese diventa a tutti gli effetti un giocatore della rosa di Rémi Garde, ma l’amore stenta a sbocciare comunque. 16 presenze, 13 da subentrato, e un paio di gol in Europa League, non gli permettono di guadagnare il rispetto dovuto tenendolo spesso in panchina.”Vorrei che capisse che la concorrenza esiste ovunque, spero che lo accetti perché si possa continuare a lavorare insieme. Deve migliorare in questi aspetti, sia dal punto di vista del gioco che del comportamento” affermava Garde a Gennaio 2014.

Da lì in poi Benzia non vedrà molto il campo e non permetterà alle big di farsi notare come ci si aspettava. Il periodo nero del Lione, che pian piano si faceva da parte nel calcio francese, non lo ha di certo favorito. Le sue presenze alla fine del 2013/2014 saranno otto e la vera sensazione è quella che si stia perdendo un talento cristallino. L’anno dopo, culminato con l’esonero di Garde e con l’arrivo di Hubert Fournier, le cose vanno sempre peggio: Benzia viene inviato nuovamente in CFA con la squadra riserve.

Il vuoto, l’incubo, ha una fine: 31 Agosto 2015. Yassine Benzia deve però “accontentarsi” di Lille, l’unica squadra disposta ad inserire nel suo giovane e nuovo progetto targato Hervé Renard un giocatore della sua qualità e tecnica potenzialmente inespressa. “E’ un regalo dal cielo, Yassine è dotato di una tecnica e di una visione di gioco incredibile, facile e polivalente” affermava l’allenatore nordista al suo arrivo. Nonostante ciò il franco-algerino (era in procinto di scegliere l’Algeria come nazionale) continua a non convincere forse per mancanza di gamba in partite importanti. Il 3-5-2 difensivista di Renard non lo aiuta a trovare la giusta collocazione e quello che doveva essere un talento sembra pian piano affondare anche sulle sponde del Pierre Mauroy. Il cambio di allenatore, in parte, è la svolta della sua carriera 2.0: Renard lascia a metà Novembre e Frederic Antonetti, il mago corso delle salvezze di Bastia e Rennes, ne prende le redini e lo inserisce al 100% nel suo progetto comprendendo la necessità di recuperare il ragazzo ancor prima del calciatore. Il 2 Dicembre 2015 primo sussulto e primo gol in maglia LOSC con un gran tiro al volo dal limite destro dell’area di rigore:

Da lì il rapporto tra i due diventerà idilliaco e Antonetti riuscirà a fare qualcosa che nessuno aveva avuto il coraggio di fare prima d’ora, ovvero spostarlo come centro-mediano metodista nel centrocampo a tre del suo classico 4-3-3 dopo aver acquistato Eder come prima punta. La sua crescita come giocatore, il suo sviluppo come centrocampista offensivo e la sua duttilità difensiva saranno le basi per la remuntada loscista del 2016 che porterà i nordisti a raggiungere un’insperata qualificazione in Europa League ed una finale di Coppa di Lega francese contro il Paris Saint Germain. Un altro grande match di Benzia, proprio in Coppa di Lega, fu la semifinale casalinga che il LOSC portò a casa per 5-1 contro il Bordeaux. Questo rapporto di tacita stima con Antonetti finisce per creare qualche problema a Benzia l’anno successivo, quando il corso viene esonerato a Novembre 2016, e il neo arrivato Patrick Collot sembra metterlo da parte.

“Provo a dare tutto quello che ho per la squadra e quando l’allenatore confida in te al 100% è tutt’un’altra cosa. Con il nuovo allenatore non ho le sensazioni che avevo prima. Quando esse sono negative è più difficile e non sai dove andrai a finire, perché allenarsi come prima non è per nulla identico e l’allenamento non sostituirà mai la partita. Ho 22 anni, sono giovane, vorrei giocare.” squillava l’attaccante l’anno scorso.

Dire che il 2016/2017 sia stato un fallimento per Benzia o un ennesimo stop sarebbe esagerato ma di certo lo ha frenato nell’apprendimento di alcuni dettami che oggi lo avrebbero potuto rendere un giocatore ancor più preparato. La vera e propria soddisfazione è arrivata nel battere il Lione al Parc OL e nel segnare il gol vittoria proprio contro il suo ex centro di formazione, come a dire: “Ehi, io ci sono ancora!”

E quando parliamo di qualità, Marcelo Bielsa sa dove andarla a trovare: Benzia non fa parte del gruppo degli epurati come tutti i suoi compagni ma el Loco lo sceglie come numero diez e come vero e proprio organizzatore della manovra offensiva nordista nel suo 3-3-3-1. Tutti i palloni passano da lui, che sia il centrocampo a servirglieli o che sia lui stesso ad andarli a cercare con un pressing asfissiante che non gli fa comunque perdere la lucidità in fase d’impostazione: Benzia, grazie ad Antonetti e Bielsa, l’ha capito bene che il suo compito, come gli dicevano a Lione ai tempi del post-Benzema, non era più quello di far gol ma di farli fare. E’ ad oggi l’uomo di spicco del Lille e non ha minimamente sofferto il periodo di crisi della squadra essendo sempre uno dei migliori in campo nonostante le numerose sconfitte della squadra. Ha imparato a farsi carico di responsabilità senza soffrirne oppure vive solo ed esclusivamente per questo vista la sua grandissima personalità.

Per Whoscored quest’anno Benzia non è mai andato minimamente vicino all’insufficenza, totalizzando spesso rating dal 6.7 in su (record 7.64 contro il Nantes). L’impressione è quella che, come giocatore, sia totalmente cambiato con gli anni capendo i suoi punti di forza e di debolezza, cosa che a 23 anni non è mai facile fare. Ha imparato tanto a coprire la palla ed a ripartire ma anche a saper ragionare in caso di pressione degli attaccanti avversari. A tutto ciò si aggiungono innate doti di visione offensiva e senso del tocco di palla. Caro Bonneau, Benzia non sarà forse Milito ma nel calcio che conta, tra qualche anno, avrà sicuramente da dire la sua. Come griderebbe Bielsa dalla sua panchina, “vamoooos Benzia“.