Per Lapadula il traguardo del grande calcio arriva con un po’ di ritardo.

Ma gli anni trascorsi nelle serie minori, quelli all’estero, o quelli passati aspettando seduto in panchina un posto da titolare, sono certamente serviti. Servono sempre. Per conquistare la fiducia, prima di tutto in se stessi e poi anche negli altri. E per Lapadula la fiducia degli allenatori che lo hanno visto crescere è stata troppo importante, più del tempo o di qualunque altra statistica.

Forse è arrivato tardi nel grande calcio, ma ora c’è.

DA DOVE ARRIVA LAPADULA?

Gli occhi dolci, il viso di un ragazzino e i baffi che nascondono un’origine quasi difficile da rintracciare per chi non lo conosce.

Lapadula è nato 27 anni fa a Torino, a pochi passi dallo storico stadio Filadelfia, ma fin da piccolo tifa per la Juventus. Inizia a giocare nelle giovanili dei bianconeri e ci rimane per otto anni. Poi cominciano i primi prestiti: Treviso, Pro Vercelli, Ivrea. Proprio durante una partita con l’Ivrea, quando Lapadula ha solo 19 anni, il dirigente piemontese Marco Marchi lo nota e lo porta a Parma, dove però non riuscirà mai ad esordire. Ma non ha fretta. Dopo questa parentesi ricominciano i prestiti nelle varie serie minori: Atletico Roma, Ravenna, San Marino. Nella stagione 2012-13 arriva a Cesena e la società si dice pronta a puntare su di lui per la Serie B. Sceglie la maglia numero 9. Nove come le presenze, poche. E zero gol segnati. Assolutamente troppo pochi. Dopo una piccola storia al Frosinone, i tentativi di risalita per Lapadula cominciano al nord. In Slovenia, con il Nova Gorica. Una squadra formata quasi interamente da giovani italiani e qui Lapadula realizza 27 reti in 10 presenze. A 24 anni è il momento di fare il salto di qualità, di tagliare il traguardo nel grande calcio. O almeno così dovrebbe essere. Ma per Lapadula quel momento non è ancora arrivato. Il ritorno in Italia è ancora una volta in categorie minori, in Lega Pro, al Teramo, con Vincenzo Vivarini in panchina. La stagione però si trasforma in un trionfo, a livello di gol ma anche di assist realizzati, con la promozione diretta in Serie B.

Finalmente, da circa due stagioni, Lapadula si fa conoscere per davvero. E lo fa con il Pescara, segnando 30 gol in 46 partite e portando la squadra in Serie A per la seconda volta.

Ma non si ferma qui. Va avanti, e il traguardo nel grande calcio arriva nell’estate del 2016. Arriva al Milan, dopo una carriera da “vagabondo”, in giro per l’Italia e all’estero. Dopo una carriera di alti e bassi, di ombre e di (quasi) luci, sempre sul trampolino di lancio.

NON VA?

Ma in una giornata di luglio, Lapadula saluta Milano.

Il calciomercato in casa Milan si muove veloce, velocissimo. L’attaccante lascia la maglia rossonera, e lo fa dopo 27 partite giocate e 8 reti. Destinazione? Il Genoa. Arriva alla nuova avventura portando con sé grandi speranze e con la sensazione di potersi davvero ritagliare uno spazio con il club ligure, che ha investito su di lui 2 milioni, con obbligo di riscatto fissato a 11. Lapadula è stato sicuramente uno dei colpi più importanti per il mercato del Genoa, insieme a Bertolacci e Centurion. Tre operazioni dai costi complessivi superiori ai 30 milioni di euro. Fino a questo momento del campionato però, il valore atteso è rimasto sempre più alto di quello realmente percepito. Un rendimento non all’altezza delle aspettative, influenzato anche da infortuni, scelte tecniche e qualche incomprensione con mister e compagni. Quello che più preoccupa però è che fino ad ora non è stato segnato nessun gol in queste dodici giornate di campionato, da nessuno dei tre. Nemmeno da Lapadula. L’attaccante ha dovuto affrontare anche un destino che lo ha fermato per ben due volte in questi tre mesi. Due infortuni che significano saltare la preparazione estiva e quindi non arrivare preparati e poi un mese lontano dalla serie A, a causa della seconda ricaduta.

FAME PERENNE

«Prima di fare i goal e gli assist, la mia prima qualità è quella di vincere ogni contrasto, di correre, di lottare. Insomma, la mia prima qualità è la fame».

Alla sua prima intervista da giocatore del Pescara, Gianluca Lapadula si era presentato così. Oggi, a distanza di alcuni anni, nei quali abbiamo imparato a conoscerlo meglio, possiamo dire che non è solo questo. Tra le sue migliori qualità infatti si aggiunge anche una grande forza tecnica, un gran sinistro, il colpo di testa, l’intelligenza tattica, fino ad arrivare alla rovesciata. E poi ha un incredibile senso per il gol e se non segna lui, fa segnare i suoi compagni. Ha così confermato tutte le sue qualità realizzative che lo avevano contraddistinto anche negli anni passati. Una punta centrale, ma capace anche di giocare da seconda punta o eventualmente da trequartista dietro dietro a uno o due attaccanti.

L’inizio di campionato deve essere archiviato al più presto. Ora l’ex Milan ha recuperato finalmente dall’infortunio. Ora è il momento di tornare in campo, questa volta per davvero. Con la testa e la voglia di lasciarsi tutto alle spalle. Per ricominciare. A Genoa, con la maglia numero 10. Senza nessuna paura.

Lapadula è il Diez con il terribile vizio di arrivare sempre in ritardo. Un po’ per “colpa” sua, un po’ perché il destino e la sua storia hanno voluto così. E allora, proprio perché l’esplosione è arrivata tardi, adesso non c’è più tempo per aspettare.