Il calcio ci regala tantissime storie. Storie di riscatto, di giovani divenute superstars, di squadre che hanno realizzato imprese degne di un libro di storia. Ma ci rende testimoni anche di superstars crollate sotto i colpi degli infortuni, di meteore di cui si sono perse le tracce e chi più ne ha più ne metta. Quella che ci apprestiamo a raccontare è la storia di Matej Delač, portiere croato classe ’92. Dopo l’addio di John Terry, è diventato il giocatore con più anni di militanza nel Chelsea.

Peccato che con i blues non abbia giocato nemmeno un minuto.

C’ERA UNA VOLTA

Passo indietro fino all’estate del 2008. Siamo a Zaprešić, in Croazia. Nelle giovanili della squadra locale, l’Inter Zaprešić, gioca un quindicenne Matej Delač. Per chi non lo sapesse, l’Inter è una discreta scuola calcio croata, per cui negli ultimi anni sono passati EduardoModric, Lovren e i rosanero Trajkowski e Nestorovski. Matej ha già attirato su di sé le attenzioni di diversi club europei grazie alle sue prestazioni nel club e nella Croazia. In particolare è il Benfica, da anni coltivatore di tanti giovani, a provarci per il portierino croato. Ma i due club non s’intendono economicamente e Matej resta in patria.

Poco male, perché è già in orbita prima squadra all’Inter. Il 22 febbraio 2009 scende in campo contro l’NK Zagabria, diventando peraltro il più giovane della storia del campionato a fare il suo esordio. E che esordio. Salva un rigore a Davor Vugrinec, vecchia conoscenza del calcio italiano (ha giocato con Lecce, Atalanta e Catania) nonché miglior marcatore della storia del campionato, e vince il premio come migliore in campo.

Inutile dire che, da quel 22 febbraio, Matej non si scollerà più dal posto da titolare. Gioca tutte le rimanenti 14 partite del campionato e scala le gerarchie della Croazia, arrivando fino alla prima squadra. L’allora ct Slaven Bilić, infatti, lo chiama ad agosto per gli impegni di qualificazione ai mondiali in Sud Africa come terzo portiere. Altro record infranto: è il più giovane della storia della nazionale ad essere chiamato nella selezione maggiore.

SVOLGIMENTO

Sembra l’incipit di una grande favola, ma è ancora troppo presto per determinare il finale. Matej ha ancora 17 anni, tante cose possono cambiare nel suo iter. E in effetti cambiano dopo pochi mesi dall’inizio della nuova stagione, in cui veste ancora la maglia dell’Inter. L’11 settembre 2009, a Wembley, c’è Inghilterra-Croazia, match valido per le qualificazioni ai Mondiali. Delač, terminato il match (5-1) a cui aveva assistito dalla tribuna in veste di terzo portiere, rimane a Londra per completare delle visite mediche. Il Chelsea, infatti, lo segue dalla stagione precedente in cui ha fatto le prime apparizioni in prima squadra, ed è in procinto di fargli firmare un pre-contratto. All’Inter andranno 2,5 milioni di euro (che peraltro salveranno il club croato dalla bancarotta) e il giocatore sarà ufficialmente un giocatore del Chelsea a partire dall’estate 2010.

Di bene in meglio, dunque. Delač prosegue la sua stagione in Croazia, colleziona 23 presenze in campionato e in estate è uno dei Blues.

Matej Delač con la maglia del Chelsea, stagione 2010-11

Ma è proprio da qui che inizia l’incredibile odissea del portiere croato. Il reparto dei portieri in casa Chelsea è già saturo: dietro a Petr Čech ci sono già il veterano portoghese Hilário e il classe ’85 Ross Turnbull, acquistato la stagione prima dal Middlesbrough. Come per tanti giovani che al Chelsea non possono trovare immediatamente spazio, per Matej c’è pronta la soluzione: il Vitesse, club olandese che funge da squadra satellite dei Blues.

IL VIAGGIO

In ogni storia fantastica che si rispetti, il protagonista deve intraprendere un viaggio e passare attraverso numerose vicissitudini prima di poter raggiungere il suo obiettivo. Nel caso di Matej, però, il viaggio dura un’eternità e l’oggetto del desiderio, in questo caso un impiego stabile da titolare, non sembra mai arrivare.

Delač con la maglia del Vitesse

Al Vitesse, Matej ha potenzialmente le chance di accumulare un bel minutaggio: gli olandesi, infatti, hanno appena ceduto il loro portiere titolare, Velthuizen. Ma qualcosa va storto.

“Mi era stato detto che avrei l’occasione di lottare per un posto. Tuttavia c’erano stati problemi con il mio trasferimento in Olanda e mi sono unito alla squadra quando la stagione era già iniziata. Eloy Room aveva giocato bene tra i pali e l’allenatore non aveva intenzione di fare cambi. Ho speso un anno intero in panchina senza giocare un minuto”.

Una situazione che ricorrerà spesso nella sua carriera. Dopo aver giocato il mondiale Under 20 in Colombia, il ritorno al Chelsea. Un accordo prossimo con lo Zulte Waregem, ma qualcosa si rompe nelle ultime ore di mercato e l’affare non si conclude. A questo punto, interviene Petr Čech:

“Petr mi aiutò a trovare squadra attraverso i suoi agenti. Si misero in contatto con Karel Poborsky, proprietario del Ceske Budejovice. La finestra di mercato in Repubblica Ceca chiude più tardi e riuscì a trasferirmi in prestito a Settembre. Tuttavia, un altro portiere si era messo in mostra. Passai un altro anno in panchina, mi venne data un’occasione solamente contro il Viktoria Plzen che era una squadra molto forte. Perdemmo 4-0, e anche se feci qualche buon intervento è impossibile per un portiere ricevere buoni commenti dopo un risultato simile”.

Estate 2012: è la volta del Vitoria Guimaraes. Club ben organizzato, grande centro sportivo, tifosi calorosi. Ma la concorrenza taglia fuori Matej ancora una volta. Dopo sei mesi in Portogallo torna all’Inter Zapresic, dove tutto era cominciato. In piena lotta per la salvezza al suo arrivo, non riesce a mantenere la categoria. Nonostante il minutaggio importante, la permanenza è impossibile.

Estate 2013: trasferimento al Vojvodina, in Serbia, grazie all’aiuto di Mateja Kezman, dirigente del club ed ex giocatore del Chelsea. Un inizio incoraggiante subito da titolare nei match di qualificazione ai gironi di Europa League (qualificazione peraltro mancata), ma l’intoppo è dietro l’angolo. Cambi di dirigenza e di allenatore, con ripercussioni anche sulla rosa.

Nel gennaio 2014 Delač diventa il portiere del Sarajevo, club di cui ha un ottimo ricordo:

“Avevano una bella squadra. Le infrastrutture era buone, c’erano moltissimi tifosi. Decisi che era una buona occasione per accumulare minuti. Giocai sette partite, ma poi Jarni (l’allenatore, ndr) se ne andò e mi dissero che il nuovo allenatore voleva provare un nuovo portiere per la nuova stagione, perché me ne sarei andato comunque”.

Delač con la maglia del Sarajevo, squadra in cui ha militato per più tempo

Ritorno al Chelsea in estate, 45 minuti giocati in amichevole contro l’Olimpija Ljubljana – primo e unico match giocato col Chelsea – e poi il trasferimento in Francia all’Arles Avignon, squadra di Ligue 2. Altri problemi di allenatore, altro cambio di portiere. Si ritorna a Sarajevo dove, nonostante la rottura del legamento crociato, Matej riesce ad accumulare 28 presenze in 18 mesi e a conquistare un campionato.

L’ultima tappa del viaggio porta a Mouscron, in Belgio, dove riesce a conquistare il posto da titolare (28 presenze) e contribuire alla salvezza della squadra. Per sue stesse parole, la migliore stagione che abbia vissuto.

COMUNQUE, COL SORRISO

Vedendola così, non c’è lieto fine. La carriera di Matej Delač è stata, finora, costellata di delusioni e problemi, non legate a lui direttamente quanto ai club di cui ha fatto parte. Nonostante tutto, è proprio il portiere croato ha fornirci una lieta conclusione alla sua avventura con il Chelsea, ormai imminente:

“Non ho assolutamente alcun rimpianto. Sono fiero di essere stato parte di un club così importante, e così mi sono sempre sentito, anche se non ho mai avuto occasioni di giocare per il Chelsea. Questo club si prende cura dei giocatori che ha in prestito. Torniamo a Londra ogni estate, e ci sono allenatori specifici che lavorano con la nostra squadra. Il Chelsea mi ha seguito costantemente seguendo i miei progressi e andando a vedere le mie partite. Hanno fatto visita al Mouscron sei o sette volte la scorsa stagione. […] Sono stato fortunato a lavorare con allenatori fantastici – Carlo Ancelotti, Andre Villas Boas, Jose Mourinho. Mi sento privilegiato per essermi allenato con Cech, che non è solo un portiere fenomenale ma anche una grande persona”. 

L’unica apparizione di Delač con la maglia del Chelsea

Recentemente, il portiere croato ha dichiarato di stare cercando una sistemazione per il futuro. Chissà che, prima dell’addio, non ci sia l’occasione per calcare almeno una volta Stamford Bridge in una gara ufficiale. Per poi trovare un “posto fisso”, di cui Matej ha bisogno anche se ha solo 25 anni e una carriera ancora lunga davanti.

In tutto questo, è da sottolineare come ancora una volta il calcio, che è si uno sport ma è anche lavoro e vita reale, riesca a fornire un importante messaggio. Nonostante tutti gli ostacoli che si possono incontrare lungo il cammino, bisogna sempre avere la forza di rialzarsi. Ed essere capaci di sorridere con fierezza, anche quando la vita sembra prenderti in giro.