Dopo il triplice fischio dell’arbitro turco Cuneyt Cakir l’attenzione di tutti gli abitanti della penisola si è spostata sulla debacle italiana. La prestazione azzurra ha spaccato in due immediatamente l’opinione pubblica.

E se Tuttosport usa il pugno duro, mettendo in luce la pessima figura italiana, il Corriere dello Sport sceglie la vita del supporto con un sobrio “Forza Ragazzi”.

A circa 2650 km dalla capitale italiana, però, sede del giornale sopraelencato, c’è un intero Paese in festa, che esalta i propri giocatori credendo ora nella storica qualificazione al mondiale 2018.

OPINIONE SVEDESE

Dall’Expressen all’Aftonbladet, i migliori giornali svedesi non si risparmiano nel complimentarsi con il gruppo.

Una squadra che sta facendo sognare un intero paese e che, con un bel gioco e tanta forza di volontà, sembra più vicino alla qualificazione di quanto si potesse sperare alla vigilia dell’incontro.

Se per i complimenti ognuno la pensa diversamente e vede una Svezia pronta maggiormente in alcuni fronti rispetto ad altri, su un uomo son tutti d’accordo: il C.T. Jan Andersson.

DELUSIONE COCENTE

All’ultimo Campionato Europeo di calcio Italia e Svezia avevano incrociato già i propri destini: dalle urne, durante il sorteggio, il girone comprendeva le due compagni oltre che il Belgio e l’Irlanda, in un raggruppamento tutt’altro che abbordabile.

Gli svedesi, dopo il pareggio per 1-1 nella prima partita contro l’Eire, non riuscirono più a far punti: prima una sconfitta contro gli azzurri per 1-0 (grazie ad una magia di Eder) e poi un K.O. ancora nel finale contro il Belgio (questa volta per mano di Nainggolan) sancì l’addio dalla competizione anzitempo e l’ultimo posto nel girone con un solo punto conquistato.

DAL NULLA

La federcalcio svedese si muove nell’immediato, annunciando l’esonero dell’allora CT svedese ed assegnando la panchina a Jan Andersson.

Andersson in quel momento non è un rincalzo o una speranza, ma semplicemente il miglior allenatore svedese. Campione di Svezia uscente con il Norrkoping, è in quel momento il più bravo coach del Paese.

La scelta di strappare al Norrkoping Jan, rispecchia palesemente l’ambizione ai piani alti.

Erano ventisei anni che i biancoblu aspettavano di rivincere il titolo: fino a quel momento sono dodici i campionati che li ha vinti trionfare, ma col cambio generazionale, nessun mister c’era più riuscito.

TANTA LEGNA

3-5-2; 4-2-4; 4-3-1-2.

Tanti sono stati i moduli cambiati da Ventura fin alla partita di Stoccolma. Dalla parte opposto è cinico Andersson. Dalla prima partita porta avanti la sua teoria fissa: 4-4-2 equilibrato.

Il modulo del mister prevede due centrali rocciosi che annoverano una discreta esperienza, due terzini che riescano a spingere in modo adeguato sulla fascia, due esterni taglienti e bravi nella corsa e due centravanti diversi fra loro.

Il vero punto di forza, però, è il centrocampo: durante tutto il girone di qualificazione si sono alternati Ekdal e Hiljemark.

Entrambi hanno garantito corsa e fisicità, lottando per 90 minuti in ogni partita e mettendosi al servizio più per sacrificio che per caratteristiche tecniche.

“BENVENUTO IN SVEZIA”

Durante l’incontro fra Svezia e Italia dopo qualche minuto Bonucci cade a terra, è colpito da una gomitata in pieno volto e accusa “Mi hai rotto il naso”.

La risposta di Toivonen lascia di stucco un po’ tutti: “Benvenuti in Svezia”.

E così nasce la nazionale svedese nel nuovo ciclo: dura a morire e fallosa.

Cattiva e cinica, ma che non si risparmia mai. Una Svezia che punta tutto sulla fisicità: centottanta sono i centimetri medi dei titolari della nazionale gialloblu. Il più alto della Svezia è Jansson (non contando i portieri): 1,96.

La maggior parte dei giocatori supera il metro e novanta; il giocatore più gracile e piccolo è Emil Forsberg ed è anche il più bravo tecnicamente del gruppo. Parliamo di un esterno in forza al Lipsia che comunque sfiora il metro e ottanta.

MALEDETTI SORTEGGI

Se alla nostra Italia è andata male al sorteggio, per colpa del quale abbiamo pescato la più forte delle teste di serie, la Spagna, e un’insidiosissima Albania, ancor peggio è andato ai nordici: Olanda e Francia nel raggruppamento con una sola squadra a passare il turno e la seconda a giocarsi i playoff.

E così la nazionale gialloblu parte subito benissimo: al debutto nel girone a Solna finisce 1-1 contro l’Olanda di Blind; gli Orange giocano e gli svedesi portano a casa un punto: alla fine dell’incontro saranno 18 tiri a 4 per gli ospiti.

Ed è così che si fa spazio la selezione di Andersson, poco bella, ancor meno tecnica ma estremamente cinica ed essenziale.

SENZA DIO

Dopo il fallimento Europeo, Zlatan Ibrahimovic scosse l’intera Svezia, annunciando il proprio ritiro dalla nazionale. I più ottimisti prevedevano semplicemente una bella figura nel girone, quello che bastava per salvare la faccia. I pessimisti erano certi: una completa disfatta era più che pronosticabile.

Qui è finalmente emersa la bravura del nuovo coach: addio alla Svezia Ibra-dipendente. Se negli anni precedenti l’intera squadra puntasse esclusivamente sul centravanti (oggi in forza al Manchester) per risolvere gli incontri, oggi a prevalere è il gruppo.

E così se una volta bastava tenere a bada “lo zingaro” per fermare ogni offensiva nordica, ad oggi gli avversari hanno perso ogni punto di riferimento in fase offensiva.

Proprio Zlatan Ibrahimovic è stato dello stesso parere in conferenza stampa, citando per prima la tensione che è drasticamente cambiata col suo addio:

 “Quando c’ero io tutti si aspettavano di vincere Mondiali ed Europei, oggi che si vinca o si perda non è la stessa cosa, le pressioni non sono uguali”.

SVEZIA-ITALIA

L’Italia comanda e tiene sempre la palla: al triplice fischio il dato segnala una vittoria schiacciante degli azzurri nel possesso palla con il 62% per la vittoria la porta a casa la Svezia.

Lo stesso è nelle occasioni: la nazionale di Ventura è aspramente criticata ma va al tiro 8 volte, sebbene sia pericolosa solamente in due occasioni.

La Svezia si chiude bene e quando non riesce a fermare regolarmente gli attacchi italiani, lo fa in modo irregolare, seguendo il vecchio detto “palla o gamba”.

I gialloblu sono ruvidi e cattivi per tutti i 90 minuti: commettono la bellezza di 13 falli, fra cui tre volte colpiscono con il gomito il viso degli azzurri, ma ottengono il risultato sperato.

MANI AVANTI

Se nel nostro Paese non è stato poi così tanto apprezzato il comportamento nordico, in Svezia vedono l’Italia come “vittimisti”: qualche rivista nazionale parla di “Azzurri Gnall“.

Gnall è il un po’ il nostro “Gne“: il verso che emette un neonato capriccioso. Altri ancora parlano di italiani rabbiosi e lamentosi.

Addirittura in Tv Svensson, ex calciatore della selezione, parla di Verratti come un pagliaccio che sa solo gesticolare e che non sa pensare: insomma, è guerra!

 

“Speriamo di non trovare un arbitro debole”

Accusa ancora il maggior quotidiano sportivo svedese. Si parla di Italia superpotenza, favorita dalla Uefa perché porta maggior introiti. In Italia abbiamo visto qualcos’altro. Magari ci siamo sbagliati. O magari no.