Puntuale appuntamento del lunedì. Raccolta, snack, dei protagonisti e degli appuntamenti mancati nella due giorni di calcio. In eccezionale salsa nazionale. Ecco la top e flop del weekend.

I TOP

LA SOLITA ROJA

Mera illusione quella italiana di poter stare al loro passo nel girone di qualificazione. I marziani sono tornati. La Costa Rica lo ha dimostrato. Poco da aggiungere a un risultato che – seppur in amichevole contro una nazionale modesta – lascia poco da dire. Cinque “sberle” a quella Costa Rica che un mondiale fa ci fece sudare e ci costò – alla fine dei conti – il passaggio agli ottavi. Jordi Alba ad aprire le marcature. Morata prosegue. Silva – metafora dello strapotere del suo City – infierisce diventando massimo marcatore nella gestione attuale e Iniesta chiude. La sfrontatezza dell’undici titolare con Isco interno di centrocampo paga. In Russia sarà sicuramente un’altra Spagna rispetto alla deludente comparsa presentata ai mondiali brasiliani. Occhio alla Roja, i marziani – e non lo scopriamo solo oggi – sono tornati.

RITORNI

Africani. Quelli di Marocco e Tunisia che rialzano il nome dell’Africa del Nord (insieme all’Egitto). Differenti le assenze al mondiale. Più lunga per il Marocco. Giusto un paio di edizioni quella tunisina, lontana dal 2006. Per la Tunisia era difficile pensare ad altro risultato alla viglia. Il vantaggio in classifica sulla Repubblica Democratica del Congo inseguitrice era di un solo punto ma la gara con la Libia – già eliminata – sapeva di epilogo anticipato. Inutile il 3-1 congolese contro la Guinea. Si affianca poi a Egitto, Nigeria, Senegal e, appunto, Tunisia il Marocco. A 20 anni dall’ultima presenza mondiale. Decisivo il successo di prestigio nello scontro diretto con la Costa d’Avorio. Decisiva la rete del bianconero Benatia. Lunghe assenze, ma grandi ritorni.

I FLOP

SMONTATI

Nastro riavvolto a venerdì. Unico grande flop degli ultimi residui delle Qualificazioni a Russia 2018. Fondato scetticismo – a posteriori – circondava la vigilia. Una strana aria di incertezza aleggiava sopra la Nazionale di Ventura. Paradossale poi credere di intraprendere un felice cammino mondiale venendo messi in crisi dalla modestissima Svezia. Venendo messi in crisi da sé stessi soprattutto. Perché più che meriti degli scandinavi sono i demeriti di chi ha indossato la maglia azzurra in campo e chi, in campo, li ha messi. Dietrologie e considerazioni più ampie sui motivi  di un primo, parziale, fallimento nel doppio confronto le lasciamo a editoriali e a “penne” con qualche riga in più a disposizione. Qui ci limitiamo a sottolineare la totale mediocrità della nazionale in missione svedese. Nulla è andato bene. Nulla salvabile. Nessuno salvabile. Un primo parziale fallimento è arrivato. Stasera a San Siro la voce per confutarlo o renderlo totale. Se Russia sarà, sarà insidiosissima spedizione.

AVARIZIA

Avari di emozioni gli ultimi due spareggi del Nord e Centro America. 0-0 in entrambi gli scontri. In Honduras è l’Australia a dominare e creare di più senza sfondare. Con il rischio nei minuti finali dell’occasione suipiedi di Costly respinto bene da Ryan che rimanda in casa propria il discorso. Tutto rimandato anche fra Nuova Zelanda e Perù dove la tensione e i nervi vincono. Dove a prevalere è la paura di perdere più della voglia di vincere. Tutto riassunto in poche occasioni sporadiche con i peruviani meglio nel primo tempo e il risveglio neozelandese alla distanza. Rimandato a Lima ogni altro discorso su Russia 2018. In America saranno ultimi 90 minuti di fuoco