Il 13 novembre la Croazia esulta: parteciperà ai Mondiali di Russia 2018.

Dopo la vittoria a Zagabria per 4-1 contro la Grecia, i rossoblu si sono tenuti stretto uno 0-0 d’oro e hanno staccato il pass per la qualificazione.

POTEVA ANDARE MEGLIO

È quello che avranno pensato i tifosi croati quando, un anno e mezzo fa, i sorteggi avevano attribuito il raggruppamento I: da testa di serie, prende l’insidiosa Islanda, caricata dallo splendido Europeo appena disputato. Ma non solo, poiché pesca due compagini storiche quali Ucraina e Turchia che, nonostante non brillino per la bacheca, sono da considerare sempre come valide contendenti ai primi posti.

Un girone tutt’altro che facile, che mette in guardia tutto il tifo croato già da subito: il 5 settembre, a Zagabria, la Croazia agguanta il pareggio contro la Turchia grazie ad un calcio di rigore.

La nazionale a scacchi, però, non delude. Dopo il debutto le vince tutte fino a giugno. Ma il gruppo non è coeso e certamente non strappa applausi per il gioco, anzi.

Ogni vittoria è frutto di un singolo: se una la decide Kalinic, altri tre punti sono frutto di spunti di Brozovic, ma mai si riesce ad avere la sensazione di una squadra unita e pronta ad affrontare il Mondiale da vera protagonista.

IL DISASTRO

Una Croazia non bella viene messa a dura prova per tutto il girone d’andata dall‘Islanda: perché se è vero che gli isolani perdono in Croazia, è anche vero che quando l’11 giugno si gioca lo scontro diretto si trova solamente a -3.

Da qua inizia l’incubo croato che sembra non finire mai: la sconfitta in Islanda, maturata al novantesimo, conferma il primato ma fa barcollare tutto. Così, dopo la vittoria di misura contro il modestissimo Kosovo, la Croazia non gira più; sconfitta in Turchia e pareggio, a Fiume, contro la Finlandia (con i biancoblu in rete al 90′). Inutile la vittoria finale a Kyev contro l’Ucraina: la Croazia deve affrontare il turno playoff.

Il finale, già lo sappiamo.

GLI ATTRIBUTI

L’Italia pareggia 0-0 al Meazza.

“Luci a San Siro” cantava Vecchioni, ma questa volta le luci non si accendono mai. Nonostante un pubblico encomiabile fino all’ultimo secondo, l’Italia non sfonda. Gli azzurri sono eliminati a distanza di sessant’anni dall’ultima volta.

L’Italia, finita seconda nel girone e sommersa dai dubbi, conferma un Ventura ormai in evidente confusione. Perdiamo i playoff contro la Svezia e ci addormentiamo seppelliti dal rammarico.

E se è così che va a dormire un paese che decide di non osare, confermando un progetto mai decollato, in modo opposto la Croazia non ha tempo: con una rosa composta da giocatori che altre chance di questo tipo mai più l’avranno, il presidente della federcalcio croata non può tollerare un secondo posto in un girone sì insidioso ma senza alcuna vera testa di serie.

SUKER

Davor Suker è il nome del presidente della federcalcio croata: storico centravanti della Croazia degli anni ’90, ha indossato maglie prestigiose come quelle di Real Madrid, Arsenal, SivigliaWest Ham, oltre che della squadra più forte del suo paese, la Dinamo Zagabria.

69 presenze con la maglia dei Focosi fino al 2002, anno del suo addio. 45 i gol segnati, più di chiunque altro.

Grande conoscitore di calcio croato, si è candidato alla Federcalcio nel 2012, riportando la nazionale a scacchi dove meritava d’essere.

Dopo il primo posto mancato nel girone, Suker non ci pensa due volte ad esonerare il mister Cacić: l’obiettivo era chiaro e chiudere con un secondo posto non ha soddisfatto le aspettative, così come una grande e ricca squadra di Serie B che dopo aver passato l’intero campionato al primo posto, chiude in zona playoff.

E così il presidente mostra quella forza e quella determinazione che a Tavecchio sono mancati, chiamando Dalić per chiudere il girone e portarli in Russia: missione compiuta.

GENERAZIONE DI FENOMENI

Splende finalmente il popolo a Scacchi.

E splende con una generazione tutta nuova, che oscilla tra i 25 e i 32 anni. Una generazione che parte, è vero, come outsider, ma che sente pesante come un macigno il bisogno di non sbagliare: perché se è vero che moltissimi fra questi giocatori, nel 2014, erano troppo giovani per provarci, tanti altri saranno a fine carriera nel 2022.

Davanti all’esperto portiere Subasic, ora in forza al Monaco, si fa spazio una difesa di valore, anche se di tutti i reparti rimane quello meno rinomato. A guidare il reparto sarà sempre il centrale del Liverpool Dejan Lovren, e al suo fianco ancora il centrale della Dinamo Kiev Vida. Sulle fasce, orfane dello storico capitano Srna, spazio a Vrsaljko e Strinic.

A centrocampo c’è invece sovrabbondanza di talento: inamovibili due fuoriclasse come Rakitic e Modric, il reparto è arricchito da Brozovic, Rog, Pasalic, Kovacic e Badelj. Un pacchetto misto di imprevedibilità, tecnica e intelligenza tattica.

Infine l’attacco: la corsa e la tecnica di Perisic, il carattere e la duttilità di Mandzukic, il senso di gol e la classe di Kalinic, una nuova scoperta come Kramaric, esaltato dall’Hoffenheim di Nageslmann, e due talenti come Pjaca (una volta smaltiti i problemi fisici, s’intende) e Rebic a scalpitare per la chiamata.

SENZA MARGINE D’ERRORE

Dalić non può sbagliare: non possiamo sapere come sarebbe andata qualora il presidente avesse scelto di confermare il vecchio progetto, ma senz’altro il nuovo CT sentirà il carico della responsabilità che tiene sulle spalle. Importante da dire, però, che da quando la guida tecnica è cambiata il gioco croato è stato rivoluzionato: il 4-2-3-1 impiegato, già utilizzato da tempo nelle uscite precedenti, ha visto delle importanti novità per sfruttare a pieno la potenzialità di ogni singolo giocatore.

Ha approfittato del nuovo Mandzukic posizionandolo sulla fascia nella gara di ritorno, ha riportato Brozovic in mediana e gli ha affiancato Rakitic, intelligente e umile nel rinunciare a qualche metro di campo per dare più equilibrio alla squadra. Ha avanzato invece Modric sulla trequarti, ruolo che ricopriva ai tempi del Tottenham.

Questa è quindi la nazionale di Dalić: quadrata e conoscitrice dei propri mezzi, ma pronta a sacrificarsi per il compagno fino a raggiungere l’obiettivo comune.

Adesso però il margine d’errore si è ridotto. Ora non si può più sbagliare.