Tornare per un sogno, per continuare quel che si è lasciato ben 15 anni fa. Questo è il motto del Senegal, che disputa un mondiale per la seconda volta nella sua storia. La prima è stata memorabile, un esordio con il botto che dovrà servire da incitamento per il ritorno in Russia. Quello dei quarti è un sogno, come già lo è disputare il mondiale, ma con la rosa a disposizione, composta da giocatori che abbiamo imparato a conoscere, l’impresa non è poi così impossibile.

FIGLI DEL CANALE DELLA MANICA

L’influenza dei francesi è fuori discussione, essendo il Senegal un vecchio territorio tricolore. La percentuale di francosenegalesi nella nazionale è piuttosto alta: 6 giocatori sugli 11 titolari nell’ultima partita hanno la doppia cittadinanza. Le squadre francesi e inglesi predominano in quella nazionale. Difatti, usando come esempio sempre quella formazioni, 6 calciatori su 11 giocano in Premier League o in Ligue 1.

Idrissa Gueye, centrocampista dell’Everton, è uno dei riferimenti della nazionale senegalese

LITTLE ITALY

C’è anche uno spicchio d’Italia nella rosa del Senegal, con 3 calciatori che ben conosciamo. Il primo è ovviamente Kalidou Koulibaly, uno dei migliori difensori del nostro campionato e baluardo della retroguardia di Sarri. Kalidou ha scelto la nazionale senegalese solo nel 2015, dopo aver giocato qualche torneo con le nazionali giovanili francesi. Allo stesso modo anche Niang ha accettato la chiamata del Senegal, dopo aver giocato con le giovanili bleu. La sua naturalizzazione è piuttosto recente: risale al 21 Settembre scorso, quando ha accettato la convocazione per la sfida del girone contro Capo Verde. Alla stessa data risale anche la prima convocazione di Alfred Gomis. Il portiere della Spal, a differenza degli altri due, ha la cittadinanza italiana ed è stato convocato per qualche stage con l’Under 21.

PATRIMONIO TECNICO

Non vi è dubbio su chi sia il fenomeno di questa squadra. Sadio Manè brilla nel Liverpool e non può non farlo nella sua nazionale. La velocità è un ovvio marchio di fabbrica del calcio africano, ma se si riesce anche ad unire la tecnica e la capacità di finalizzazione, come fa Manè, allora sono dolori per gli avversari. Oltre al giocatore dei Reds, ci sono anche il già citato Niang e l’ex “italiano” Keita Balde che è un punto fisso del Monaco. Non va scordato Moussa Sow o il centrocampo tutto “inglese” composto da Gueye, N’Doye (Birmingham) e Kouyatè (West Ham). Decisamente una squadra da non sottovalutare, sopratutto se riesce a compattarsi per bene, un po’ come quel Ghana che ha impattato contro le mani di Suarez prima, e la traversa poi, nel 2010. Il fattore che forse manca al Senegal, rispetto a quel Ghana, è l’esperienza dei giocatori. Le stelle nere erano già reduci da un mondiale, dove avevano superato il girone per poi arrendersi al Brasile. L’emozione in quel caso si sentiva notevolmente di meno.

FESTA E SPENSIERATEZZA

La storia segna spesso il percorso da seguire per avvicinarsi al successo, così come questo Senegal inseguirà quello del 2002. Quella nazionale è entrata nella storia non per esser stata la seconda africana a raggiungere i quarti di un mondiale, ma per aver annientato i campioni d’Europa, del mondo e della Confederation Cup. Il Senegal ha aperto il mondiale nippo-coreano con la più grande sorpresa possibile. Una squadra composta da Henry, Trezeguet, Zidane, Petit (per citarne solo alcuni) si è arresa alla rete di Bomba Diop e l’esultanza iconica dei leoni della Teranga. I due pareggi con Danimarca prima e Uruguay poi sono valsi la qualificazione agli ottavi di finale contro la Svezia. Contro gli scandinavi andò in scena una partita epica, conclusa con il golden gol di Camara dopo un palo di Svensson proprio nei supplementari. Ad aggiungersi all’epicità ci sono anche le parole del marabout capo Linguel Ngoy Mbare. Lo stregone ha dichiarato di averci messo del suo per far far finire quel tiro di Svensson sul palo.

Il sogno si spense con il golden gol di Ilan Mansiz al 94′, che mandò la Turchia ad una storica semifinale. Il Senegal non ne aveva più, forse aveva speso tutto per arrivare ai quarti. Il risultato fantastico degli africani arrivò nella maniera più spontanea possibile. Il ritiro fu una continua festa di aggregazione dove l’albergo era aperto a tutti: calciatori, giornalisti e tifosi vivevano praticamente insieme. Il calcio dei senegalesi era pura libertà, espressione di spensieratezza e divertimento che alla fine hanno portato ad un risultato incredibile. Sarà questa la strada per rivivere emozioni simili nel mondiale russo?