Quel quinto minuto del primo quarto contro i Cavaliers sembrava aver gettato un’ombra nerissima sulla stagione dei Celtics. Un anno intero a rincorrere Gordon Hayward che, per uno scherzo del destino di pessimo gusto, si rompe una caviglia atterrando male dopo un fortuito contatto aerero con Jae Crowder. Casualità che giusto in NBA possono sembrare all’ordine del giorno. La prima sliding door arriva quindi quando ancora l’ansia e l’emozione per la nuova stagione NBA non sono neanche stati smaltiti. Quattordici partite dopo i Celtics hanno messo in fila 13 partite vinte di fila e sono saldamente in vetta alla Eastern Conference. Mentre Hayward si allena da seduto nelle facilities di Waltham, il suo sostituto si è messo a distanza di un Ben Simmons dal Rookie of the Year. Jayson Tatum sta veramente stupendo tutti, a cominciare dagli stessi tifosi Celtici. Torniamo a qualche mese fa, allo scambio che lascia la prima scelta in mano ai Sixers in cambio della terza più una first round futura (forse la LAL di quest’anno la SAC dell’anno prossimo, in base a come si incastreranno le varie protezioni). Ainge in quell’occasione dichiarò che con la terza sarebbe comunque riuscito a prendere il suo giocatore. L’identikit sembrava puntare verso uno tra Tatum e Josh Jackson. Dopo aver rincorso il secondo per mezza America nel tentativo (invano) di vederlo in un workout, Ainge ha scelto il primo.

A oggi non c’è molto da dire sull’operato di Danny, senonchè ha tirato fuori quello che sembra essere un altro capolavoro. L’impatto di JT sull’attacco dei Celtics è veramente di alto livello. Stevens deve averlo catechizzato per bene durante l’estate perchè un ragazzo classe 98 con una maturità cestistica così elevata difficilmente lo trovi tutti i giorni. Struttura fisica da ala e completezza nei fondamentali sono il suo biglietto da visita. Ottimi fondamentali, può essere un 3 in un quintetto alto come un 4 in uno small-ball, Tatum possiede un range di tiro che arriva ben oltre le soglie dell’arco, ha un jumper solido e sa penetrare a canestro. È molto fluido nei movimenti, dà l’impressione di essere sempre in anticipo rispetto a ciò che farà il difensore, una dote estremamente importante in NBA, dove gli spazi si chiudono più in fretta di quanto si aprono. Sebbene non abbia modo di metterlo spesso in mostra, il suo gioco dal post alto ha messo a ferro e fuoco i campionati universitari. Da lì, sa leggere molto efficacemente le situazioni ed il suo footwork gli permette di girarsi e tirare in testa all’avversario, ha un turnaround-J di ottima fattura. Solido anche senza palla in mano, la sua presenza può mettere pressione dal lato debole, catch and shoot fluido, rilascio alto e mediamente veloce. Tende a saltare in verticale ne suo pull-up sfruttando la sua abilità nel saper tenere la distanza dal difensore ma in situazioni meno comode crea separazione cercando il contatto con la spalla destra sul petto dell’avversario e successivamente gettando l’asse delle spalle indietro rispetto a quello dei piedi, in una sorta di “fadeaway” improvvisato. É un giocatore estremamente pulito tecnicamente e lo si vede anche quando attacca i pick ‘n’ roll, sfrutta molto bene i suoi cambi di passo, sa proteggere la palla in penetrazione, mette palla a terra con facilità (preferibilmente sulla sua sinistra). Non è un passatore eccellente ma comunque può sempre tenersi questa carta come riserva. A sensazione, non è un giocatore che esprime forza bruta come LeBron ma piuttosto una delicatezza ed una sinuosità appartenente alla categoria dei Tracy McGrady. Un paragone certamente ingombrante per efficacia offensiva e varietà di soluzioni, ma stilisticamente hanno molto in comune. È capace di mettere giù power move di pura potenza ma non sono il suo terreno. Aspetto da non sottovalutare la sua creatività nel concludere al ferro, dove trova angoli molto complicati con il tabellone con la mano destra. Difensivamente è già un giocatore con basi solide, sebbene non abbia ancora l’intensità e la concentrazione mentale che richiede l’NBA. È un bello schermo da mettere in un closeout, anche se spesso rischia di farsi attaccare andando troppo “relentless” verso il tiratore. Ha il fisico per difendere sugli esterni e sulle ali, limitando di molto i vantaggi avversari in determinati matchup, ha braccia ed istinti per intercettare e partire in contropiede (e tra lui e Brown Stevens ha ottimo materiale in tal senso). Non è certo un difensore da accoppiare ad un bigman, è molto più adatto a difendere contro un attacco statico che in transizione negativa, anche se nell’ultimo caso spesso se la cava portando l’avversario ad attaccare il ferro da angoli molto stretti.

Fondamentalmente, c’è da migliorare dietro ma ha i margini per essere un buon difensore, c’è da sistemare qualche dettaglio sul tiro ma nel complesso è un giocatore molto naturale che ha già fatto tanti progressi quest’estate, giovanissimo e con un avvenire di sicuro livello. Sta prendendo il rookie wall a picconate e la situazione di urgenza lo ha responsabilizzato molto. É migliorato nel decision making, aspetto importantissimo da ricalibrare completamente rispetto al basket NCAA, ha personalità nel prendersi sulle spalle palloni scottanti. È in tutto e per tutto una pick di Danny Ainge ed una delle più belle rivelazioni di questo Draft, Stevens ha veramente un talento d’oro tra le mani.