Arriva sempre, prima o poi, un’età nella quale – magari gradualmente – ci affacciamo ai problemi che saranno una costante della nostra vita. La scuola, il lavoro, la pensione. A nostre spese impariamo che una volta toccato il fondo non si può che risalire. Sarà stato sicuramente questo il pensiero di Eden Hazard – uno che a 26 anni almeno gli ultimi due dei tre problemi elencati sopra non dovrà quasi sicuramente mai affrontarli – alla fine di Roma-Chelsea che, per lui, ha rappresentato l’ennesima delusione della carriera.

NEL SEGNO DEL NOME

Eden è un predestinato, vuoi per il nome riconducibile al luogo della creazione di Adamo ed Eva, e della loro cacciata, vuoi per il fatto ben più terreno che sua mamma, anche lei calciatrice, è andata in gol con lui in grembo.

Il suo processus de maturation a Lilla culmina nella stagione 2011/12, con 47 presenze e 23 gol. Inutile dire che pochi giorni dopo il termine del campionato a casa Hazard arriva la chiamata di un grande club: si tratta del Chelsea, e come allegato alla richiesta c’è un biglietto aereo direzione Londra da 40 milioni di euro. A soli 21 anni è il giocatore belga più pagato della storia, un vero e proprio “Hazzardo” per i Blues, nella sua accezione sostantivata. Un rischio che, però, sembra ben ripagato perché nelle sue prime 4 partite ufficiali con la maglia del Chelsea Eden mette a segno 1 gol e 4 assist.

Anche a Londra vive di alti e bassi, vincendo prima l’Europa League sotto la guida di Rafa Benitez, raggiungendo poi la semifinale di Champions League ed infine, nel 2014-2015, venendo incoronato miglior giocatore della Premier League vinta agli ordini di Josè Mourinho.

PERDERE L’EDEN

È sicuramente il punto più alto della sua carriera finora, i paragoni si sprecano e la gente sembra aver trovato finalmente un candidato serio al “dopo Ronaldo-Messi” per quanto riguarda il Pallone d’Oro.

Ma poi, il crollo.

La stagione 2015/16 è un disastro totale, Mourinho lascia la squadra a Dicembre a ridosso della zona retrocessione. Il Leicester di Ranieri, che ha giustiziato il portoghese, vince il campionato scrivendo così una delle favole calcistiche più belle di sempre e il titolo di miglior giocatore del torneo va a un funambolico algerino di nome Mahrez pagato 39 milioni e mezzo in meno di Hazard. Per farvi capire: il belga segna i suoi primi due gol alla 35° giornata  contro il Bournemouth divenendo il ritratto dell’annata fallimentare dei Blues. Senza ombra di dubbio la sua peggior stagione in carriera.

Il finale di campionato in crescendo, con 4 gol in 4 partite, sembra un’ottima premessa per l’europeo in arrivo. Invece le prime 3 partite del girone, superato con difficoltà dal Belgio, sembrano confermare l’involuzione di Hazard, sempre più evanescente. Il Belga è un corpo estraneo all’interno di una rosa che, secondo le premesse, dovrebbe aggrapparsi al suo talento per svoltare.

Ma sul cammino del Belgio arriva l’Ungheria, e con lei ritorna anche il vero Eden Hazard. Nel 4-0 dei belgi il giocatore del Chelsea aiuta la squadra con un gol ed un assist a Batshuayi; in questi due azioni si vede tutta l’essenza di Hazard: velocità, dribbling, incisività.  Quell’incisività che non si vedeva da almeno un anno, passato nell’ombra di mestieranti vincitori e critiche spietate. Un anno il cui riscatto è partito, con foga, rabbia e tanta gioia repressa, proprio contro l’Ungheria. Anche se il Galles di Bale butterà fuori il Belgio, Eden ha fatto in tempo ad avvisare tutta l’Inghilterra: è tornato, forse più forte di prima.

IL RITORNO DEL SERPENTE DELL’EDEN

Siamo a Londra, fine Agosto 2016.

Antonio Conte arriva sulla panchina del Chelsea dopo il bell’Europeo con la nazionale italiana, che ha fatto arrivare fino ai quarti di finale. Esattamente come “la Belgique” di Eden Hazard, che nelle ultime partite si era ripreso la sua nazionale, giocando da protagonista assoluto. La coppia Antonio-Eden in Inghilterra spacca di brutto, così si direbbe un po’ rozzamente nella lingua del primo dei due. Il Chelsea vince la Premier e Hazard illumina il campionato con alcune prove scintillanti, eccezionali gol da solista e ha anche lavorato sodo al servizio della squadra, sacrificandosi molte volte anche da esterno basso, quasi un terzino, a partita in corso.

Eden Hazard is back.

E’ sicuramente lui, anche nella stagione in corso, l’uomo più pericoloso dei Blues. Il belga è riuscito a mettere a ferro e fuoco una difesa come quella della Roma – che è la migliore della Serie A – quasi da solo nella sfida dello Stamford Bridge.

Certo, quest’anno il lavoro per lui è molto più difficile, perché il Chelsea si gioca il primo posto del girone di Champions con i giallorossi, che in questo momento sono a +1, ma soprattutto deve recuperare ben 9 punti alla capolista della Premier, il Manchester City infernale di Pep Guardiola.

Sembra assolutamente impossibile ma uno che porta quel nome, forse, una sfida del genere doveva aspettarsela.

FEDERICO MELZI