Si è giocata ieri all’Arena do Grêmio, davanti a 60.000 spettatori, la gara d’andata della finale di Copa Libertadores 2017 tra Gremio e Lanus, che avevano rispettivamente battuto in semifinale Barcelona Sporting Club e River Plate. Una partita piatta in cui ha prevalso la capacità di uno dei due allenatori di mischiare le carte per provare a cambiare le cose. Ma a parte una torcida brasiliana pazzesca, dall’arrivo dei giocatori sino al gol di Cicero al minuto 83′, di occasioni da gol se ne sono viste ben poche.

LA PARTITA

Ore: 00:45 italiane

Stadio: Arena do Gremio

GREMIO (4-2-3-1): Grohe; Edilson, Geromel, Kannemann, Cortez; Arthur, Jailson(dal 72′ Cicero); Ramiro, Luan, Fernandinho(dal 46’st Everton); Barrios(dal 74′ Jael). All: Renato Gaucho Portaluppi.

LANUS (4-3-3): Andrada; Gomez, Garcia, Braghieri, Velazquez(dal 79′ Aguirre); Marcone, Pasquini, Martinez; Silva, Sand, Acosta. All: Jorge Almiron.

Fasi salienti: 83′ gol di Cicero su assist di Jael.

Il Gremio parte con il favore dei pronostici e, dopo un timido ma non prolungato possesso palla del Lanus, si ritrova a farla da padrona ed essendo l’unica delle due squadre a provare ad impensierire il portiere avversario. Los carniceros del sur, come vengono chiamati quelli del Gremio, sono una squadra molto pragmatica e poco brasileira e nonostante il possesso palla non riescono a combinare nulla e devono ricorrere ad uno dei loro giocatori di spicco, ovvero il portiere Marcelo Grohe, per togliere le castagne dal fuoco in alcuni calci d’angolo a ridosso della fine del primo tempo.

Nel secondo la musica non cambia seppur i granate fatichino costantemente a costruire gioco come piace fare alla squadra di Almiron: si prova ad avere uno sterile possesso palla che non porta in avanti, con un Lautaro Acosta tenuto sotto controllo dai difensori brasiliani che non parte quasi mai in progressione. Everton aveva sostituito Fernandinho ad inizio ripresa per il Gremio, ed a venti dalla fine Portaluppi prova a suonare la carica con l’ingresso di Cicero prima e Jael poi per Jailson e Barrios. Almiron teme invece di rompere l’incantesimo e non effettua cambi se non il passaggio di testimone sulla fascia sinistra tra Velazquez e Aguirre. Al minuto 83′, dopo una sospensione causata dai bengala dei tifosi brasiliani, il gol che sblocca la situazione: cross di Edilson da metà campo, spizzata vincente di Jael e zampata di Cicero, i due nuovi innesti.

Negli ultimi minuti, poco comprensibili per il marasma generale tra cui un fallaccio di Kannemann (neanche ammonito), succede poco o nulla. A fine partita tutti contro tutti per una presunta spinta su Jael in area (che c’è ma è da valutare con quale intensità), finche l’arbitro non calmerà le acque e manderà tutti negli spogliatoi. Il capitolo due, storicamente, si giocherà al Ciudad de Lanus – Néstor Diaz Pérez nella notte italiana tra Mercoledì 29 e Giovedì 30.

LA STAR

Questa partita ha potuto mostrare alcune storie mascherate del calcio sudamericano che spesso passano inosservate ai nostri occhi: innanzitutto la considerazione e la personalità di un allenatore come il Gaucho Renato Portaluppi, frenetico e movimentato quando siede sulla panchina, arrogante e presuntuoso con i giornalisti ma sempre sicuro del suo lavoro. Chi lo conosce dalle nostre parti, a Roma soprattutto, ebbe a che fare soprattutto con il secondo aspetto, ovvero quello dell’arroganza, che terminò con un’inutile magra figura dopo 23 presenze senza alcun gol in maglia giallorossa.

Da calciatore del tricolor una Copa Libertadores (1983) l’ha già vinta, insieme ad una Coppa Intercontinentale nello stesso anno. Poco importa che ad oggi, il suo Gremio, con quella definizione di Carniceros del Sur o di Retranqueiros (ovvero squadra che predilige la difesa) non sia brasiliana come le altre, la gente ha fiducia nel suo lavoro. Ultimamente, in conferenza stampa, il brasiliano si è lasciato scappare un “quanti altri trofei devo vincere perché mi facciano una statua?“, mentre in una partita di Copa do Brasil vinta contro il Cruzeiro fu lui stesso la causa della squalifica del campo a causa dell’invasione di sua figlia per festeggiare.

Intanto ieri ha avuto ragione lui: i cambi non solo hanno portato al gol ma hanno dato una verve diversa alla manovra brasiliana, mentre Luan non era in giornata accecato forse da tutti i riflettori puntati su di lui (che forse prepara l’approdo in Europa). Ecco perché in una partita così bloccata, col suo modo di protestare con l’arbitro o di gesticolare freneticamente dopo l’1-0 per spiegare ai suoi come schierarsi in difesa, la star assoluta è stata Renato Portaluppi con la squadra più argentina del Brasile, che è riuscita a snodare pian piano la trappola del Lanus, la più brasiliana delle argentine invece. Statua pronta per la vittoria in Libertadores dopo 10 anni?

PIU’ ARTHUR CHE LUAN

I profili pronti per l’Europa, secondo la critica, sarebbero due per quanto riguarda il Gremio: a centrocampo il mediano Arthur sembra un giocatore pronto alla ribalta europea. 12 Agosto 1996 sulla carta d’identità, 1,72m, ottima visione del campo seppur ieri si sia trattato spesso di fraseggi corti ed orizzontali. Vedendolo giocare ricorda Marco Verratti con qualche inserimento in meno dovuto alla posizione da mediano puro nel 4-2-3-1 di Portaluppi. Il portamento è quello da grande centrocampista, da metronomo vero, anche se ad oggi, portarlo via dal Brasile dopo una finale continentale, vorrebbe dire investire tanti soldi sul talento di Goiania e non tutti, quantomeno in casa nostra, potrebbero permetterselo.

Giornata storta ieri per Luan, che non ha potuto dimostrare il suo valore davanti a tantissimi occhi indiscreti che cercano di scrutare in lui il nuovo crack brasiliano. Ciò non abbassa di certo il suo valore e le sue possibilità di approdare in Europa già a Gennaio. Dovrà maturare in partite importanti ma alle Olimpiadi, nel 2014, aveva già dimostrato di saperci fare con i due Gabriel. Quest’anno ha sublimato il suo talento, pur essendo alle volte un giocatore statico che dovrà cambiare alcuni dettami del suo gioco personale per diventare un grande anche da noi. L’Inter e la Sampdoria lo avevano cercato a Gennaio: nei nerazzurri potrebbe benissimo prendere il posto da trequartista mettendo in crisi le rotazioni con Joao Mario, mentre nella Sampdoria, che gioca con un 4-3-1-2 vecchia maniera che da tanta importanta al Diez, potrebbe alternarsi alla perfezione con un altro sudamericano come Ramirez. Ma occhio ai soldi inglesi e spagnoli su tutti.